Inconfondibile l’impianto delle città italiane, che tanto risultano amate nel mondo per il loro senso di accoglienza, con la tipica struttura che si allarga in spazi, di condivisione quali le piazze, i parchi urbani, le strade storiche e socialità, che ospitano un mix di funzioni, da abitative ad artigianali a commerciali e per questo le rendono uniche.
Un patrimonio urbano e sociale inestimabile che oggi mostra segni di sofferenza ed omologazione all’insegna di fenomeni quali il turismo di massa, l’esodo di residenzialità e di attività caratteristiche.
Basta pensare che si è passati nel mondo dai 25 milioni di turisti del 1950 ai 200 milioni del 1970, superando il miliardo negli anni 2000 e raggiungendo i 451 milioni di visitatori nel 2023.
Una riflessione, dunque, è necessaria per impedire che questi fenomeni globalizzati vadano verso la cancellazione dell’identità locale, piuttosto che verso la qualità degli interventi architettonici intesi anche come motore di rigenerazione urbana e sostenibilità sociale.
Intervenire nel Centro Storico determina una grande responsabilità nel dialogare con la storia, ma non deve incappare in un atteggiamento timoroso nei confronti delle sfide che l’attualità ci pone dinnanzi.
Attraverso un chiaro quadro normativo che fissa regole chiare sia a livello urbanistico che edilizio, si garantisce sia la tutela della storicità e del costruito, monumentale e non, sia quella del vissuto che nell’ambiente urbano si dipana e che mantiene l’autenticità.
La desertificazione sociale rende la Città Storica una città – scenografia, in cui si perde il senso di comunità e di verità a favore di un’immagine da vendere, tra l’altro congestionata da un numero di utenti non proporzionato, che alla fine condiziona la percezione stessa dei turisti che la visitano. Il tutto a scapito della periferia, che rimanendo in ombra, si pone in secondo piano come fosse scevra di qualità e di vivibilità per i cittadini.
“Alla luce di questi fenomeni globalizzati che rischiano di stravolgere l’essenza stessa delle nostre città, gli ordini professionali e gli architetti in genere – dichiara Lorenzo Busnengo | Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia – si mettono a disposizione delle competenti forze politiche e di tutta la cittadinanza, attraverso il proprio bagaglio culturale e di conoscenza, per lavorare su un quadro normativo che possa regolare tali fenomeni e per proporre visioni e progettualità in merito al futuro delle nostre città e dei nostri centri storici”.