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Architettura
30 Aprile 2020

Post Covid19. Eugenio Cipollone: «Una strategia urbana improntata alla ricerca di equilibrio»

di Redazione OAR

Forse le città non si modificheranno profondamente per via del Coronavirus, così come non sono cambiate in modo rilevante in seguito alle epidemie del passato. L’attuale pandemia, però, «ci ha messo di fronte a uno scenario mai vissuto prima: vedere le nostre città deserte, come lo erano prima di essere sopraffatte da traffico, mobilità privata, rumore, inquinamento». È questo il presupposto da cui parte Eugenio Cipollone, fondatore dello studio Insula architettura e ingegneria, per guardare da un diverso punto di osservazione al futuro dei tessuti urbani.

In questo periodo, «abbiamo assistito al cambiamento senza potervi prendere parte, come da dietro il vetro di un acquario – afferma l’architetto -: le città si sono trasformate in quadri metafisici, mettendo sotto i nostri occhi la perdita di senso dello spazio pubblico senza vita collettiva e senza le persone». Ribaltando il ragionamento, quindi, nel prossimo futuro «avremo una occasione imperdibile per recuperare spazio pubblico. Bisogna approfittare di questa sorta di ‘sospensione’ per creare una nuova normalità, con interventi strategici, arginando i singoli interessi e regolamentandoli in favore di una gestione più equilibrata degli spazi».

Bisogna cercare, innanzitutto, «equilibrio – spiega Cipollone – tra le diverse modalità di trasporto: dal mezzo pubblico alla mobilità privata, anche realizzando a bassissimo costo percorsi ciclabili e aree pedonali. Equilibrio tra la pressione turistica e le funzioni vitali delle città storiche, dalla residenza al commercio, fino al lavoro. Equilibrio nelle modalità del lavoro stesso, anche negli studi professionali, con orari flessibili, limitando sempre di più gli spostamenti non necessari e usando in parte gli strumenti digitali abusati in questi giorni di emergenza. Equilibrio, ancora, tra grande distribuzione, commercio elettronico e quello di vicinato, riscoperto – quest’ultimo – proprio in questi giorni di emergenza».

E trovare, infine – conclude il fondatore di Insula – «l’equilibrio tra periferie e centro, con offerte culturali, di spazi pubblici, di lavoro, di aggregazione e facilità di spostamento. Servono, quindi, precise linee strategiche: ma bisogna farlo subito, evitando che – in assenza di regole – ciascuno agisca solo in base ai propri interessi».

(FN)

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