Tre giorni, cinque convegni, oltre un centinaio di relatori e una platea che ha seguito senza soluzione di continuità il programma costruito dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia insieme a B-CAD e all’AIAC, Associazione Italiana di Architettura e Critica. Alla Nuvola, dal 4 al 6 settembre, la partecipazione dell’OAR alla Fiera Internazionale di Edilizia, Architettura e Design è diventata soprattutto un’occasione di confronto sul futuro della professione e delle città. B-CAD 2026, manifestazione dedicata ai mondi dell’edilizia, dell’architettura e del design, ha offerto il contesto per portare il progetto al centro del dibattito, mettendo in relazione professionisti, istituzioni, imprese, aziende, università e cittadini. Il risultato è stato un programma ampio e articolato, capace di attraversare temi diversi ma strettamente connessi: urbanistica e sicurezza, nuove politiche urbane e rigenerazione, sostenibilità ambientale e benessere, design e innovazione, intelligenza artificiale, nuovi scenari dell’abitare, spazio sacro e città contemporanea, ruolo delle donne nella professione e nuove forme di comunicazione dell’architettura. Un percorso che ha trovato una risposta significativa da parte del pubblico, con una platea costantemente affollata nei diversi appuntamenti della tre giorni e con il confronto tra generazioni, discipline e punti di vista come elemento ricorrente. Un programma articolato, ideato per mettere in relazione competenze e punti di vista differenti e affrontare alcuni dei temi centrali per la professione.
«Abbiamo voluto costruire un palinsesto che attraversasse alcuni dei grandi temi che riguardano oggi l’architettura e la città, creando occasioni di confronto tra professionisti, istituzioni, università, associazioni e altri interlocutori», sottolinea Marco Maria Sambo, direttore editoriale di AR Magazine e coordinatore per l’OAR del programma culturale realizzato per B-CAD 2026. «Dalle politiche urbane alla rigenerazione, dalla sostenibilità all’innovazione, dal design ai nuovi habitat, dalla trasformazione digitale alla comunicazione dell’architettura, il filo conduttore è stato quello della progettualità. Perché il domani è adesso. Stiamo vivendo cambiamenti epocali e, oggi più che mai, dobbiamo trovare nuove progettualità per gli scenari urbani, i paesaggi e le architetture del nostro futuro». Il risultato è stato un percorso – come detto – che ha accompagnato per l’intera tre giorni il pubblico della fiera, con cinque grandi convegni, talk, incontri e lectio magistralis, coinvolgendo anche giovani professionisti, università e vincitori della call OAR «Habitat per il prossimo futuro». Accanto alle attività formative, l’Ordine ha curato anche un ampio spazio dedicato alla Libreria della Casa dell’Architettura, con le pubblicazioni dell’OAR e una mostra fotografica allestita per l’occasione.
«Il ruolo dell’architetto è strategico perché è chiamato a essere uno degli attori principali nel coordinamento delle trasformazioni del territorio», evidenzia Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR. «La nostra è una professione intellettuale e tecnica che deve mantenere un aggiornamento metodologico rigoroso, soprattutto di fronte alle nuove tecnologie e alle innovazioni digitali. L’architettura, tuttavia, oltre a misurarsi con il progresso tecnico o progettuale, deve essere in grado di rispondere alle grandi sfide contemporanee, a partire dalla crisi ecologica, dalla gestione delle risorse, dalla rigenerazione urbana».
Politiche urbane, sicurezza e rigenerazione
La prima giornata, il 4 settembre, si è aperta con il convegno «Urbanistica, sicurezza e politiche per la città», con il coordinamento scientifico di Christian Rocchi, Lorenzo Busnengo e Marco Maria Sambo, con il coinvolgimento delle Commissioni OAR Innovazione, Internazionalizzazione, Protezione Civile e Giovani. Al centro del confronto, le politiche per la città contemporanea, la sicurezza urbana e l’innovazione, con l’obiettivo di ragionare su città più accoglienti, sostenibili e capaci di affrontare le trasformazioni in corso. Lo stesso Busnengo, in apertura del primo talk, ha richiamato la necessità di ripensare gli spazi urbani alla luce dell’emergenza climatica, con particolare riferimento alle isole di calore. «Pensiamo alle nostre piazze storiche: spesso sono completamente esposte al sole, senza ombreggiamento e senza adeguati livelli di permeabilità. Oggi dobbiamo intervenire per migliorare e proteggere la vita dei cittadini, mettendo insieme trasformazione tecnica e culturale».
Il video di Lorenzo Busnengo
Nel confronto sono intervenuti, tra gli altri, Enrica De Paulis, dirigente dell’UO Rigenerazione e Progetti Speciali del Dipartimento Programmazione Urbanistica di Roma Capitale, Michele Talia, presidente INU Nazionale, e Paolo Colarossi, presidente INU Lazio.
Per De Paulis, la rigenerazione urbana deve essere letta come un processo complessivo. «La rigenerazione dello spazio pubblico e i grandi progetti strategici – ha detto – devono rispondere contemporaneamente alle sfide del cambiamento climatico, della sicurezza urbana e della transizione digitale. A Roma questo significa lavorare non soltanto sulla trasformazione fisica degli edifici, ma anche sulla dimensione sociale e culturale della città».
La riflessione di Enrica del Paulis
A evidenziare il rapporto tra innovazione e governo urbano è stato invece Talia: «La sfida – ha affermato – è riuscire a mettere in relazione innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, crisi ambientale e invecchiamento della popolazione con la capacità di governare le città. Sono problematiche complesse, ma le città rappresentano anche luoghi pieni di potenzialità».
Le parole di Michele Talia
Per Colarossi, infine, «la sicurezza è una componente del buon vivere e quindi del futuro dell’urbanistica, ma non può esaurire il tema. Per il futuro – ha osservato – è fondamentale soprattutto intervenire sulla città esistente, perché è lì che si concentra una parte decisiva delle trasformazioni urbane».
L’intervista con Paolo Colarossi
All’appuntamento dedicato alle sfide della città contemporanea, con il confronto su urbanistica, sicurezza, innovazione e qualità dello spazio urbano, è intervenuta anche Patrizia Stranieri , consigliere del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, ragionando sulle trasformazioni in atto e sulle prospettive per le città di domani.
Il video di Patrizia Stranieri
Anche Luigi Prestinenza Puglisi, critico d’architettura e presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica, ha richiamato la necessità di ripensare il modello urbano a partire dalla qualità degli spazi pubblici e dai cambiamenti nelle modalità di lavoro e di vita: «Il problema della città è un problema importante perché le città, lo stiamo vedendo anche con il caldo di questi giorni, sono spesso poco ospitali e non riescono a coinvolgere le persone negli spazi pubblici, che diventano sempre più assolati e abbandonati a se stessi. Internet e l’elettronica hanno inoltre cambiato il modo di lavorare e di muoversi: oggi si lavora anche da casa o in luoghi diversi da quelli tradizionali. La città deve quindi essere ripensata. È sbagliato pensare che l’architettura non abbia più bisogno degli architetti: ne ha più che mai bisogno, soprattutto per trasformare e migliorare l’esistente».
La riflessione di Luigi Prestinenza Puglisi
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A seguire, si è svolto il talk «Nuove frontiere della città e rigenerazione. Il futuro è adesso», moderato da Marco Maria Sambo, ha ampliato il confronto sulle trasformazioni della città contemporanea e sul ruolo dell’architettura nella costruzione di nuovi modelli urbani.
Abitare il futuro: sostenibilità, benessere e innovazione
Il 5 settembre, la sessione mattutina ha affrontato il tema dell’abitare con il convegno «Abitare il futuro – Sostenibilità ambientale, benessere umano e rigenerazione urbana», coordinato scientificamente da Simone Cellitti, consigliere OAR delegato a Innovazione e Internazionalizzazione, e Daniela Covato, Commissione Innovazione OAR. Otto talk hanno affrontato sostenibilità ambientale e antropica, comfort abitativo, qualità dell’ambiente interno, progettazione multisensoriale e intelligenza artificiale, rigenerazione urbana, efficienza energetica, Smart City, sostenibilità della professione, servizi per la popolazione anziana, qualità dell’aria e benessere indoor. Tra i protagonisti, numerosi rappresentanti dell’OAR: Maria Costanza Pierdominici, Alice Buzzone, Carlo Zaffina, Marco Campagna, Karin Bergher, Roberta Maria Dal Mas, Giuliano Fausti, Raffaele Bencardino, Sabina Brinati, Sabina Calcabrini e Paolo Zappa.
«Abitare il futuro significa interrogarsi sul modo in cui il progetto può incidere concretamente sulla qualità della vita e sul comfort degli spazi», spiega Cellitti. «Le Commissioni Innovazione e Internazionalizzazione dell’Ordine – ha poi proseguito – hanno lavorato per portare all’interno del programma punti di vista differenti, anche molto distanti tra loro. È proprio questa pluralità di idee e contenuti, insieme alla possibilità di confrontarsi su visioni diverse, a rappresentare uno degli elementi più interessanti della giornata». Da rimarcare proprio l’impegno nell’organizzazione per il B-CAD delle due Commissioni OAR per le quali Cellitti è consigliere delegato, i cui componenti sono, rispettivamente, per Innovazione: Daniela Covato (coordinatore), Fabrizio Forniti, Stefania Ortolani, Rosaria Ippolito, Federica Rocco, Pietro Pasquarelli e Mattia Filippi; e per Internazionalizzazione: Roberto Tripi (coordinatore), Giorgio Mitrotta, Tiziana Pecoraro, Antonio Varacalli, Angelo Luigi Tartaglia, Luca Conoci e Angelo Di Palma.
La video pillola con Simone Cellitti
Sul rapporto tra intelligenza artificiale e progetto si è soffermato Giuliano Fausti: «L’intelligenza artificiale è uno strumento e come ogni strumento deve essere governato dall’architetto. È come avere sette coltelli a disposizione in cucina: sarà sempre lo chef a decidere quale usare, come usarlo e in quale quantità. Il problema non è avere paura dell’AI, ma capire come e cosa utilizzare. La cultura del progetto resta quindi centrale».
Il video di Giuliano Fausti
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Paolo Zappa ha invece posto l’accento sulla dimensione urbana della sostenibilità: «L’architetto deve tradurre la sostenibilità in azioni comprensibili e concrete, partendo dall’analisi urbana e arrivando alla trasformazione dei quartieri e dei loro contesti. L’OAR può essere un punto di raccordo tra cittadini, amministrazioni, soggetti privati, fondazioni e terzo settore».
Le parole di Paolo Zappa
La sessione si è chiusa con «La Strada Sostenibilissima: sperimentazione urbana, ricerca e percezione sensoriale», dedicata al progetto sperimentale Think and Touch e al lavoro degli studenti dell’Università degli Studi di Perugia. Per Paolo Belardi, presidente del corso Planet Life Design dell’Università di Perugia, la sostenibilità deve mantenere un rapporto con la qualità e la bellezza: «I centri storici sono cresciuti costruendo il futuro a partire da ciò che già esisteva. La bellezza è qualcosa che riguarda il buon vivere intorno agli oggetti e agli spazi. È questo rapporto tra tradizione e innovazione che dobbiamo trasmettere anche agli studenti».
L’intervista a Paolo Belardi
Habitat per il prossimo futuro: gli esiti della call OAR e i premi alla carriera
Nel pomeriggio del 5 settembre, spazio ad «Habitat per il prossimo futuro», con la consegna dei Premi alla carriera dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia al B-CAD 2026 e gli esiti della CALL «Habitat per il prossimo futuro», articolata nelle due sezioni «Architettura» e «Design e innovazione».
I premi alla carriera sono stati assegnati a Massimo Alvisi e Junko Kirimoto – Alvisi Kirimoto, Michele Molé e Susanna Tradati – Nemesi, e Gianluca Peluffo – Peluffo & Partners. I vincitori presenti – per gli studi Nemesi e Peluffo & Partners – hanno tenuto lectio magistralis, in cui hanno raccontato, attraverso opere e progetti, la propria visione.
Gianluca Peluffo, in particolare, ha sottolineato il rapporto tra progetto, luogo e futuro: «L’architettura connessa al futuro non può significare rifiuto del passato e del luogo. Un architetto italiano o mediterraneo non parte mai da una pagina completamente bianca: ogni sito contiene tracce visibili e invisibili e sono proprio questi vincoli a rendere più ricco il progetto. L’architettura è uno strumento di conoscenza, innovazione e condivisione».
L’intervista a Gianluca Peluffo
Michele Molè e Susanna Tradati di Nemesi, hanno sottolineato il valore del confronto promosso da B-CAD. «Siamo molto contenti per questo premio, che speriamo possa essere uno stimolo per andare ancora più avanti nel futuro, poggiandoci su quanto fatto ma cercando di ottenere ulteriori risultati soprattutto dal punto di vista della qualità e della ricerca delle opere che realizzeremo», ha spiegato Molè. Manifestazioni come questa, hanno proseguito, «sono importanti perché c’è assolutamente necessità di far sì che l’architettura entri sempre più come patrimonio collettivo della comunità e non rimanga qualcosa di esclusivo tra noi architetti. Essere in un luogo che guarda al futuro è un viatico importante per il futuro della nostra professione e dell’architettura a Roma e in Italia». Tradati ha aggiunto: «È anche l’occasione per ritrovare amici e colleghi e stare un po’ insieme. È un evento molto interessante, in una location bellissima, e siamo felici di aver potuto raccontare il percorso del nostro lavoro».
I video di Michele Molè e Susanna Tradati
Sono stati presentati, inoltre – come anticipato – i risultati della call OAR «Habitat per il prossimo futuro», rivolta agli iscritti e dedicata allo studio di possibili scenari per l’abitare e la città del futuro. Per la sezione Architettura il vincitore è risultato Gianluca Evels, mentre per Design e Innovazione il premio è andato ad Alessia Maggio. La giuria ha deciso inoltre di assegnare due menzioni d’onore per ciascuna sezione, sempre facendo riferimento ai criteri e alla sommatoria dei punteggi, valutando anche la pubblicabilità e il valore estetico progettuale delle proposte. Le menzioni d’onore della sezione «Design e Innovazione» sono state assegnate a Giorgio Scarchilli e Fabio Barilari, mentre per la sezione «Architettura» sono state attribuite a Giacomo Sanna e Alessia Maggio. Tutti i progetti sono stati selezionati dalle giurie (che hanno coinvolto rappresentanti di OAR, B-CAD e AIAC) sulla base dell’innovazione e della capacità di interpretare il futuro, della progettualità e della descrizione della proposta. I riconoscimenti sono stati consegnati da Vito Maiorano, Corporate Event Manager B-CAD. I progetti dei vincitori e delle menzioni d’onore saranno pubblicati sui canali di comunicazione dell’Ordine.
«Le proposte degli iscritti all’Ordine, tutte di altissimo livello, delineano un intreccio tra contemporaneo, innovazione, futuro, con soluzioni per nuovi habitat talvolta sorprendenti», ha commentato Marco Maria Sambo, direttore editoriale AR Magazine.
Le tavole di presentazione dei progetti vincitori della call
Gianluca Evels

Alessia Maggio

Sul rapporto tra progettualità, visione e trasformazione della città si è concentrata anche Claudia Ricciardi, direttrice della Casa dell’Architettura, sottlineando come l’incontro sia stata occasione per parlare «di habitat per il prossimo futuro e in particolare di progettualità, poeticità e soprattutto visione futura della città contemporanea e, in particolare, della città di Roma. Come Casa dell’Architettura portiamo avanti una rassegna che prende proprio il nome di ‘Contemporanea’ e volta a indagare i temi emergenti e imprescindibili della città di oggi. È stato interessante parlarne con alcuni dei progettisti intervenuti per capire quali sono e potranno essere le strategie e soprattutto gli approcci progettuali da portare avanti per la nostra città».
L’intervista a Claudia Ricciardi
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Spazio sacro e architettura contemporanea
Nella giornata conclusiva del 6 settembre, la sessione mattutina ha affrontato il rapporto tra «Spazio sacro e architettura contemporanea», con il coordinamento scientifico di Lorenzo Busnengo, Caterina Parrello, direttore editoriale di Chiesa Oggi, e Marco Maria Sambo.
Il tema è stato quello dello spazio sacro come componente strutturale dei territori italiani e come luogo capace di generare relazione, aggregazione e comunità. «Il sacro non riguarda soltanto il rapporto tra umano e divino, ma anche la possibilità di ricucire relazioni sociali e culturali», ha sottolineato Maria Costanza Pierdominici, vicepresidente OAR, che ha aggiunto: «Gli spazi sacri contemporanei si aprono alla città attraverso la loro morfologia, lo spazio, la luce e il rapporto con il contesto, superando una dimensione esclusivamente identitaria e costruendo occasioni di dialogo».
La riflessione di Maria Costanza Pierdominici
Protagonista dell’evento è stato l’architetto Marco Petreschi, che ha tenuto una lectio magistralis dedicata al proprio percorso professionale e ai principali progetti realizzati. «La mia esperienza professionale, lunga quasi sessant’anni, è stata caratterizzata soprattutto dalla necessità di trasformare le idee in opere. Circa il 90% dei miei progetti è nato da concorsi. Il rapporto tra teoria e pratica resta fondamentale: Vitruvio parlava di ‘ratiocinatio et fabrica’, cioè della necessità di tenere insieme pensiero e costruzione».
L’intervista integrale a Marco Petreschi
A richiamare il ruolo del progetto contemporaneo nei luoghi della fede è stata Caterina Parrello, osservando come «in Italia esista oggi una significativa esperienza di architettura sacra contemporanea, resa possibile anche da una committenza più attenta. Lo spazio sacro è legato all’identità del territorio e può contribuire a ricostruire comunità. I nuovi complessi parrocchiali possono diventare luoghi di prossimità, inclusivi, capaci di favorire aggregazione, dialogo e relazione tra generazioni».
Il video di Caterina Parrello
Sul rapporto tra architettura e sacro si è soffermato anche Luca Ribichini, coordinatore formazione OAR, riportando il tema alla dimensione originaria della disciplina: «L’architettura – spiega – nasce proprio per rappresentare il sacro, il divino, che diventa uno degli elementi fondativi di questa professione. Se guardiamo alla storia, tutte le civiltà hanno lasciato una testimonianza proprio nella rappresentazione del sacro. Quello che diventa complicato nella società contemporanea è riuscire a manifestarlo. In fondo, nelle opere che vengono realizzate dall’uomo si manifesta il senso della divinità e in questo la bellezza rappresenta una delle manifestazioni più importanti e più tangibili: credo che dobbiamo interrogarci su questo, cercare di riprendere questo valore e riportarlo al centro».
La video pillola di Luca Ribichini
Il rapporto tra contemporaneo e preesistenza è stato infine approfondito da Roberta Maria Dal Mas, consigliera OAR e docente di restauro alla Sapienza: «Si pone il problema del rapporto fra l’architettura contemporanea e la realtà storica dell’edificio sacro, un rapporto che deve avvenire attraverso un progetto in continuità tra la preesistenza e la progettualità contemporanea. È un tema assolutamente attuale: dobbiamo confrontarci con il modo in cui l’architettura e anche l’arte contemporanea possono essere realizzate all’interno dell’edilizia sacra nel rispetto dei valori dell’edificio storico».
Le parole di Roberta Maria Dal Mas
Donne in architettura e comunicazione del progetto
A chiudere il programma, nel pomeriggio del 6 settembre, è stato il doppio appuntamento «Donne in architettura / Futuro e comunicazione», coordinato da Luigi Prestinenza Puglisi, presidente AIAC, e Marco Maria Sambo.
Il primo talk, «Donne in architettura», ha portato al centro esperienze e percorsi professionali di architette chiamate a confrontarsi con il presente e con il futuro della professione. Alessia Maggio, fondatrice di Amart Architects, che ha moderato gli incontri, ha spiegato come «il confronto abbia voluto essere una fotografia del ‘fare architettura al femminile’, dando spazio a professioniste che lavorano in ambiti diversi, dagli interni alla grande architettura. Vogliamo raccontare non soltanto i progetti, ma anche le persone, le difficoltà quotidiane, le scelte e il rapporto umano con la professione».
L’intervista di Alessia Maggio
Il secondo talk, «Comunicare la città – Comunicare l’architettura», ha invece messo a confronto giornalisti, fotografi, editor e professionisti della comunicazione, affrontando i diversi modi di raccontare il progetto e le trasformazioni urbane.
Per Antonio Morlacchi, direttore editoriale di IoArch, comunicare architettura significa innanzitutto osservare: «Dopo ventuno anni di lavoro editoriale, comunicare l’architettura significa continuare a guardare come cambia il modo di produrla, di costruirla, di utilizzare materiali e tecnologie. La narrazione deve mantenere anche una dimensione critica, leggendo l’architettura dentro la città e il paesaggio e quindi anche attraverso aspetti sociologici e antropologici».
Il pensiero di Antonio Morlacchi
Il fotografo Moreno Maggi ha richiamato invece la necessità di documentare la realtà senza alterarla. «Oggi fotografare e comunicare la città e l’architettura – ha osservato – è più difficile, perché spesso viene richiesta una realtà che non esiste, abbellita e modificata. Il fotografo rischia così di diventare una sorta di chirurgo estetico della realtà. Ma la documentazione deve restare uno dei pilastri della comunicazione del progetto».
La video pillola di Moreno Maggi
Per Giulia Mura, editor, freelance e docente, la comunicazione deve essere invece pensata come un sistema, che oggi, ha rimarcato, «è necessariamente multilivello e multipiattaforma. Ogni progetto può essere raccontato attraverso canali diversi, ma ciascun canale ha regole e linguaggi propri. Bisogna quindi sapere a chi e dove si sta comunicando, per evitare di trasformare la comunicazione in semplice vendita».
Le considerazioni di Giulia Mura
A sottolineare il rapporto tra informazione e trasformazioni urbane è stato Giorgio Santilli, direttore di Diario DIAC: «Le trasformazioni del territorio – ha osservato – devono essere guidate dal progetto e gli architetti, insieme alla buona architettura, hanno un ruolo fondamentale nella rigenerazione urbana. Anche l’informazione deve contribuire a questo processo, mettendo in dialogo professionisti e altri soggetti, raccontando anche la dimensione sociale della rigenerazione».
La riflessione di Giorgio Santilli
Tra i relatori è intervento anche l’architetto Antonio Marco Alcaro, direttore editoriale rivista Inarcassa, che ha raccontato il restyling completo della pubblicazione e il nuovo volume appena realizzato.
Nel segno della comunicazione si sono chiuso il ciclo che, nelle tre giornate alla Nuvola, si è dedicato ai principali nodi che interessano oggi la professione e la città: un percorso che, ha sottolineato il vicepresidente OAR Busnengo in chiusura, «riflette anche la funzione dell’Ordine, che ha il compito di informare i suoi circa 19mila iscritti su norme, regolamenti e trasformazioni della professione, ma anche di partecipare al dibattito pubblico». (FN)