Molte volte quest’Ordine ha parlato di attività di miglioramento progressivo comune del Paese.
Abbiamo sentito il bisogno di tornare ai fondamentali della nostra società, perché non riuscivamo più a riconoscerci in una economia focalizzata unicamente al profitto, predicato dai liberi mercati, anche a danno del nostro ambiente e delle nostre città. Non ci si riconosce in un momento storico, che dura da diversi decenni e che ci ha portati spesso ad assistere impotenti a disastri ambientali, a emigrazioni epocali e a cambiamenti climatici.
Ebbene tale trasformazione negativa del nostro ambiente comune nasce da un unico modo di vedere, ed approcciare, i nostri rapporti attraverso la competizione. Un modo di porsi, gli uni contro gli altri, che ha trovato la sua nemesi proprio in questi ultimi anni di guerra diffusa, definita poi dal Santo Padre, Papa Francesco, come una guerra mondiale per pezzi.
Tale approccio, che come abbiamo detto tante volte è stato usato anche per poter cambiare il senso delle professioni ordinamentate, è entrato anche nella mentalità di tante amministrazioni pubbliche. Questa conflittualità dei rapporti dovuta al fatto di non sentirsi per niente parte di un’unica comunità, come un unico organismo, porta molti uffici della nostra Repubblica a pensare in modo prettamente personalistico. Le lungaggini burocratiche ne sono un esempio evidente.
Lo Stato dopo tantissimi anni di semplificazione delle normative, si è di fatto bloccato in un coacervo di procedure nate con il fine di semplificare e dare una spinta efficace al settore del lavoro, e quindi dell’economia, ma che di fatto sono diventate una trappola, tanto complicate e opinabili e declinabili in sede di giudizio che sia i dipendenti pubblici che gli operatori privati, ormai, cercano tutti i modi per mettersi al riparo da possibili ricorsi e richieste di danno, che puntualmente arrivano e che sono diventate anche una fonte di guadagno.
Il nostro ordine ha voluto indagare nel passato cosa questo approccio egoistico, e non solidaristico come recitato nella nostra Carta Costituzionale, potesse comportare in tutta Italia. E non è un caso che, da una decina di anni a questa parte, abbia aperto a delle riflessioni, solo apparentemente lontane dal nostro settore, su economia, costituzione e legalità. Temi questi che hanno inciso in passato e continuano ad incidere fortemente sulla nostra professione e sullo stesso sviluppo positivo e negativo (a seconda della loro applicazione) di ambienti e di città.
Abbiamo visto come in tanti quartieri, tale attitudine alla contrapposizione e all’accaparramento del danaro costi quel che costi, abbia inciso in modo fortemente negativo sull’educazione sociale portando vaste aree a diventare incubatori di illegalità, come anche descritto dal dott. Renato Natale, ex Sindaco di Casal di Principe e membro del Comitato d’Onore per la legalità istituito dal nostro Ordine, in occasione dell’apertura dell’ultima assemblea straordinaria degli iscritti.
Ed è proprio per questo che il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio a Casal di Principe in occasione del suo discorso tenutosi nell’Istituto Tecnico Guido Carli nel 2023, esortò “l’amministrazione ad essere efficiente, trasparente e rapida nelle decisioni!” e ancora esortò le istituzioni ad essere “chiamate ad abbattere le barriere che impediscono ai giovani di realizzare i propri sogni nel territorio dove hanno le proprie radici!”
Le nostre vite sono legate a filo doppio e tutti devono pensare che dalla propria attività possono dipendere le sorti di tante famiglie: donne, uomini e figli. Ed è proprio per questo motivo che la lentezza delle determinazioni degli uffici pubblici diventa un blocco inaccettabile, proprio per il rinnovamento delle nostre città e quindi della nostra società. La solidarietà intergenerazionale si ferma proprio dentro quelle amministrazioni che non fanno il proprio lavoro nei tempi previsti dalla legge.
Molte amministrazioni pubbliche, negli ultimi due decenni, sono state depauperate sia dalla forza lavoro e sia anche dalla competenza che doveva essere trasferita da coloro che, andando in pensione, avrebbero dovuto lasciare il proprio posto ai giovani. Sistema questo che è stato gravemente interrotto da “Spendig review” del governo Monti e da “Quota 100” dal Governo Conte I.
Il nostro Ordine, in ottica proprio di solidarietà e sussidiarietà, nel passato si è offerto in diversi modi di aiutare le pubbliche amministrazioni: per esempio attraverso una commissione interdisciplinare chiamata CICLOPE, indirizzata a fare una pre-istruttoria per la presentazione delle pratiche burocratiche diventate un discrimine importante anche per la scelta degli architetti. Cosa assurda se si pensa che la funzione degli architetti dovrebbe essere quella di pensare, sognare e costruire architettura.
Torniamo oggi ad invocare un nuovo periodo di collaborazione con le amministrazioni pubbliche, proprio per cercare di rispondere all’appello del Presidente della Repubblica Mattarella sulla rapidità delle risposte. Perciò torneremo a realizzare e proporre delle attività che possano indirizzare il legislatore a prendere provvedimenti di modifica delle leggi che, speriamo, possano veramente avere un effetto di semplificazione, o forse de-semplificazione, sulle procedure. Cercheremo di individuare i problemi che determinano la lentezza dei tempi di risposta, delle pubbliche amministrazioni, e proveremo a dare a queste supporto che potranno vedere, nel nostro Ordine, una risorsa sussidiaria proprio per adempiere alla sollecita richiesta di velocizzazione amministrativa invocata dal nostro Presidente della Repubblica.
Dare risposte efficienti, dare risposte trasparenti e dare risposte rapide!
Questa è la valenza del lavoro che ricopre l’attività espressa nell’amministrazione pubblica: significa agevolare, o impedire, il miglioramento progressivo delle nostre città; significa dare, o non dare, lavoro; significa permettere, o non permettere, alle persone di curarsi, allenarsi, educarsi; e, non ultimo, significa realizzare, o distruggere, sogni e, insieme, portare a compimento, o negarli, i dettami statuiti nella nostra Carta Costituzionale che lega indissolubilmente le nostre sorti.
Nel bene o nel male.
