Giornata della legalità
Comitato d’Onore
arch. Christian Rocchi – Coordinatore
arch. Maurizio Artale
arch. Francesco Clementi
arch. Cinzia Esposito
arch. Franco La Torre
arch. Renato Natale
arch. Luigi Savina
arch. Carlo Villani
Perché
L’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia ha scelto, a partire dal 2018, di assumere la Giornata della Legalità del 23 maggio, ora denominata Giornata dei Diritti del 23 maggio, non solo come momento di memoria, ma come occasione permanente di riflessione culturale, civile e professionale
Il percorso avviato dall’Ordine, attraverso il lavoro del Comitato d’Onore si fonda sull’idea che la professione di architetto, per sua natura, incida direttamente sullo spazio pubblico, sul governo del territorio, sulle condizioni sociali ed economiche delle comunità. In tale contesto, la legalità diventa criterio di qualità, presupposto della competizione leale, strumento di tutela dell’interesse generale e condizione necessaria per il progresso.
Nel corso degli anni, la riflessione si è articolata intorno ad alcuni assi fondamentali:
- il rapporto tra legalità e sviluppo economico, in coerenza con i principi costituzionali;
- il ruolo delle professioni ordinistiche come funzioni di garanzia sociale;
- il governo del territorio come presidio contro l’illegalità e l’esclusione;
- la sussidiarietà e il valore dell’impegno civico, del terzo settore e dei beni comuni;
- l’educazione alla legalità, con particolare attenzione alle giovani generazioni e al ruolo dell’informazione;
- la prevenzione dell’illegalità attraverso l’investimento sul capitale umano e la qualità delle istituzioni;
- il buon governo come fattore determinante per il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche.
In questo quadro, l’Ordine ha promosso un dialogo costante tra professionisti, istituzioni, mondo accademico, amministrazioni pubbliche, società civile e realtà del terzo settore, riconoscendo nella conoscenza, nella cultura e nella responsabilità condivisa gli strumenti principali per contrastare le forme di degrado, abuso e disuguaglianza che minano i territori.
La memoria delle vittime delle mafie, da Pio La Torre a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da Don Pino Puglisi a Don Peppe Diana, è stata assunta non come esercizio commemorativo, ma come impegno attivo a tradurre i valori della legalità in pratiche concrete, nella professione come nella vita pubblica .







