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12 Marzo 2026

Roma nel Mondo, città a confronto: al MAXXI il dialogo tra capitali urbane e territori italiani

L’evento promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma con il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo ha messo in relazione la Capitale con altre città italiane, a partire dai dati e dalle riflessioni della mostra «Roma nel mondo». Scambio e condivisione tra territori, visioni urbane e modelli di sviluppo che ha coinvolto Ordini professionali da tutta Italia

Crescita economica e fragilità sociali, trasformazioni ambientali e nuove esigenze di mobilità, identità storiche e pressioni globali. Oggi più che mai i centri urbani sono luoghi nei quali si concentrano opportunità e contraddizioni: ragionare sulle città significa interrogarsi sul futuro delle comunità che le abitano. In questo scenario, riflettere su Roma, in particolare, significa guardare a un sistema urbano complesso, articolato, stratificato, che risulta utile inserire in un quadro più ampio, mettendolo a confronto con altre realtà – grandi, medie e piccole – che raccontano modi diversi di affrontare le sfide contemporanee.

È in questa prospettiva che si è svolto l’11 marzo, al MAXXI – il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, l’incontro «Roma nel Mondo… A confronto con altre città», promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia in collaborazione con il museo. L’iniziativa, coordinata scientificamente da Alessandro Panci, delegato alle politiche nazionali OAR, e da Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR, ha preso le mosse dalla omonima mostra «Roma nel mondo» (a cura di Ricky Burdett), offrendo un momento di confronto tra professionisti, rappresentanti degli Ordini territoriali degli architetti da tutta Italia. Il convegno si è articolato, dopo le riflessioni introduttive, in tavole rotonde dedicate alle esperienze urbane di diverse città italiane, in dialogo anche con i temi affrontati dall’esposizione in corso, visitabile al MAXXI fino al 6 aprile. Ad aprire i lavori sono state le considerazioni di Christian Rocchi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, e di Margherita Guccione, direttrice scientifica Grande MAXXI. 

A sottolineare come l’architettura rappresenti «il filo che attraversa la storia delle città, lasciando tracce durature nel tempo» è stato Christian Rocchi: «C’è una linea che trasversalmente unisce tutte le città del mondo e che ciò che rimane dopo secoli di vita dei nostri centri urbani è l’architettura», ha osservato, ricordando quanto sia necessario oggi «tornare a porre la visione architettonica al centro delle trasformazioni urbane. Una sfida resa complessa da un sistema di norme e procedure spesso articolato, ma che resta fondamentale per definire il futuro della Capitale». La questione della competizione delle città – ha aggiunto – «è sul tavolo e per Roma è ancora più importante capire quale sarà il proprio futuro. E per capirlo dobbiamo partire per forza dal suo storico».

Margherita Guccione ha invece richiamato l’importanza del metodo comparativo utilizzato nella mostra in corso al MAXXI e ripreso nel convegno. «Abbiamo accolto con piacere la proposta di questa riflessione attraverso un incontro che estendesse il metodo utilizzato nel percorso Roma nel mondo anche alle città italiane», ha spiegato. L’esposizione, ha ricordato, «affronta i grandi temi urbani – dall’analisi quantitativa alla forma della città – attraverso un dispositivo museografico capace di rendere leggibili dati e dinamiche complesse». La mostra utilizza sostanzialmente il metodo del confronto tra Roma e le altre capitali del mondo «per mettere in evidenza quelle che sono le sue peculiarità», ha aggiunto, sottolineando come «ogni città possieda una propria essenza e una propria identità, spesso radicata nella memoria collettiva».

Al percorso espositivo ma anche alla visione di Roma che emerge dal confronto con altri centri urbani si è dedicata la riflessione di Luca Ribichini, coordinatore formazione OAR: l’esposizione, ha spiegato, «mette in relazione Roma con 17 metropoli internazionali, utilizzando dati urbani su mobilità, consumo di risorse, densità e infrastrutture per costruire un sistema di confronti inedito. Il curatore è riuscito a mostrare in maniera plastica e fisica una serie di dati che spesso rimangono freddi e numerici». Il ragionamento, però, per quanto riguarda la Capitale e non solo, «non si limita alla dimensione quantitativa: accanto ai dati urbanistici emergono le dimensioni culturali e immaginifiche della città, il suo ruolo storico nel pensiero europeo e la capacità di continuare a generare visioni. Roma appartiene a una cultura europea fatta di memoria e storia – ha concluso Ribichini – e proprio questa appartenenza può diventare uno stimolo per affrontare le sfide contemporanee».

A fare da raccordo tra le diverse riflessioni è stato Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR, che ha rimarcato il valore della collaborazione tra Ordine e MAXXI, sancita da un protocollo dintesa dedicato alla promozione culturale e al rafforzamento del ruolo dell’architettura nel dibattito pubblico. «Tutto è finalizzato alla valorizzazione della figura dellarchitetto e a rimettere al centro la visione della città», ha spiegato, sottolineando come sia «fondamentale continuare a costruire occasioni di confronto che permettono di mettere in relazione esperienze diverse e di aprire un dialogo tra professionisti, istituzioni e cittadini. Busnengo ha richiamato inoltre la necessità di comunicare nel modo corretto le trasformazioni urbane, per evitare che vengano percepite negativamente dalla cittadinanza: «Spesso le trasformazioni urbane vengono percepite come qualcosa di distante o addirittura di negativo, mentre invece rappresentano una condizione necessaria per la vitalità delle città. Dobbiamo capire che le nostre città, se non si trasformano, muoiono». La sfida, dunque, ha concluso, «è quella di governare il cambiamento con qualità progettuale, visione e consapevolezza dei dati che descrivono il funzionamento delle nostre realtà urbane. Il lavoro degli architetti può contribuire proprio a questo: costruire scenari possibili, interpretare le esigenze contemporanee e restituire alla città uno spazio capace di rispondere ai bisogni della collettività, senza perdere la propria identità».

Il confronto tra le città italiane è partito proprio da Roma, con l’intervento di Alessandro Panci, delegato alle politiche nazionali OAR. «Non guardiamo Roma solo rispetto alle grandi capitali mondiali, ma anche rispetto a quello che è un territorio nazionale formato da città grandi e piccole, con realtà molto diverse tra Nord, Centro e Sud», ha spiegato. Mettere a sistema queste differenze «permette di comprendere meglio le dinamiche urbane e individuare sia criticità sia punti di forza». Panci ha ricordato inoltre la dimensione territoriale della Capitale: «Roma e la sua Città Metropolitana rappresentano uno dei sistemi urbani più grandi d’Europa: oltre 4,2 milioni di abitanti distribuiti in 121 comuni su più di 5.300 km². Una realtà complessa che ogni giorno muove centinaia di migliaia di pendolari – oltre 350 mila verso Roma – con più di 3,5 milioni di veicoli circolanti e una domanda crescente di mobilità sostenibile. Ma questa metropoli non è solo città costruita: due terzi del territorio comunale non sono urbanizzati, oltre 52 mila ettari sono destinati all’agricoltura e circa il 22% del territorio metropolitano è costituito da aree protette. Questo equilibrio tra popolazione, mobilità, verde e sistemi agricoli è la vera sfida della Roma metropolitana: governare una grande capitale europea mantenendo la sua straordinaria ricchezza ambientale e territoriale».

Il confronto con le altre città

Il dialogo si è poi ampliato alle esperienze e ai punti di vista offerti dai numerosi Ordini provinciali degli Architetti provenienti da tutto il territorio nazionale che hanno portato esempi e prospettive sul futuro delle città italiane.

Cristiano Guernieri, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Mantova, ha posto l’accento sulla crisi climatica e sul ruolo delle infrastrutture verdi. A Mantova, ha spiegato, «il sistema dei laghi e delle zone umide rappresenta una risorsa fondamentale per mitigare il calore urbano e gestire le acque. Non basta il verde: serve una città adattiva», ha osservato, sottolineando la necessità di «intervenire sul tessuto costruito con alberature, superfici drenanti e strategie di de-impermeabilizzazione».

Roberto Ricci, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Rimini, ha raccontato il percorso di trasformazione della città romagnola negli ultimi quindici anni, vista come «laboratorio urbano delle città medie». Attraverso il Piano Strategico avviato nel 2007, Rimini ha avviato un «processo condiviso che ha portato alla realizzazione di una vasta infrastruttura verde e a oltre 130 chilometri di piste ciclabili. Il progetto simbolo è il Parco del Mare, sedici chilometri di lungomare rigenerato che stanno trasformando uno spazio dominato dalle automobili in un grande parco lineare affacciato sull’Adriatico».

Dalla Campania è arrivato il contributo di Lorenzo Capobianco, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Napoli, che ha evidenziato «come la città stia vivendo una stagione di grandi progetti di rigenerazione urbana», da Bagnoli a Napoli Est fino al recupero del Real Albergo dei Poveri. «Napoli dimostra – ha rimarcato – che una città può perdere abitanti e guadagnare futuro. In cinquant’anni ha perso oltre 220mila residenti, eppure ha in corso la più grande stagione di rigenerazione della sua storia». Una trasformazione accompagnata da una nuova legislazione regionale che pone il «contenimento del consumo di suolo come principio guida della pianificazione».

Michela Alessandra Locati, dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Monza e della Brianza, ha invece descritto un territorio che «funziona già come una metropoli policentrica, ma continua a essere governato come un mosaico di 55 comuni. Al centro, il grande polmone verde del Parco di Monza, così esteso da poter ospitare mille campi da calcio. È tempo di cambiare scala –  ha affermato – rigenerazione urbana, mobilità integrata, rete ecologica e nuovi poli di servizi, cultura e innovazione per trasformare la città diffusa brianzola in una metropoli consapevole e sostenibile».

Il presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Campobasso, Alessandro Izzi, ha offerto uno sguardo diverso sul turismo: «Il fenomeno dell’overtourism impazza nella quotidianità dei report turistici riferiti al territorio italiano – ha osservato -. In controtendenza il Molise rappresenta un caso emblematico nel panorama nazionale, posizionandosi quasi esclusivamente nel fenomeno dell’undertourism (turismo di nicchia o poco conosciuto), pur con micro-sacche di congestione stagionale. Un modello di turismo lento e autentico, lontano dai flussi di massa, capace di valorizzare paesaggi e tradizioni locali».

Dalla Calabria, Francesco Livadoti, presidente della Fondazione dellOrdine degli Architetti PPC della provincia di Crotone, ha richiamato il ruolo delle città intermedie. «Quando parliamo di città globali pensiamo subito a metropoli come Londra, Parigi o Tokyo. Ma il futuro urbano dell’Europa non si gioca solo nelle metropoli: si gioca soprattutto nelle città intermedie, quelle tra i 50 e i 200 mila abitanti. Crotone è una di queste. Città mediterranea di circa 60 mila abitanti, affacciata sul mare, con un grande patrimonio ambientale e storico, ma anche con fragilità infrastrutturali, demografiche e sociali».

Laura Carbognin, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Vicenza, ha illustrato invece il sistema territoriale delle Ville Venete, a partire da quelle palladiane, come modello di integrazione tra patrimonio culturale, paesaggio e sviluppo economico. Il sistema «Villa» oggi, ha precisato, «è una realtà produttiva agricola e/o vitivinicola, quando riesce a sviluppare la sinergia fra cultura e sviluppo socio-economico, ma attende adeguate prospettive fiscali e commerciali per poter essere maggiormente incisivo», anche facendo leva sul sito dell’UNESCO «Città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto».

Silvana Pellerino, consigliere dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Cuneo, ha raccontato l’evoluzione di una «città industriale capace di accogliere il cambiamento senza perdere la propria identità. Qui convivono due anime: la tutela di un patrimonio storico prezioso e una forte vocazione agricola, affiancate dalla capacità di affermarsi come polo industriale di respiro internazionale. Un equilibrio che, nel tempo, ha contribuito ad accrescere il benessere sociale e a rafforzare l’attenzione verso le persone». Un percorso che ha generato «nuove opportunità e rafforzato un sistema di welfare urbano solido e inclusivo».

Patrizia Stranieri, dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Lucca, ha portato l’esempio di Viareggio, «città balneare della Versilia nata nell’Ottocento come stazione di cura per l’aristocrazia lucchese e oggi centro turistico e nautico di primo piano». Con circa 60mila residenti che in estate arrivano a oltre 200mila presenze, la città «mantiene una forte identità urbana e sociale. A Viareggio — ha osservato — i flussi turistici non hanno espulso i residenti dal centro storico, grazie a un forte senso di appartenenza della popolazione e a un equilibrio tra seconde case, attività turistiche e vita quotidiana».

A richiamare, tra l’latro, il tema dello svuotamento dei centri storici è stato Salvatore La Mendola, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Agrigento. «Negli ultimi sessant’anni Agrigento è cresciuta oltre il reale fabbisogno residenziale — ha spiegato — con il risultato di un progressivo abbandono del centro storico e il rischio di perdere una parte importante dell’identità culturale della città». Per invertire la tendenza, l’Ordine propone «il blocco delle nuove espansioni urbane e una forte politica di rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, accompagnata da concorsi di progettazione e incentivi fiscali per chi investe nel recupero delle abitazioni nel centro storico».

Mario Perini, dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Firenze, ha sottolineato la necessità di ripensare il rapporto tra centro storico e area metropolitana. «Firenze è oggi uno dei casi più evidenti in Europa di squilibrio tra economia turistica e funzione residenziale — ha osservato —. Il centro storico rischia di trasformarsi in un grande spazio commerciale a cielo aperto, con l’espulsione progressiva dei residenti». La sfida, secondo Perini, è «governare i flussi turistici attraverso urbanistica, mobilità e politiche abitative», rafforzando il sistema metropolitano e infrastrutture come tramvia e nodo ferroviario dell’alta velocità «per costruire un equilibrio più sostenibile tra turismo, diritto all’abitare e qualità della vita urbana».

Veronica Leone, dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catania, ha infine evidenziato il ruolo strategico dell’area metropolitana etnea nel Mediterraneo. «La Città Metropolitana di Catania — ha spiegato — si sta rafforzando grazie a infrastrutture chiave come l’aeroporto di Fontanarossa, il porto in trasformazione e la metropolitana in espansione». In questo contesto l’Etna, patrimonio Unesco e vulcano attivo più alto d’Europa, «rappresenta un motore economico e turistico fondamentale», mentre grandi progetti infrastrutturali «come il Ponte sullo Stretto, potrebbero ridefinire il ruolo della Sicilia nei collegamenti europei».

La mostra

La giornata si è conclusa con la visita guidata alla mostra «Roma nel mondo», curata da Ricky Burdett e visitabile al MAXXI fino al 6 aprile. L’esposizione propone un ampio mosaico di dati, immagini e documenti che mettono in relazione Roma con altre metropoli internazionali, raccontando la città attraverso sezioni dedicate ai confronti globali, al suo «DNA urbano», con trasposizioni di grande impatto dei dati relativi alla Capitale e alle altre metropoli considerate. Al centro del percorso, una grande mappa-plastico in terracotta del territorio comunale diventa una piattaforma interattiva per esplorare le relazioni spaziali, sociali e ambientali della Capitale, offrendo una chiave di lettura per comprendere lo sviluppo e il posizionamento di Roma. (FN)

di Francesco Nariello

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