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19 Marzo 2026

MAXXI, parte la rigenerazione verde: un «giardino urbano» per il Flaminio

Al via il cantiere in piazza Boetti: alberi, spazi pubblici e integrazione tra architettura e paesaggio. Il progetto si inserisce nella trasformazione del quadrante tra cultura, ambiente e nuove centralità urbane

Inizia la trasformazione di piazza Alighiero Boetti, al MAXXI, primo passo di un più ampio processo di rigenerazione che punta a ridefinire il rapporto tra architettura, spazio pubblico e natura nel quartiere Flaminio. Il cantiere segna l’avvio di una nuova fase per il museo progettato da Zaha Hadid, in cui si punta progressivamente a realizzare un sistema verde diffuso, capace di migliorare il microclima, ampliare le superfici permeabili e costruire nuove forme di fruizione urbana. L’intervento, inoltre, si inserisce in una visione più ampia di trasformazione del quadrante, dove le infrastrutture culturali diventano motori di rigenerazione e attivatori di spazio pubblico: non solo riqualificazione di un luogo, ma ridefinizione di un paesaggio urbano in cui ambiente, socialità e cultura tornano a dialogare.

Di questo processo si è discusso nel corso del convegno «La rigenerazione verde del MAXXI», svoltosi nell’auditorium del museo con il coordinamento scientifico di Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia e delegato al Protocollo d’Intesa con il MAXXI. L’incontro ha riunito istituzioni, progettisti e tecnici per raccontare obiettivi, strategie e ricadute del progetto, in una riflessione che ha spaziato dalla trasformazione degli spazi di piazza Boetti al più ampio processo di rigenerazione del quartiere Flaminio.

Il progetto di rigenerazione verde del museo è stato introdotto da Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MAXXI. «Questa grande innovazione influirà sullo spazio con un’esplosione di verde, consentendo con un abbassamento delle temperature anche di un paio di gradi, ed è firmata da Bas Smets, paesaggista importantissimo a livello mondiale», ha sottolineato, evidenziando la portata ambientale dellintervento e come «la piazza sarà ancora più accogliente per tutti coloro che già ci frequentano quotidianamente, bambini, giovani e studenti». Passeggiare dentro e fuori dal MAXXI – ha concluso Bruni – «diventa un’esperienza sensoriale importante: il progetto mette in relazione queste due dimensioni, come voleva Zaha Hadid con il suo progetto, rafforzando il dialogo tra interno ed esterno».

La riflessione di Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR, è partita dal ruolo culturale e istituzionale dell’Ordine, anche in riferimento al Protocollo dIntesa dell’Ordine degli Architetti di Roma con il MAXXI. «Il nostro è un compito prettamente istituzionale – ha detto -, ma come Ordine facciamo molto di più perché crediamo che la finalità sia quella di tutelare l’interesse collettivo. Per questo riteniamo fondamentale promuovere attività culturali e momenti di condivisione insieme alle istituzioni e a realtà come il MAXXI». Busnengo ha insistito sul valore del confronto: «Dobbiamo rialzare il livello del dibattito sulla città, non solo sullarchitettura ma sulle trasformazioni urbane. La città di Roma si è sempre trasformata: la paralisi non porta alla conservazione, ma alla distruzione. Servono strumenti per capire come e dove intervenire, e la piattaforma culturale che stiamo costruendo insieme è essenziale». Il vicepresidente OAR, nella seconda parte del convegno (si veda più avanti), ha poi offerto una panoramica delle trasformazioni del Flaminio, anche in relazione al paesaggio e alla natura, dalla prima metà del novecento ai giorni nostri.

Nel suo intervento, la presidente del Municipio II, Francesca Del Bello ha posto l’accento sul cambio di paradigma, a partire dal cantiere appena partito al MAXXI: «Non è soltanto un progetto di rigenerazione di uno spazio pubblico importante, ma un modo completamente nuovo di guardare alla città. Oggi sappiamo che la natura in città non può più essere considerata un elemento decorativo, ma una necessità». E ha aggiunto: «Un albero non è solo un albero: è ombra nelle estati sempre più calde, è aria pulita, è uno spazio che invita a fermarsi e a incontrarsi. Così come un parco non è solo uno spazio verde, ma un luogo di comunità. Portare la natura dentro le città significa rendere i quartieri più resilienti e restituire un ritmo più umano alla vita urbana».

Il cuore dell’incontro è stato dedicato alla trasformazione verde degli spazi del museo, illustrata dalla direttrice scientifica Grande MAXXI, Margherita Guccione: «Siamo qui a presentare- ha detto – non solo un progetto ma qualcosa che si sta già trasformando in realtà», ha esordito, spiegando come la scelta di partire dalla piazza sia stata «intelligente e strategica». Al posto del cemento, «nascerà un vero e proprio giardino urbano», sottolineando come ci si stia muovendo «in direzione della ricerca di un benessere ambientale da affiancare alla ricerca culturale. Il progetto della piazza è un primo passo verso il Grande MAXXI, che vedrà accrescere gli spazi pubblici e le funzioni del museo, con un’interpretazione innovativa del museo contemporaneo come luogo di condivisione e confronto». Guccione ha evidenziato la continuità con la visione originaria: «Il progetto si pone in continuità con lidea di Zaha Hadid, ma introduce anche profonde trasformazioni». Il riferimento è anche al «tetto giardino che si pone in continuità con il parco». Lintegrazione tra architettura e natura «porterà a un risultato di equilibrio, con una piazza che cambierà nel tempo, offrendo paesaggi diversi nelle stagioni». E ancora, ha concluso la direttrice scientifica: «Il ruolo del verde è fondamentale non solo per il comfort immediato, ma come strategia per affrontare il cambiamento climatico: alberi e piante regolano l’umidità, purificano l’aria e assorbono CO₂. È una risposta concreta a una sfida ambientale ormai urgente».

Sul piano tecnico, Pierfrancesco Malandrino, esperto agronomo Grande MAXXI, ha sintetizzato l’approccio progettuale, rimarcando come «la parola d’ordine sia stata decementificazione, per riportare la natura allinterno di uno spazio molto minerale. Lalbero oggi è una vera infrastruttura urbana e il nostro lavoro è stato dare concretezza a questa visione». Il lavori iniziati il 17 marzo, a regime, triplicheranno la superficie di verde, con l’inserimento di nuovi alberi, arbusti e piante erbacee dalle fioriture prolungate. Gli alberi si concentreranno soprattutto verso via Guido Reni, rendendo l’ingresso al museo più verde e ombreggiato. Nel cuore della piazza, ci sarà uno spazio aperto per eventi, installazioni, performance ma anche gioco, l’incontro, sosta. verrà ricreato Un filare di pioppi, così come lo aveva pensato Zaha Hadid, sarà invece ricreato sul lato di via Masaccio.

La seconda parte dell’incontro ha allargato lo sguardo alla trasformazione del Flaminio. Lorenzo Busnengo, come detto, ha ripercorso l’evoluzione del quartiere, dagli interventi della prima metà del Novecento alle architetture di Pier Luigi Nervi, fino allAuditorium di Renzo Piano e allo stesso MAXXI, arrivando ai progetti contemporanei, tra cui il Museo della Scienza al centro di un recente concorso.

Massimo Alvisi, studio Alvisi Kirimoto, ha illustrato la rigenerazione verde delle aree esterne al Parco della Musica, mentre Renata Cristina Mazzantini ha fatto il punto, tra l’altro, sui lavori di completamento dell’Ala Cosenza della GNAMC.

A chiudere la giornata, l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia, ha richiamato il ruolo strategico del progetto pubblico: «Per tanti anni – ha affermato – abbiamo pensato che il perimetro dell’iniziativa pubblica fosse limitato all’ordinaria amministrazione. Oggi invece vediamo progetti innovativi che mettono al centro il tema ambientale e la qualità dello spazio urbano». Quando i progetti sono fatti bene, ha poi concluso, «hanno dentro tutto: funzioni pubbliche, mix funzionali, dimensione sociale. Il MAXXI e il Flaminio hanno questo seme, e questi interventi dimostrano che è possibile tornare a fare opere capaci di lasciare un segno nella città». (FN)

Credit foto copertina: MAXXI

di Francesco Nariello

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