Sappiamo molto bene, tutti noi, quali siano le responsabilità che un Consiglio provinciale si assume votando per il rinnovo del Consiglio Nazionale.
Lo sappiamo perché non vi sono differenze sostanziali tra le responsabilità di un consigliere nazionale e quelle che ci siamo assunti come consiglieri provinciali quando abbiamo deciso di accettare le risultanze delle elezioni.
Nessuna differenza. Da entrambe le attività può dipendere un futuro migliore per le nostre colleghe e colleghi. E non solo. Dalle nostre attività, dalla terzietà con la quale viene interpretato il nostro ruolo, dipende la credibilità delle nostre istituzioni. E a caduta dalla credibilità delle istituzioni può dipendere il corretto sviluppo delle nostre città, la bellezza delle sue costruzioni, il benessere psicofisico dei suoi cittadini, la crescita sana dei giovani e non ultimo la possibilità di poter anche accedere a servizi di primaria importanza, che in molte parti delle nostre città sono assenti, e alcune volte fanno la differenza tra la legalità e l’illegalità, tra la vita e la morte.
Questa è la responsabilità che ci si assume quando si accetta di lavorare per le istituzioni pubbliche. Questo è ciò che, in un più meravigliato che meraviglioso viaggio dentro il sistema ordinistico, in diversi anni abbiamo visto direttamente con i nostri stessi occhi.
Ogni amministrazione pubblica, ma anche tutti i cittadini, sono chiamati alla partecipazione delle sorti comuni della nostra società. Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo con impegno perché le cose cambino in un progressivo miglioramento comune.
Questo è anche, chiaramente, il vero senso e la responsabilità di ogni ruolo politico. L’incarico all’attività politica di consiglieri non può che essere interpretato in tal senso e, non essendo scollegato affatto dal bene comune, rifiuta perciò in modo totale ed assoluto l’inutilità e il danno che procurano, all’intera comunità, l’autoreferenzialità dell’egocentrismo fine a se stesso.
Questo è successo purtroppo molte volte all’interno di molti consigli nazionali e anche provinciali. La carica politica viene interpretata come punto di arrivo fine a se stesso e non come punto di inizio di un lavoro che deve tendere ad onorare quanto si proclama durante la campagna elettorale. La serietà e, soprattutto per i professionisti, la credibilità che è l’essenza stessa della nostra professione di architetti, ripudia la menzogna quale strumento di raggiungimento degli obiettivi.
Per noi il fine non giustifica i mezzi, perché dal fine, come abbiamo visto, dipendono le vite di tante persone.
Quindi ci aspettiamo che si faccia, come giusto che sia, ciò che si dice di fare in campagna elettorale.
La nostra stella polare è sempre stata il miglioramento delle condizioni comuni, del nostro ambiente, cercando con tutti i mezzi e le attività di poter creare i presupposti per una competizione sana basata sulle competenze e sulla capacità di esprimere architettura.
Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia desidera ringraziare tutti coloro che candidandosi hanno offerto il loro tempo per il bene di tutta la comunità: una generosità che è d’obbligo sottolineare e rilevare.
Voteremo, per il rinnovo del consiglio nazionale, il raggruppamento “ON”.
Voteremo l’espressione di tanti territori italiani che si sono presi la briga, in un momento nero della nostra storia di architetti, di lavorare e di confrontarsi sui problemi della professione, di esprimersi e di trovare le forze, da ordini provinciali, di sopperire alla lacuna creatasi dalle scorse elezioni nazionali.
Voteremo per una squadra che si è riconosciuta in un lungo percorso durato 5 anni e fatto di 5 anni di lavoro, al quale abbiamo partecipato come parte attiva.
Voteremo un gruppo convinto che l’orizzontalità delle azioni, la collaborazione, l’integrazione di tutti gli sforzi che ogni Ordine provinciale fa, siano una risorsa e non un problema. L’integrazione delle tante risorse ordinistiche deve essere un cardine fisso:
perciò voteremo un gruppo che vedrà nella conferenza nazionale, quindi, una fucina di attività propositive e positive.
Votando 15 persone non voteremo però per sole 15 persone. Voteremo invece convinti di un progetto molto più vasto e condiviso: un manifesto di attività che tanti ordini e tanti colleghi hanno contribuito con il loro tempo, la loro passione e la loro generosità a realizzare.
Sogniamo finalmente di poter agire in modo sinergico! Sogno che diventerà finalmente realtà.
Al nostro delegato per i temi nazionali, presidente emerito Panci, infine un ringraziamento particolare per il suo impegno prestato in questi anni per il nostro Ordine e che continuerà, speriamo, con maggiore forza e vigore nei prossimi anni nell’esclusivo interesse del bene comune, dell’architettura e del nostro paese.
Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia
