L’architettura come pratica ibrida, capace di mettere in relazione ricerca, risorse locali e processi collettivi. E il riuso come strumento per costruire un’estetica legata al paesaggio e alle caratteristiche dei materiali di un territorio. Sono alcuni degli elementi chiave che attraversano il lavoro di BC Architects, studio con sede a Bruxelles co-fondato dall’architetto belga Laurens Bekemans, e che integra le diverse dimensioni della pratica attraverso BC Architects, BC Studies e BC Materials. Intorno al racconto di questo approccio si è sviluppato il nuovo appuntamento di «Conversazioni sulla pratica del progetto», il format della Casa dell’Architettura dedicato al confronto con protagonisti della scena internazionale dell’architettura e del progetto. L’incontro, in collaborazione con l’Università Roma Tre si è svolto lo scorso 1° ottobre all’Ex Mattatoio, nell’ambito di FAR26 – Festival dell’Architettura di Roma, promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, all’interno degli Eventi OFF della manifestazione.
La giornata, intitolata «Estetica del riuso», si è aperta con l’introduzione di Luca Montuori per Roma Tre, Gianpiero Venturini di New Generations e Alice Buzzone, direttrice del Festival dell’Architettura di Roma e segretaria OAR. A seguire, il talk «About: Radical Reuse» con Giulia Ricci, deputy editor di About:, che ha affrontato le nuove pratiche e grammatiche del riuso attraverso alcune esperienze dell’architettura contemporanea.
A seguire è stato il momento, come detto, di «Conversazioni sulla pratica del progetto», con BC Architects in dialogo con Onorato di Manno e Andrea Tanci di Set Architects, introdotti da Milena Farina dell’Università Roma Tre. Un confronto, secondo il consueto format ideato dalla Casa dell’Architettura, costruito intorno al dialogo sulla pratica dello studio e i suoi progetti. Al centro, il rapporto tra architettura, ricerca, materiali e contesto, come emerge dall’interventi che Laurens Bekemans ha rilasciato alla redazione OAR.
La video intervista integrale
«L’approccio ibrido della nostra pratica è fondamentale per portare avanti l’ambizione globale delle tre entità che compongono BC – BC Architects, BC Studies e BC Materials – ovvero cambiare la cultura del costruire convenzionale che conosciamo oggi e trasformarla in una cultura nella quale l’approccio bioregionale e quello circolare siano parte integrante del progetto» ha detto l’architetto belga.
Un’impostazione che trova nei materiali uno degli elementi centrali della ricerca. «Per noi, per BC, è molto importante perché l’architettura che sviluppiamo prende le caratteristiche del materiale di una regione, di un paesaggio, e da queste sviluppa un’estetica. Un’estetica che è quindi molto legata al paesaggio e al contesto».
È un rapporto che emerge anche nel progetto di Magasin Électrique, Lot 8, dove l’edificio esistente diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle risorse e sul territorio. «Il progetto è molto informato dall’edificio stesso – ha affermato -. Lo abbiamo sviluppato comprendendo l’edificio come una banca di materiali, ma anche guardando a tutto il contesto ambientale e al paesaggio, che rappresenta la fonte dei materiali utilizzati nel progetto».
Un modo di guardare all’esistente che può offrire anche una chiave per interpretare il futuro di Roma. «Sicuramente l’importanza e la storia di Roma e dei suoi edifici storici – ha osservato – sono fondamentali, così come il valore estetico e storico degli edifici costruiti nelle diverse epoche. Ma per il futuro della città penso sia interessante guardarli non soltanto come risultati di un processo costruttivo, ma come testimonianze di un modo di costruire che aveva una relazione molto più forte con l’ambiente, con il paesaggio e con le risorse disponibili». È proprio questa relazione con il territorio, conclude Bekemans, a poter diventare «un elemento di ispirazione per una Roma contemporanea nel futuro». (FN)