Rafforzare il ruolo delle nuove generazioni nel futuro della professione e nelle scelte dell’Ordine, riconoscere la pluralità dei percorsi professionali e trasformare le esigenze degli iscritti in proposte concrete. Sono questi gli obiettivi del percorso promosso dalla Commissione Giovani OAR, che individua nella partecipazione uno strumento per contribuire alla definizione delle priorità e delle iniziative dell’istituzione.
Dall’avvio alla professione all’innovazione dei modelli organizzativi, dai concorsi e dalle opere pubbliche alla formazione e alla ricerca, dal ruolo degli architetti nella Pubblica Amministrazione alla comunicazione e alle reti internazionali: sette ambiti di confronto che restituiscono la complessità e la diversificazione della professione contemporanea.
In questa prospettiva si è svolta, lo scorso 21 ottobre 2026, l’«Assemblea dei Giovani – Dall’ascolto all’agenda», promossa dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia. L’incontro, in modalità webinar con circa 140 partecipanti e aperto dai saluti del presidente OAR Christian Rocchi, ha dato continuità al percorso avviato con la prima Assemblea del 13 giugno, in vista della costruzione di una prima Agenda dei Giovani Architetti entro giugno 2027.
A illustrare obiettivi e metodo di lavoro è stata Silvia Nigro, consigliera OAR con delega ai Giovani, affiancata dalla Commissione composta da Pascale Carbone, Giulia Coppola, Viviana Fabietti, Gabriele Nunzio Limitone, Alessia Pricci ed Eride Tanga. «Parlare di giovani professionisti – ha ribadito Nigro – non significa affrontare soltanto una questione generazionale, ma interrogarsi sul presente e, soprattutto, sul futuro della nostra professione».
Richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Nigro ha sottolineato la responsabilità delle istituzioni nel riconoscere e valorizzare il contributo delle nuove generazioni, creando condizioni concrete per favorirne la partecipazione.
Il punto di partenza è il riconoscimento di una una comunità sempre più diversificata, che comprende libera professione, lavoro dipendente pubblico e privato, ricerca e nuove forme di collaborazione. Esperienze che richiedono rappresentanza e risposte differenti. L’Agenda dei Giovani Architetti, allora, servirà a raccoglierne le istanze, distinguendo gli ambiti di intervento diretto dell’OAR da quelli che richiedono il coinvolgimento di università, enti previdenziali e altri interlocutori istituzionali. In questa prospettiva, i giovani non sono soltanto destinatari di servizi e iniziative, ma soggetti attivi nella definizione delle priorità e delle proposte che possono orientare l’azione dell’Ordine.
Elemento centrale dell’Assemblea è stata la sperimentazione di una metodologia di lavoro partecipativa, articolata in sette aule tematiche, coordinate dai componenti della Commissione Giovani e aperte al contributo diretto degli iscritti. Una modalità di confronto pensata per superare la tradizionale distinzione tra relatori e pubblico, favorendo lo scambio di esperienze, l’individuazione delle criticità e la definizione di priorità condivise, quale punto di partenza per il successivo lavoro di elaborazione delle proposte. I sette ambiti rappresentano una prima struttura di lavoro, aperta a ulteriori contributi e integrazioni.
«Abbiamo voluto sperimentare un metodo di lavoro che mettesse al centro la partecipazione – ha sottolineato Nigro – perché crediamo che il ruolo dell’Ordine non debba esaurirsi nell’offerta di servizi e iniziative, ma comprendere anche la capacità di costruire occasioni di confronto nelle quali gli iscritti possano contribuire attivamente alla definizione delle priorità della propria comunità professionale».
A introdurre questa fase di confronto, la restituzione dei temi emersi nella prima Assemblea di giugno, attraverso un video e l’intervento di Pascale Carbone.
Guarda il video recap della prima Assemblea dei Giovani Architetti del giugno 2026
Sono stati inoltre presentati i servizi gratuiti di consulenza dell’OAR, con gli interventi di Diletta Avella, Stefano Bandini e Lorenzo Pasquarelli su aspetti fiscali e contrattuali, compensi, tutele e previdenza. Filippo Maria Invitti ha illustrato le opportunità offerte dal bando della Regione Lazio a sostegno delle attività professionali dei giovani.
Orientamento e condizioni di accesso al lavoro sono stati al centro del gruppo di lavoro sull’Avvio alla professione, coordinato da Eride Tanga (con Alice Buzzone, Giuliano Valeri, Cecilia Marati e Michele Cirulli). La segretaria OAR, Alice Buzzone, ha aperto il confronto e presentato l’area personale del sito, la piattaforma Concorsi e Divisare. Dall’esperienza di un percorso avviato con la vittoria di un concorso è emersa l’esigenza di ridurre la distanza tra università e Ordine, accompagnando i neolaureati nella conoscenza delle opportunità professionali.
Il confronto ha intrecciato orientamento e pari opportunità: maggiori garanzie economiche durante i congedi di maternità e paternità, condivisione delle responsabilità genitoriali e continuità dei percorsi, soprattutto femminili. Tra le proposte, anche spazi di coworking per architetti, resi disponibili dall’OAR o attraverso convenzioni, per favorire scambi di esperienze e collaborazioni.
L’innovazione della professione, affrontata nel gruppo di lavoro coordinato da Pascale Carbone (con Domenico Faraco, Maurizio Giodice, Luisa Costanzo e Gabriele Vitiello), riguarda anche la capacità di organizzare il lavoro. Uno studio piccolo può affrontare progetti complessi attraverso una gestione efficace dei processi e reti di competenze specialistiche. Il divario tra preparazione universitaria e gestione concreta dell’attività richiama quindi la necessità di rafforzare le competenze manageriali dei giovani: coordinare risorse, costruire strutture flessibili e migliorare i processi diventa parte del lavoro progettuale.
Qualità del progetto e sostenibilità della partecipazione hanno guidato il confronto su Concorsi e opere pubbliche, coordinato da Giulia Coppola (con Onorato Di Manno, Andrea Debilio e Giorgio Azzariti). Prima esigenza: documenti di indirizzo alla progettazione (Dip) chiari e completi, capaci di rendere leggibili obiettivi, vincoli e potenzialità degli interventi. Altrettanto centrale la continuità tra progetto selezionato e opera realizzata, con una direzione dei lavori meno assorbita dalla burocrazia e il riconoscimento della direzione artistica a tutela della qualità architettonica. Tra le proposte, indicazioni più chiare nei passaggi tra le fasi concorsuali e possibili rimborsi delle spese di partecipazione.
Per gli architetti nella Pubblica amministrazione, il gruppo di lavoro coordinato da Silvia Nigro (con Bianca Gommellini e Dario Mabritto) ha messo a fuoco formazione, responsabilità e identità professionale. La sovrapposizione degli obblighi di aggiornamento dei dipendenti pubblici e degli iscritti all’Ordine richiede forme di riconoscimento reciproco e una maggiore compatibilità con gli orari di lavoro. Restano inoltre le questioni delle coperture assicurative e della tutela legale, i cui oneri possono ricadere sui singoli.
Sul piano delle competenze emerge una doppia difficoltà: una preparazione non sempre adeguata in diritto amministrativo, economia e finanza pubblica all’ingresso nella PA; il rischio di perdere capacità tecniche e progettuali durante la carriera, quando prevalgono compiti procedimentali. Da qui la richiesta di una rappresentanza più forte e la proposta di incontri all’OAR tra architetti di amministrazioni diverse, estendendo il dialogo ai dipendenti delle società in house.
Il rapporto tra università e pratica professionale è stato approfondito dal gruppo di lavoro su formazione, ricerca e nuove competenze, moderato da Gabriele Nunzio Limitone (con Vincenzo Moschetti, Simone Lucchetti, Matilde Di Giovane, Marsia Marino, Anna Mangiatordi, Laura Santilli). L’obiettivo è rendere più continuo lo scambio: portare i risultati della ricerca ai professionisti e permettere al mondo accademico di confrontarsi con esigenze concrete. Tra le ipotesi, spazi per presentare ricerche nelle iniziative OAR e collaborazioni attraverso protocolli e bandi di Terza Missione. Le criticità normative e strutturali, anche in relazione alla Legge Gelmini, richiedono invece un confronto istituzionale più ampio, al quale l’Ordine può contribuire.
Comunicare il proprio lavoro e costruire reti e relazioni sono dimensioni strettamente collegate. È quanto emerso dal gruppo moderato da Alessia Pricci (con Riccardo Petrella, Paolo Pizzichini e Karin Bergher, consigliera OAR con delega alla sezione iunior). Il confronto tra carta stampata, podcast e video ha evidenziato il valore di un racconto capace di restituire esperienze e processi progettuali, oltre alle immagini delle opere. La visibilità digitale può diventare il punto di partenza per incontri e collaborazioni: tra le proposte, presentazioni periodiche dei progetti dei giovani presso l’Ordine, maggiore diffusione attraverso i canali OAR e rapporti con riviste e altre realtà editoriali.
L’apertura internazionale, affrontata nel gruppo coordinato da Viviana Fabietti (con Luca Bertoletti, Fabrizio Quattrociocchi e Alessandro Scaletti), ha posto l’attenzione sulle ragioni della partenza, sulle condizioni di lavoro all’estero e sulle prospettive di rientro. L’interesse per il mercato svizzero e il riferimento alle collaborazioni transnazionali a Barcellona hanno richiamato l’utilità di strumenti di orientamento e reti tra specializzazioni maturate in Paesi diversi. Anche qui l’OAR può facilitare contatti e accompagnare la mobilità, in uscita e in entrata.
I contributi emersi dai sette gruppi di lavoro, condivisi nella Sessione Plenaria, costituiranno la base per lo sviluppo dei Tavoli consultivi, attraverso i quali proseguirà il confronto in vista dell’Assemblea di giugno 2027. L’obiettivo è trasformare progressivamente le questioni individuate in proposte e possibili iniziative, distinguendo gli ambiti nei quali l’Ordine può intervenire direttamente da quelli che richiedono il coinvolgimento di altri interlocutori istituzionali.
«Quello che vogliamo costruire – ha concluso Nigro – non è un’Agenda per i giovani, ma un’Agenda costruita dai giovani, attraverso un confronto aperto e continuativo con l’Ordine».
La sfida sarà ora dare continuità al confronto avviato, trasformando i contributi raccolti in proposte capaci di alimentare il lavoro dell’Ordine e il dialogo con le altre istituzioni coinvolte nel futuro della professione. (FN)