NOTIZIE

Architettura
06 Agosto 2026

«Fuori Studio»: il nuovo podcast OAR porta il confronto sull’architettura negli spazi della città

Il format proposto dall'Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia apre un ciclo di conversazioni informali con progettisti e protagonisti della trasformazione urbana. La prima puntata il presidente Rocchi e il vicepresidente Busnengo parlano del caso di Piazza dei Cinquecento e dei concorsi di progettazione con Alessandro Cambi dello studio It’s

L’architettura non vive soltanto negli studi professionali, nelle aule universitarie o nelle sale convegni. Vive soprattutto nei luoghi della città, negli spazi pubblici, nelle piazze, in strada, seduti su una panchina o al tavolino di un bar. È da questa idea che nasce «Fuori Studio – Conversazioni sull’architettura e sulla città», nuovo video podcast dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia che inaugura un ciclo di incontri dedicati all’architettura e ai temi più attuali della progettazione, del paesaggio urbano e delle trasformazioni che interessano Roma e non solo. L’obiettivo è quello di aprire un dialogo diretto, informale e accessibile con architetti, progettisti e protagonisti della trasformazione urbana, portando la discussione fuori dai contesti istituzionali e riportandola nei luoghi dove l’architettura prende forma ogni giorno. Un modo diverso di raccontare, avvicinando il dibattito ai luoghi della quotidianità, con un linguaggio semplice, chiaro ma rigoroso, su questioni che riguardano il progetto, la qualità dello spazio pubblico e il futuro delle città.

Prima Puntata: Conversazione con Alessandro Cambi, It’s

Ad aprire il ciclo è la conversazione tra il presidente dell’ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, Christian Rocchi, il vicepresidente OAR con delega ai Concorsi di Progettazione, Lorenzo Busnengo, e Alessandro Cambi, dello studio romano Its. Al centro del dialogo il tema dei concorsi di progettazione e, in particolare, la complessa vicenda del concorso internazionale per la riqualificazione urbanistica e funzionale del nodo di Termini e di Piazza dei Cinquecento, bandito nel dicembre 2020 dal Gruppo FS Italiane, attraverso Grandi Stazioni Rail, FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana, con Roma Capitale e il supporto tecnico dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia.

Il video

Il dialogo parte dal concorso vinto nel 2021 da It’s e dalla successiva evoluzione dell’intervento, che ha portato lo stesso studio, in questi giorni, a prendere pubblicamente le distanze dal progetto in corso di realizzazione, ritenendolo non corrispondente a quello risultato vincitore della procedura concorsuale. Un’occasione per riflettere sul ruolo dei concorsi di progettazione, sul valore delle procedure di qualità e sulle conseguenze che derivano quando il progetto selezionato non trova piena attuazione. La conversazione, come detto, è disponibile sul canale YouTube dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, nell’ambito del nuovo format «Fuori Studio – Conversazioni sull’architettura e sulla città».

La riflessione di Christian Rocchi

Sul tema interviene il presidente dell’OAR, Christian Rocchi. «Piazza dei Cinquecento – osserva –  rappresenta l’ennesimo caso di un concorso di progettazione disatteso. Molte stazioni appaltanti considerano, giustamente, le risorse investite nei concorsi un investimento di qualità, destinato a produrre valore pubblico. Spesso succede, però, che cambino i dirigenti o i quadri politici e ciò che hanno fatto i precedenti amministratori  venga messo all’indice. Anche se questo significa rinunciare ad un processo virtuoso che ha portato alla selezione di un progetto tra i molti presentati e che è risultato primo secondo criteri disegnati nel documento di indirizzo alla progettazione e vagliato da una giuria competente». 

Cosa porta a rinunciare all’esecuzione del progetto vincitore? Si chiedere Rocchi, che osserva: «Talvolta valutazioni errate, altre volte, ancora peggio, logiche di contrapposizione politica. Bandire un concorso significa sostenere un costo per la stazione appaltante. Non portare a compimento il percorso concorsuale e discostarsi, nella fase attuativa, dal progetto selezionato equivale a disperdere quell’investimento pubblico, oltre a produrre un danno per i cittadini, che spesso vedono realizzata un’opera profondamente diversa rispetto a quella scelta attraverso una procedura di qualità. Non di rado si tratta di interventi che richiedono ulteriori risorse per successive modifiche o riqualificazioni, perché irrisolti, incapaci di affrontare in modo efficace i problemi dello spazio pubblico».

Nel caso di Piazza dei Cinquecento – afferma il presidente OAR -, «il cambio dei vertici del soggetto attuatore ha evidentemente determinato una diversa visione rispetto alla realizzazione del progetto vincitore. Non è la prima volta che una stazione appaltante cambia idea. Ma cambiare idea ha sempre un costo: non solo per le risorse pubbliche già impegnate, ma soprattutto per la qualità di ciò che viene realizzato. È l’ennesima occasione persa. Si dovrebbe prevedere per legge – conclude – che una volta bandito un concorso si abbia l’obbligo di portare la procedura concorsuale fino in fondo, anche cambiando visione politica o amministrativa, fino alla sua esecuzione. In molti Paesi europei questo principio è già consolidato e l’interruzione di una procedura concorsuale viene considerata un vero e proprio danno erariale». (FN)

Video realizzato da Giulia Villani

di Francesco Nariello

PHOTOGALLERY

TAG

ATTIVITÀ

DELL'ORDINE

POLITICA

DELL'ORDINE