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19 Febbraio 2026

Intelligenza artificiale e professione: etica, norme, nuove responsabilità – Il convegno OAR

Alla Casa dell’Architettura, lo scorso 16 febbraio, il secondo confronto promosso da Ordine degli Architetti di Roma e Enia ha messo a fuoco scenari e strumenti necessari per governare l’innovazione sul fronte Ai, anche alla luce della legge 132/2025 e delle prospettive di collaborazione tra istituzioni e professioni

Responsabilità professionale, trasparenza verso i committenti, qualità del progetto e tenuta del sistema deontologico. Lintelligenza artificiale sta già modificando il modo di progettare, decidere e gestire il lavoro dellarchitetto, e non solo, in un scenario in continua evoluzione. Da una parte la novità improntante della legge 132/2025 sulla regolamentazione dell’Ai nelle professioni intellettuali, che pone sempre più agli ordini professionali un ruolo attivo di indirizzo e formazione. Dall’altra le proposte avanzate da associazioni rappresentative del settore – come spazi di confronto civico e «sandbox» regolatorie — che potrebbero coinvolgere direttamente il sistema ordinistico nella condivisione di modelli di governance. Un ruolo centrale, in particolare, può svolgerlo l’architetto, nel contribuire a monitorare processi creativi e decisionali, non solo dal punto di vista tecnologico, garantendo – ad esempio – l’equilibrio tra l’utilizzo dell’Ai come strumento di supporto all’attività professionale e la responsabilità progettuale. 

È in questo scenario che si è sviluppato, lo scorso 16 febbraio, il convegno «Intelligenza artificiale e professione – Etica e deontologia, aspetti normativi», secondo appuntamento di approfondimento promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma  e provincia e da Enia – Ente nazionale per lIntelligenza Artificiale, ospitato alla Casa dell’Architettura. Il confronto si è articolato tra esempi applicativi, riflessioni normative e tavole rotonde dedicate all’impatto dell’Ai sulla professione e sulle città.

Ad aprire i lavori è stato il presidente OAR, Christian Rocchi, che ha collocato il tema nel più ampio ripensamento del ruolo delle professioni. «È un tema che per la nostra professione è e sarà vitale – ha detto -. Lintelligenza artificiale è entrata nel dibattito sul riordino degli ordinamenti professionali perché incide sulla valenza sociale ed etica del nostro lavoro. Come altre professioni stanno già facendo, dobbiamo considerarla uno strumento che amplia le nostre capacità. Ogni innovazione genera timori, ma rappresenta anche un’opportunità straordinaria: oggi riflettiamo su come integrarla nelle attività degli studi professionali, consapevoli che siamo di fronte a una rivoluzione paragonabile a quelle che hanno segnato nuove epoche».

La presidente ENIA, Valeria Lazzaroli, collegata da remoto, ha invece ampliato lo sguardo sulle nuove responsabilità: «La professione dell’architetto si trova a muoversi su una soglia che separa il progettare spazi dal progettare intelligenze che regoleranno e renderanno adattivi tali spazi. Accanto alla responsabilità di dare forma al mondo fisico se ne affianca dunque una nuova: governare il modo in cui l’Ai entrerà negli ambienti urbani. Gli architetti saranno chiamati a comprendere le diverse ‘architetture’ dellintelligenza artificiale – simbolica, statistica, predittiva – per valutarne gli effetti nello spazio progettato». L’etica professionale diventa, allora, centrale: «servono standard di gestione, trasparenza verso la committenza e controllo umano sullintero ciclo dell’algoritmo – ha detto la presidente Enia -. Stiamo costruendo un sistema sociotecnico che avrà impatti diretti sulla vita delle persone, per questo la responsabilità deve essere condivisa tra professioni, istituzioni e cittadinanza».

In termini di prospettive, sia normative che operative, prevedendo anche un confronto e una collaborazione sempre più stretti tra istituzioni, associazioni e modo delle professioni, si è espresso Leonardo Bugiolacchi, direttore dell’Osservatorio normativo Enia: «La nostra missione – ha affermato – è promuovere un uso consapevole ed etico dell’intelligenza artificiale, garantendo diritti e libertà fondamentali. Nell’attività professionale l’Ai è un supporto potente, ma richiede verifica e controllo umano, anche per evitare errori. È opportuno valutare l’inserimento nei codici deontologici di obblighi informativi verso i clienti sull’uso di sistemi di Ai, come previsto dalla normativa recente, per preservare il rapporto di fiducia tra professionista e committente». 

Bugiolacchi ha inoltre fatto cenno a due iniziative che potrebbero diventare terreno di collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma e, in generale, con gli ordini professionali. Le «giurie di comunità», ha spiegato, sono «spazi di confronto tra cittadini, amministrazioni e professionisti per discutere l’impatto dell’Ai, rafforzando la tutela dei diritti. È un progetto che potrebbe coinvolgere gli ordini professionali come presidio territoriale». Parallelamente, le «sandbox regolatorie» consentono di «testare sistemi di Ai in ambienti protetti prima della diffusione, garantendo trasparenza e spiegabilità. Anche qui la collaborazione con gli ordini può essere strategica».

La video intervista con la riflessione e le proposte di Leonardo Bugiolacchi

A fare il punto sul quadro normativo, ma anche sulle prospettive formative, è stato il vicepresidente OAR, Lorenzo Busnengo: «La legge 132/2025 introduce una regolamentazione dell’IA nelle professioni intellettuali – ha rimarcato – e come Ordine vogliamo creare un presidio stabile sullintelligenza artificiale, in dialogo con istituzioni e associazioni, per garantire che resti uno strumento di supporto e non di sostituzione del lavoro professionale. La formazione è centrale: test e percorsi dedicati devono mettere i professionisti nelle condizioni di utilizzare l’Ai a beneficio della qualità progettuale e delle trasformazioni urbane».

Le parole di Lorenzo Busnengo

Dagli aspetti applicativi all’attività dei Ctu, dal diritto alle smart cities

Gli aspetti applicativi nel rapporto tra Ai e professione sono stati affrontati, nel panel «Lutilizzo dellIA nei progetti di architettura» dal consigliere OAR Simone Cellitti e da Fabrizio Forniti, Commissione Innovazione OAR,  attraverso una approfondita presentazione che ha chiarito definizioni, modelli e applicazioni concrete.

«L’intelligenza artificiale – ha osservato Simone Cellitti – va compresa e disciplinata. È una nuova frontiera che può supportare creatività, gestione e analisi, dalla progettazione alla sicurezza. Sta ai professionisti dominarla, valutarne le implicazioni etiche e coglierne il potenziale anche come occasione di connessione generazionale e di lavoro in team». Cellitti ha inoltre rimarcato l’impegno sul tema della Commissione Innovazione OAR, annunciando l’intenzione di portare avanti un ciclo di iniziative legate all’Ai, anche con l’obiettivo di stimolare un corso di formazione che consenta ai professionisti di avere gli strumenti e saper utilizzare in modo corretto l’apporto dell’intelligenza artificiale nelle casistiche della professione».

Il video di Simone Cellitti

Fabrizio Forniti ha invece offerta una panoramica di casi concreti, applicazioni pratiche «che vanno dal rilievo digitale alla generazione di modelli tridimensionali, dalla creazione di concept alle analisi energetiche e urbanistiche. Scrivere un prompt è ormai un atto progettuale: l’IA non sostituisce il progettista, ma richiede consapevolezza tecnica per mantenere il controllo del risultato. Le applicazioni si estendono al Bim, alla direzione lavori, al project management e alla gestione del gemello digital twin dell’edificio».

Le parole di Fabrizio Forniti

Un focus specifico ha riguardato lattività consulenziale in ambito giudiziario, con l’intervento di Raffaele Bencardino, consigliere OAR, sulle applicazioni dell’Ai nel campo dei Ctu. «Lintelligenza artificiale può elevare lo standard metodologico della consulenza tecnica – ha spiegato -, migliorando analisi, organizzazione dei dati e rilievi. Tuttavia accresce gli obblighi del consulente: spiegabilità degli output, controllo umano, conformità normativa e tutela dei dati – ha sottolineato il consigliere – sono presìdi imprescindibili». Diversi gli aspetti affrontati: dal quadro di riferimento europeo e nazionale alle funzioni ausiliarie dell’Ai nell’attività peritale, dagli obblighi metodologici e presidi di legittimità alla distinzione di ruoli di Ctu e Ctp. L’Ai – ha tuttavia concluso Bencardino – resta uno strumento ausiliario che rafforza la qualità dellelaborato senza sostituire la responsabilità personale dei consulenti tecnici».

Sugli aspetti deontologici/normativi e di responsabilità professionale è invece intervenuto Livio Lavitola, avvocato e consulente OAR: «L’intelligenza artificiale è uno strumento utile ma va usato nel rispetto del codice deontologico e delle norme civili. È necessario informare il committente del suo utilizzo, verificare le fonti e garantire diligenza e trasparenza. Le responsabilità professionali restano immutate: l’Ai non esonera dal controllo sulla conformità normativa e sulla qualità del progetto».

La riflessione di Livio Lavitola

«L’Ai sta trasformando in modo significativo il nostro modo di progettare, incidendo non solo sugli strumenti, ma anche sui processi creativi, decisionali e gestionali», ha osservato Fabrizio Capolei, Commissione Formazione OAR, rimarcando come l’intelligenza artificiale «possa rappresentare un enorme supporto per il nostro mestiere: non come sostituzione del pensiero progettuale, ma come potente strumento di traduzione dell’idea. Dalla fase concettuale alla rappresentazione e al risultato finale del ciclo progettuale, l’Ai può facilitare la visualizzazione, l’esplorazione di alternative e la comunicazione del progetto, rendendo più efficace e consapevole il dialogo tra architetto, committenza e contesto. Il confronto ha inoltre posto al centro temi fondamentali come la responsabilità, l’etica e l’impatto sul Codice Deontologico, richiamando tutti noi a un uso attento, critico e consapevole di queste tecnologie. L’innovazione, per essere davvero tale, deve essere sostenibile, inclusiva e guidata dalla cultura del progetto».

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda dedicata ad Ai, smart cities e visioni di sviluppo, che ha raccolto contributi provenienti dal mondo istituzionale, editoriale e professionale. Il confronto, moderato da Christian Rocchi, ha messo a confronto punti di vista istituzionali, editoriali e professionali. Sono intervenuti, tra gli altri, Antonella Melito, vicepresidente Commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica, Marco Maria Sambo, direttore editoriale AR Magazine, il vicepresidente OAR Lorenzo Busnengo e Luigi Prestinenza Puglisi, architetto, Presidente Aiac, delineando scenari in cui l’intelligenza artificiale diventa infrastruttura culturale e tecnica per governare la complessità urbana.

“Parlare di intelligenza artificiale e sviluppo urbano, significa affrontare una trasformazione che non è solo tecnologica, ma strutturale. Roma è una città complessa, stratificata, fragile e potente allo stesso tempo. Governare questa complessità richiede strumenti nuovi, ma soprattutto una visione integrata – sottolinea la consigliera capitolina Antonella Melito, vicepresidente delle commissioni Urbanistica e Innovazione Tecnologica di Roma Capitale – Il D.P.R. 380/2001, con le modifiche introdotte nel 2015, ha inserito le infrastrutture digitali tra le opere di urbanizzazione primaria. Questo passaggio segna un cambiamento culturale profondo: la connettività, le reti intelligenti, l’integrazione energetica non sono elementi accessori, ma parti costitutive della struttura urbana”.

(FN)

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