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Territorio
26 Gennaio 2026

Il futuro dei Centri storici: overtourism, residenzialità, rigenerazione urbana, modelli di governance

Alla Casa dell’Architettura, lo scorso 22 gennaio, il confronto promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia: un dialogo tra istituzioni, professionisti e rappresentanze territoriali per ripensare il futuro delle città d’arte e non solo

Memoria, identità e qualità dello spazio urbano, ma anche tensioni sempre più stringenti tra economia, abitare, tutela del bene comune. I centri storici italiani – patrimonio urbano, sociale e culturale di valore inestimabile – sono attraversati da trasformazioni profonde che mettono in discussione il loro equilibrio: la pressione del turismo di massa, la progressiva perdita di residenzialità, la rarefazione dei servizi di prossimità. Da qui l’esigenza di aprire un confronto ampio, capace di intrecciare visioni, competenze e responsabilità politiche. Su questi presupposti si è svolto il convegno «Il futuro dei centri storici – Dallovertourism alla residenzialità», organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia lo scorso 22 gennaio alla Casa dell’Architettura. Un appuntamento che ha acceso i riflettori sulle città d’arte e sui borghi italiani, con un focus su Roma – tra opportunità e criticità -, in un confronto aperto con altre e diverse realtà – da Firenze a Napoli, fino all’Aquila -, tenendo al centro il tema della governance dei fenomeni urbani.

Ad aprire la riflessione è stato il presidente OAR, Christian Rocchi, che ha richiamato la complessità del fenomeno dell’overtourism e le sue ricadute dirette sulla vita quotidiana dei centri storici. «Il tema dell’overtourism – ha detto – è stato affrontato in modo molto ampio e da diversi rappresentanti degli Ordini professionali delle città d’arte. È stato interessante confrontarsi su problemi simili che, in contesti diversi, producono effetti anche differenti. Un nodo centrale è la pressione turistica e ciò che sta avvenendo all’interno della parte residenziale dei centri storici: molti abitanti vanno via non solo per ragioni economiche, ma perché non trovano più i servizi di vicinato necessari alla vita quotidiana, sostituiti da servizi pensati esclusivamente per i turisti». Rocchi ha sottolineato come si tratti di «un problema molto serio, che richiede risposte non soltanto tecniche ma soprattutto politiche», evidenziando l’importanza di guardare alle esperienze internazionali, «da Barcellona a Parigi, fino a Berlino», dove – come in Spagna, «sono state adottate scelte legislative che segnano una parziale inversione di rotta rispetto al passato». Al centro il ruolo degli architetti: «Non si possono lasciare al mercato le sorti della città. Servono decisioni politiche strategiche, fondate su competenze tecniche, e in questo gli architetti possono dare un contributo rilevante».

L’intervista a Christian Rocchi

Il coordinatore scientifico del convegno, Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR, ha inquadrato il dibattito in una prospettiva ampia, richiamando la partecipazione degli Ordini territoriali di Firenze, Napoli e L’Aquila. «Le riflessioni emerse hanno riguardato a 360 gradi quei fenomeni che oggi stanno stravolgendo la vita e le valenze dei nostri centri storici: l’overtourism, ma anche la progressiva mancanza di servizi, che rende la residenzialità sempre più difficile». Busnengo ha ricordato come la ricchezza dei centri storici non sia solo monumentale: «È fatta di relazioni sociali, cultura, residenze, servizi, attività commerciali e pubblici esercizi. Una deriva monofunzionale, orientata esclusivamente al turismo di massa o agli uffici direzionali, ne snatura le qualità e li rende meno attrattivi persino per i turisti stessi». Da qui la necessità di «un quadro normativo rinnovato e di una politica culturale capace di valorizzare le reali potenzialità di questi luoghi, rendendoli più vivibili e inclusivi».

La riflessione di Lorenzo Busnengo

Il confronto tra le diverse realtà territoriali è stato al centro della prima tavola rotonda, moderata da Alessandro Panci, presidente emerito OAR e delegato alle politiche nazionali, che ha guidato il dialogo tra esperienze differenti, mettendo in rete le voci degli Ordini degli Architetti di Roma, Firenze, Napoli e L’Aquila. «Stiamo vivendo problematiche particolarmente evidenti, nella Capitale – in particolare -, accentuate anche dallanno giubilare, che si concentrano in alcune parti della città. È necessario chiederci quanto questi flussi fossero previsti e quanto siano stati realmente governati», ha osservato, soffermandosi sulla diffusione non pianificata delle strutture ricettive e sulla perdita di servizi per i residenti. «Interi quartieri rischiano di trasformarsi in alberghi diffusi, senza una programmazione attenta. La vera sfida è una pianificazione capace di distribuire i flussi, mettendo a sistema le molte opportunità che le nostre città offrono».

Dai territori sono arrivati contributi articolati. Per Napoli, Aniello Tirelli, consigliere dell’Ordine degli Architetti napoletano, ha evidenziato la necessità di «diversificare il turismo e raccontare una città diffusa, che non si esaurisce nel centro storico». Mentre Antonio Bugatti, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze, ha richiamato l’urgenza di «riequilibrare accoglienza e funzione abitativa, reinvestendo le risorse del turismo nella residenza e nei servizi». Luca Carosi, presidente dell’Ordine degli Architetti dellAquila, ha infine posto l’accento sulla specificità dei contesti di minore dimensione, dove «più che opporsi alla ricettività diffusa, occorre governarla», valorizzando un territorio policentrico. A seguire le video pillole con presidenti e rappresentanti degli Ordini presenti.

Antonio Bugatti (Firenze)

Aniello Tirelli (Napoli)

Antonio Cerbone (tesoriere Ordine di Napoli)

Luca Carosi (L’Aquila)

La seconda tavola rotonda, dedicata a Roma e moderata da Lorenzo Busnengo, ha riunito amministratori pubblici e rappresentanti di associazioni del settore. Antonella Melito, vicepresidente della Commissione Urbanistica di Roma Capitale, ha richiamato il ruolo delle politiche urbanistiche. «L’iperturismo – ha sottolineato – deve essere analizzato in stretta connessione con i fenomeni di trasformazione economica, culturale e sociale della città. Roma Capitale intende intervenire con un regolamento per governare il fenomeno e non per subirlo, trovando un equilibrio tra turismo e residenzialità. Il settore turistico è fondamentale per lo sviluppo economico della città, ma deve convivere con valori irrinunciabili come il diritto all’abitare, la residenzialità e la vivibilità del centro storico».

L’intervista di Antonella Melito

Dal territorio è arrivato il richiamo di Stefano Marin, assessore del Municipio Roma Centro Storico, che ha posto l’accento su alcune criticità ormai strutturali del tessuto urbano: «Il nostro municipio è stato abusato: gran parte delle residenze non esistono più, sostituite da attività ricettive favorite dalle normative vigenti. Questo ha inciso anche sul commercio di vicinato e sull’artigianato, rimpiazzati da attività che snaturano i rioni. È un contesto che non può più esistere: servono regole molto più ferree e una visione diversa. Ci stiamo lavorando e auspichiamo di poter dare presto risposte concrete, perché il centro storico ha bisogno di una tutela forte e consapevole».

Le parole di Stefano Marin

Yuri Trombetti, presidente della Commissione Patrimonio e Politiche abitative di Roma Capitale, ha portato l’attenzione sulle ricadute del fenomeno sulle politiche abitative e sul patrimonio pubblico. Il confronto si è inoltre arricchito dei punti di vista di Onorio Rebecchini, vicepresidente di Federalberghi Roma, e di Carmela Lerede, consigliera Aigab, espressione delle locazioni brevi, evidenziando la necessità di un dialogo tra attori economici e istituzioni.

Qui il video di Carmela Lerede

A completare il quadro, la riflessione di Paolo Verdeschi, Commissione Archivi e Osservatorio Novecento OAR, che ha indicato una possibile direzione, con riferimento alla Capitale: «La risposta allovertourism passa dalla differenziazione degli itinerari e dei percorsi. Roma è ricchissima di architettura moderna e del Novecento, capace di offrire alternative valide ai luoghi più congestionati. È fondamentale investire anche nella prevenzione, promuovendo all’estero un’immagine plurale della città». Un invito a ripensare il «racconto urbano» come strumento strategico per restituire equilibrio e futuro ai centri storici. (FN)

La video pillola di Paolo Verdeschi

Video interviste di Francesco Nariello

di Francesco Nariello

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