Un festival che non parla «solo» di architettura, ma che punta a farla entrare nella città, nei quartieri, negli spazi quotidiani e nelle comunità che li abitano. È questo il risultato centrato in pieno da FAR26, ottava edizione del Festival dell’Architettura di Roma promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia: un percorso che, in continuità con la traiettoria intrapresa nelle scorse edizioni, ha messo insieme territori e lecture tenute da architetti e studi di rilievo internazionale, installazioni e laboratori, confronto culturale e progetti, professionisti e istituzioni, fino a cercare risposte concrete a una inevitabile domanda: come trasformare le visioni in direzioni e scelte concrete per Roma?
La risposta, almeno in parte, è arrivata proprio nei tre giorni conclusivi del Festival, dal 2 al 4 ottobre alla Casa dell’Architettura, che hanno registrato una elevata partecipazione di ospiti e un grande successo di pubblico, con un programma costruito intorno ai grandi temi del progetto contemporaneo, strutturati anche attraverso una serie eventi formativi per gli iscritti. Ma l’approdo presso la sede dell’OAR, nel complesso monumentale dell’Acquario Romano e nel suo giardino, è stata – come detto – solo il punto di arrivo di un percorso più ampio: FAR26 ha attraversato il Design District all’Esquilino, sperimentato per la prima volta dal Festival in collaborazione con Accademia Costume & Moda, ha «incontrato» Centocelle e Casal Bruciato, portando installazioni, mappe di quartiere, workshop e attività, proseguendo con gli eventi OFF, come l’appuntamento all’Ex Mattatoio in collaborazione con l’Università Roma Tre (qui gli articoli che raccontano le tappe del Festival: LINK LINK).
Un itinerario – quello della tre giorni conclusiva – che, passando attraverso lecture e incontri con studi di caratura internazionale, è arrivato ad affrontare le questioni del progetto e le visioni per la città, fino a coinvolgere direttamente chi governa i territori. Materia, inclusione, notte, riuso, genere, nuove generazioni, design e governo urbano sono stati alcuni dei temi trattati e sono diventati altrettanti punti di osservazione su Roma e sul suo futuro. Alla Casa, nell’ultima giornata, questo percorso ha riunito, accanto agli architetti – tra gli altri – l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia, e i rappresentanti di molti dei Municipi capitolini, chiamati a raccontare progetti e trasformazioni significative dei propri territori. Nell’ambito di FAR26 sono stati inoltre assegnati i riconoscimenti (si veda più avanti) del Premio Vescovo – Architettura senza barriere, dedicato ai temi dell’accessibilità e della progettazione universale, e i premi dell’Architecture Film Festival, il concorso dedicato al racconto dei quartieri di Roma attraverso il cortometraggio.
A seguire un resoconto – tra riflessioni e testimonianze, video interviste realizzate dalla Redazione OAR e immagini -, necessariamente parziale, del ricco programma che ha chiuso, lo scorso weekend, l’ottava edizione di FAR.

Il Festival dell’Architettura di Roma, ha affermato la segretaria OAR e direttrice di FAR, Alice Buzzone, è innanzitutto «uno strumento di partecipazione, che anche quest’anno il Festival ha raggiunto risultati importanti. Lo abbiamo percepito chiaramente dai feedback delle persone e delle comunità che abbiamo incontrato nei territori. Le mappe di quartiere sono diventate occasioni di ritrovo, di discussione e di riscoperta dei luoghi da parte degli abitanti. Le installazioni hanno restituito alle piazze nuove possibilità di vivere lo spazio: ombra, gioco, incontro, relazione». A compimento del suo tragitto, l’edizione 2026 del Festival ha scelto di «parlare di Roma, e non solo – prosegue Buzzone – attraverso temi diversi, ma profondamente interconnessi. Il modo in cui abitiamo, ci muoviamo, condividiamo gli spazi, costruiamo e trasformiamo la città. FAR26 ha voluto essere uno spazio di confronto aperto, in cui l’architettura dialoga con altri saperi e con chi la città la vive ogni giorno, perché immaginare il futuro di Roma significa prima di tutto costruirne una visione collettiva». Nella conclusione della distorce di FAR, infine, c’è forse la sintesi più efficace dell’ottava edizione del Festival: «Torniamo da questo viaggio – ha detto – ancora più convinti che la città abbia bisogno di architettura. Non soltanto quella delle grandi opere, dei grandi gesti e delle grandi trasformazioni, ma soprattutto quella ‘da marciapiede’: l’architettura dello spazio quotidiano, quella che incontriamo ogni giorno e che può cambiare, anche con piccoli gesti, il modo in cui viviamo la città».
La video intervista a chiusura del Festival di Alice Buzzone
Il futuro di Roma, tra regole, progetti e cittadini
Una visione che – come detto – è partita dai territori, da quartieri come Centocelle e Casal Bruciato, per ritornare alla Casa dell’Architettura affrontando, con una progressione che dalla materia è arrivata alle politiche urbane, alcune delle questioni centrali per la Roma contemporanea. E uno degli appuntamenti chiave per portare il discorso dal piano delle visioni a quello degli strumenti necessari per rendere possibili le trasformazioni è stato, nella giornata di chiusura del Festival, lo scorso 4 ottobre, il confronto tra Christian Rocchi, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, e Alessandro Panci, presidente del CNAPPC.
«Il Festival dell’Architettura ancora una volta ha centrato tutti i suoi obiettivi», ha detto Christian Rocchi, entrando poi subito nel merito: «Abbiamo approfondito temi fondamentali per la nostra professione. A partire dell’annoso problema delle leggi nazionali, che hanno necessità di un intervento di revisione, perché la giurisprudenza è diventata ormai troppo corposa e a volte contraddittoria, ma quando si presentano le pratiche burocratiche per la modifica delle nostre città certi nodi devono essere necessariamente sciolti. È giunto il momento di un intervento veloce e risolutivo dello Stato che non lasci alla giurisprudenza la decisione su che cosa si possa o non si possa fare». Per il presidente OAR, tuttavia, il tema non è soltanto quello delle regole: «Altra questione – ha aggiunto – riguarda il coinvolgimento dell’opinione pubblica: ancora una volta, come ha evidenziato lo stesso presidente del CNAPPC, Alessandro Panci, dobbiamo sottolineare l’importanza della comunicazione verso la cittadinanza che è la destinataria dei cambiamenti degli assetti urbanistici cittadini e che, come tale, deve essere coinvolta perché su di lei ricadranno gli effetti di queste azioni. Anche a tale scopo servono occasioni come il Festival».
La video riflessione di Christian Rocchi
E proprio sull’importanza e sulla funzione dei festival di architettura si è espresso, tra gli altri, Alessandro Panci, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC e presidente emerito OAR. «Ho seguito il Festival dell’Architettura di Roma – ha rimarcato – e sono qui anche per portare quello che è il coinvolgimento del Consiglio Nazionale nel cercare di fare rete sulle attività che vengono svolte in Italia dai diversi Ordini territoriali proprio sui festival dell’architettura. Sono momenti estremamente importanti, perché ci permettono di stare a contatto con le persone e di essere vicini al cittadino. Sono occasioni in cui si condividono esperienze e si costruiscono azioni comuni. Questo è quello che fa e ha fatto il Festival dell’Architettura di Roma, ma è anche quello che succede in altre città in Italia. In questo momento la nostra attenzione – ha aggiunto – è rivolta anche al bando del MiC, il Ministero della Cultura, dedicato proprio ai festival di architettura. Quest’anno sono nove i festival che hanno vinto quel bando e noi, come Consiglio Nazionale, stiamo cercando di dare loro la giusta visibilità e comunicazione, mettendoli in rete, naturalmente, affinché le singole esperienze non si perdano e siano sempre più unite grazie proprio al nostro contributo. L’obiettivo è riuscire ad allinearle, a comunicarle nel modo giusto e a essere sempre più vicini al territorio e ai cittadini».
La video pillola di Alessandro Panci
Il futuro, nel confronto alla Casa, si è concentrato anche sui progetti in movimento. Maurizio Veloccia, assessore all’urbanistico di Roma Capitale, ha ricordato – tra l’altro – «il lavoro sul Parco del Mare di Ostia e annunciato il confronto con il Demanio per ripensare il sito delle Vele di Calatrava, indicando queste operazioni come parte di una stagione di grandi trasformazioni che comprende altre aree, come Pietralata». Inoltre, ha aggiunto, «stiamo lavorando a tanti altri progetti: il Museo della Scienza sta per essere affidato nella sua progettazione esecutiva e, a breve, anche l’Ordine degli Architetti di Roma sarà coinvolto sul concorso per il masterplan della Montagnola». L’assessore ha sottolineato anche il ruolo dell’OAR nei concorsi e nel confronto con l’amministrazione: «Su questi concorsi internazionali l’Ordine degli Architetti è stato fondamentale perché ha svolto la sua funzione, anche di pungolo quando è stato necessario, e sempre di grande supporto per il raggiungimento degli obiettivi di interesse pubblico che deve avere una città come Roma: l’attenzione alla qualità dei progetti, ai concorsi di progettazione, a costruire insieme non solo una narrazione della città ma anche una sua analisi».
Le parole di Maurizio Veloccia
Al dialogo con l’assessore Veloccia ha fatto seguito, nell’ultima giornata del Festival l’incontro con gli amministratori più vicini al territorio, con «Visioni dai Municipi», tavola rotonda – coordinata da Alice Buzzone e Lorenzo Busnengo- che ha visto coinvolti molti dei Municipi di Roma Capitale, con la partecipazione di presidenti e assessori che hanno raccontato alcuni dei progetti considerati più significativi per ciascun territorio (si veda più avanti).
Il programma conclusivo di FAR – dal 2 al 4 ottobre scorsi – ha visto una sequenza continua di appuntamenti, con moltissimi ospiti e relatori coinvolti, che hanno approfondito tanti dei temi al centro del Festival.
Tre giorni per leggere la città attraverso il progetto
2 ottobre
Il 2 ottobre la tre giorni conclusiva si è aperta con con «Di cos’è fatta l’architettura?», mettendo al centro la materia e, in particolare, la pietra come elemento capace di raccontare la storia e l’identità di Roma. L’apertura è stata affidata ad Alice Buzzone, Maria Costanza Pierdominici, vicepresidente OAR, e la consigliera OAR, Roberta Dal Mas, prima di una lecture di Rossana Mancini, docente associata di Restauro architettonico alla Sapienza Università di Roma, dedicata ai siti estrattivi, alle reti di approvvigionamento e al commercio dei marmi tra XVI e XVIII secolo.
Il tema è stato poi portato nella contemporaneità da Vincenzo Latina e Michela Ekström, protagonisti del talk «Case histories delle progettualità in pietra», moderato da Marco Maria Sambo, direttore AR Magazine, con una riflessione – attraverso progetti realizzati – sulla pietra non come semplice rivestimento ma come elemento generatore del progetto.
L’intervista a Vincenzo Latina
Le parole di Michela Ekström
Dopo la sessione «RETE PNA – Pietra Naturale Autentica», che ha messo a confronto casi studio italiani e internazionali, si è svolta la lecture di Gabriele Sacchi, senior architect di Carlo Ratti Associati, dedicato al futuro della costruzione e al rapporto tra innovazione, tecnologia e materiali naturali.
La riflessione di Gabriele Sacchi
La giornata ha poi, nella sua sessione pomeridiana, allargato lo sguardo alla città inclusiva, alla sicurezza e alla capacità del progetto di mettere al centro persone, contesti e relazioni, sia con appuntamenti quotidiani – che hanno caratterizzato tutto il weekend alla Casa, con ospiti sempre diversi: dal Design Spot a cura di Alessandro Gorla al format di Un caffè con… fino allo spazio Social FAR Selection con Paolo Pizzichini di Strutture Invisibili e Alice Buzzone – sia con focus come quello di Carlo Zaffina, tesoriere OAR e delegato alla sicurezza, ha affrontato invece il tema della città sicura.
A chiudere il pomeriggio la lecture di Mario Cucinella, MCA – Mario Cucinella Architects – dedicato al tema dell’«empatia creativa», intesa come approccio progettuale capace di mettere al centro le persone, i contesti e le relazioni tra spazio e comunità.
La video intervista a Mario Cucinella
La serata ha spostato l’attenzione sulla dimensione notturna di Roma con «Le architetture della notte», in collaborazione con Panteon Magazine, e con la riflessione sulla festa come rito contemporaneo, spazio di libertà e costruzione di comunità.
3 ottobre
Il 3 ottobre il filo conduttore da cui partita la sessione mattutina è stato quello del riuso. Dopo il confronto introduttivo su «Radical Reuse» con la partecipazione della rivisita About:, FAR ha ospitato un talk sull’Estetica del Riuso e il racconto della trasformazione dell’ex complesso MAS nella nuova sede dell’Accademia Costume & Moda.
A seguire la lecture di Rita Topa, Kengo Kuma & Associates, project architect di MODO, rigenerazione del complesso storico del Mattatoio di Porto attraverso architettura, spazio pubblico e nuovi programmi culturali.
Il video di Rita Topa
Subito dopo, l’atteso appuntamento con l’architetta Odile Decq, che ha affrontato il tema del riuso come strategia per la trasformazione della città contemporanea, con un focus sul progetto del MACRO.
Il racconto di Odile Decq
Nel pomeriggio il Festival ha affrontato la città attraverso le differenze e le trasformazioni sociali. Dall’incontro sul fronte social con Namicoarchitetto, con Priscilla Pugliese, architetta, progettista e content creator, in dialogo con Alice Buzzone e Paolo Pizzichini alla riflessione sulla città contemporanea a partire dall’ultimo libro di Elena Granata, con la lecture «La città è di tutti», per ripensare gli spazi urbani come luoghi accessibili e capaci di rispondere ai bisogni di tutte e tutti, fino alla tavola rotonda sull’«Architettura femminista a Roma», confronto tra realtà che promuovono e valorizzano il ruolo dell’architetta, moderata da Alice Buzzone e la consigliera OAR, Karin Bergher, con Maria Acrivoulis di AIDIA, Ernesta Caviola, Architettrici, Micaela Deodati, Architette Romane.
I video sul canale YouTube dell’OAR (clicca sul nome per vedere l’intervista) di Priscilla Pugliese e Paolo Pizzichini
Le video interviste sul canale YouTube dell’OAR (clicca sul nome per vedere l’intervista) a Karin Bergher, Maria Acrivoulis, Ernesta Caviola, Micaela Deodati
Il pomeriggio si è chiuso con un spazio dedicato a Gae Aulenti attraverso il racconto di Nina Artioli, direttrice dell’Archivio Gae Aulenti e nipote della grande architetta, in conversazione con Claudia Ricciardi, direttrice della Casa dell’Architettura.
La riflessione di Nina Artioli
La sera, il tema delle «Edicole» ha consentito di spostare ancora una volta il discorso sulla piccola scala urbana, con l’interessante introduzione affidata al dialogo tra Alice Buzzone, Edoardo Capuzzo Dolcetta, Aut Aut Architettura, vincitore Call for Projects FAR24 con l’installazione Edicola, e l’assessore alle Attività produttive di Roma Capitale, Valeria Baglio.
La video intervista a Valeria Baglio
L’edicola ha rappresentato la tipologia di piccolo presidio urbano per arrivare a interrogare il rapporto tra architettura, design, socialità e vita quotidiana, a partire dai casi concreti: dal progetto dell’Edicola 518 di Perugia raccontato da Giuseppe Arezzi alle esperienze romane di Santedicola con Gaetano Orefice, fino allo spettacolo teatrale «Ce l’ho, ce l’ho, mi manca» con Matteo Cirillo.
Le testimonianze di Giuseppe Arezzi e Gaetano Orefice sul canale YouTube dell’OAR (clicca sul nome per vedere l’intervista).
La giornata di chiusura, domenica 4 ottobre, è partita all’insegna delle nuove generazioni per arrivare alle politiche per Roma. Carlo Zaffina e Silvia Nigro hanno introdotto una mattinata che ha affrontato l’isolamento adolescenziale, il rapporto tra città e giovani e il ruolo dello spazio contemporaneo. La lecture «Playscapes» di Nasrin Mohiti Asli, per Orizzontale, ha portato il discorso sugli spazi giocabili, sullo sport come agente di progetto e sui processi capaci di coinvolgere attivamente i giovani nell’organizzazione e nella gestione degli spazi.
Nel pomeriggio, il passaggio dalle visioni alla loro possibile attuazione è stato al centro della lecture a più voci su «Come costruire una visione», con Alessandro Cambi di IT’S Architettura, Alexander Joksimovic per OMA, Martin Knuijt di OKRA Landscape e Luca Galofaro di LGSMA, con Lorenzo Busnengo alla moderazione. A partire dal progetto «Roma Continua», vincitore del concorso di idee Vision for Rome della Fondazione Roma Regeneration, il confronto ha affrontato il tema della messa a terra delle progettualità: come trasformare una visione urbana in un processo capace di produrre trasformazioni reali.
L’intervista ad Alessandro Cambi
Sul canale Youtube dell’OAR (clicca sul nome per vedere l’intervista) le riflessioni di Alexander Joksimovic, Martin Knuijt e Luca Galofaro
Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR, si è poi soffermato «sul ruolo degli architetti sia sul piano professionale che su quella della visione sulle trasformazioni urbane».
La video pillola di Lorenzo Busnengo
A sottolineare l’importanza del Festival dell’Architettura di Roma sono stati, in relazione alle materie di loro competenza, di Raffaele Bencardino, consigliere OAR con delega alla città metropolitana e Simone Cellitti, consigliere OAR con deleghe alle Commissioni Innovazione e Internazionalizzazione. Qui le loro interviste sul canale YouTube dell’OAR: Cellitti, Bencardino
I Municipi di Roma Capitale per una visione della città
Il cuore politico della giornata conclusiva l’appuntamento con la tavola rotonda «G15 – Visioni dai Municipi», coordinata da Lorenzo Busnengo e pensata per leggere le trasformazioni recenti di Roma attraverso i territori. Non una semplice rassegna istituzionale, ma un tentativo di costruire un quadro d’insieme a partire dai progetti considerati più significativi dalle amministrazioni municipali.

A partecipare – citando cosi concreti di progetti e interventi nei rispettivi territori, sono stati i rappresentanti di dieci municipi di Roma Capitale: a seguire i loro nomi (in ordine dal Municipio I al XIV) e i link ai video con le loro interviste.
(clicca sui nomi per vedere le video interviste sul Canal YouTube dell’OAR)
Alessandra Sermoneta, vicepresidente del Municipio I
Francesca Del Bello, presidente del Municipio II
Bianca Maria Rizzo, assessora all’Urbanistica e alla rigenerazione urbana del Municipio III
Massimiliano Umberti, presidente del Municipio IV
Sergio Scalia, assessore all’Urbanistica del Municipio V
Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII
Titti Di Salvo, presidente del Municipio IX
Guglielmo Calcerano, assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio del Municipio X
Alberto Belloni, assessore all’Urbanistica del Municipio XI
Marco Della Porta, presidente del Municipio XIV
Pur con territori, scale e problemi differenti, i rappresentanti intervenuti hanno portato al confronto progetti significativi per i rispettivi Municipi, componendo un mosaico nel quale la trasformazione della città appare come la somma di molte operazioni, programmi e interventi che interessano quartieri e comunità differenti.
La serata finale alla Casa dell’Architettura ha quindi chiuso il Festival in una dimensione di condivisione, con la proiezione dei cortometraggi di quartiere, la preview di ROMADIFFUSA e le attività nel giardino e negli spazi dell’Acquario Romano: dal Dj set alla performance audiovisiva «Dualities» di Ultravioletto.

I premi di FAR
Premio Vescovo: accessibilità e sicurezza
Tra i temi che hanno attraversato la tre giorni anche quello dell’accessibilità, con gli esiti del Premio Vescovo – Architettura senza barriere, curato dall’Osservatorio Accessibilità OAR (qui l’articolo dedicato). I riconoscimenti – dedicati alla memoria di Fabrizio Vescovo e assegnati a progetti architettonici, ricerche e tesi di laurea che mettono al centro la progettazione universale e l’accessibilità – hanno messo in evidenza una questione sempre aperta, riportando il Festival a uno dei suoi concetti chiave: la qualità dello spazio non può essere separata dalla qualità della vita di chi lo utilizza. Ecco i premi e le menzioni assegnati e che sono stati consegnati il 2 ottobre a FAR.
Nella sezione Architettura non realizzata una menzione è andata a Theodor Mihail Ciuca per «Per frammenti – Da barriera a connessione». Per il Design realizzato è stato premiato Maurizio Costanzi con «Infodesk»; una menzione nella sezione Design non realizzato è andata a Studio Stefano Pediconi per «ONE Inclusive and wellness room». Nella sezione Ricerche è stata premiata la tesi di dottorato «Architettura inclusiva, non esclusiva. Come lo spazio ci influenza» di Chiara Pecilli, Sapienza Università di Roma.
Per la sezione Tesi di laurea magistrale è stata premiata Anna Mezzalana, Sapienza Università di Roma, per «Borghi che accolgono, spazi che curano. La rigenerazione del borgo di Cicignano come borgo diffuso per vivere l’Alzheimer», mentre una menzione è stata assegnata a Federica Flamini, Università degli Studi Roma Tre, per «Lo sport come infrastruttura di inclusione. Dal degrado alla rigenerazione del centro sportivo Sergio De Gregorio – Settecamini».
Architecture Film Festival: Il cinema racconta i quartieri
A chiusura di Far sono stati assegnati anche i premi per l’Architecture Film Festival, il concorso promosso da FAR26 per raccontare attraverso il cortometraggio i quartieri di Roma. La premiazione ha visto la partecipazione della giuria composta da Francesco Maria De Vecchis, Claudia Ricciardi, Ernesta Caviola e Gianfranco Pannone. Il premio assegnato per Municipio V – Centocelle è andato a Chiara Bussotti, per il cortometraggio dal titolo «Ricostruzione», mentre una menzione è andata a Anastasia Pellegrini per «La chiave di Greta». (FN)