Recuperare e valorizzare il patrimonio infrastrutturale della Difesa significa confrontarsi con un patrimonio che custodisce storia, identità e memoria del Paese, ma che al tempo stesso è chiamato a rispondere ad esigenze operative contemporanee. Una sfida che richiede competenze multidisciplinari, dialogo tra istituzioni, innovazione tecnologica e qualità progettuale, nella consapevolezza che i professionisti – a partire da architetti e ingegneri – possono svolgere un ruolo determinante nell’individuare soluzioni capaci di coniugare conservazione, sicurezza, sostenibilità e funzionalità.
Di questi temi si è discusso il 1° luglio alla Casa dell’Architettura nel corso del convegno «Proteggiamo il passato, costruiamo il futuro – Il recupero del patrimonio infrastrutturale di pregio dell’Esercito, tra innovazione e salvaguardia del bene», con il coordinamento scientifico da Rosa Maria Filice, componente della Commissione Formazione OAR e Capitano (ris. sel.) Corpo Ingegneri Esercito. L’evento – organizzato dal Comando Territoriale Nazionale dell’Esercito in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia e con l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma – ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dei comparti infrastrutturali delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato, del mondo accademico, delle imprese e della società civile. Attraverso diversi panel tematici, il confronto ha affrontato – tra l’altro – il valore strategico e identitario del patrimonio infrastrutturale della Difesa, gli strumenti operativi e le competenze necessarie per il suo recupero, le esperienze maturate dalle Forze Armate e le strategie per il rinnovamento e l’adeguamento delle infrastrutture esistenti, con l’obiettivo di individuare modelli condivisi capaci di mettere in equilibrio – come detto – tutela storico-culturale, innovazione e funzionalità operativa.
Ad aprire i lavori è stato il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, che ha introdotto la giornata per poi lasciare spazio al primo panel, dedicato al valore strategico del patrimonio storico infrastrutturale. Sul tema, soffermandosi in generale anche sul senso dell’iniziativa, è intervenuto il Generale di Corpo d’Armata Gianpaolo Mirra, Comandante del Comando Territoriale Nazionale dell’Esercito: «Abbiamo organizzato questo convegno – ha detto – insieme agli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri proprio per approfondire congiuntamente le problematiche connesse al recupero e alla valorizzazione del patrimonio infrastrutturale di pregio dell’Esercito. Affrontando temi come il valore identitario di questi immobili, il difficile equilibrio tra le esigenze di tutela e quelle operative delle donne e degli uomini che li vivono quotidianamente, mettendo a sistema le esperienze maturate dagli esperti del settore, dalle amministrazioni preposte alla tutela del patrimonio, dal Ministero della Cultura, dal mondo accademico e dalle altre Forze Armate, confrontando soluzioni e casi concreti».
Tra i protagonisti del primo panel Alessandro Panci, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti PPC. «Il contributo dei professionisti – ha spiegato – è fondamentale per affiancare le istituzioni nella conoscenza, nella conservazione, nella manutenzione e nella valorizzazione di un patrimonio infrastrutturale di grande valore come quello dell’Esercito. Le competenze degli architetti, in particolare, consentono di individuare strategie e buone pratiche capaci di coniugare tutela, qualità degli interventi e sicurezza». L’Ordine degli Architetti di Roma, ha detto Panci, anche in qualità di presidente emerito dell’OAR, «ha maturato negli anni un’esperienza significativa grazie alla convenzione sottoscritta con l’Esercito Italiano, nata proprio con l’obiettivo di sviluppare sinergie per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio immobiliare militare. Un percorso che si è rafforzato anche nelle attività svolte in situazioni di emergenza, come dopo il sisma del Centro Italia», ricordando, in particolare, l’ultimo evento organizzato lo scorso 23 giugno tra Amatrice e Cittareale, al quale hanno preso parte anche rappresentanti dell’Esercito, a testimonianza di una collaborazione concreta tra istituzioni e professionisti. «Il Cnappc – ha affermato Panci – ha già sviluppato iniziative con la Difesa, in particolare sul fronte della formazione. Oggi è importante dare continuità a questo percorso, rafforzando la collaborazione e promuovendo nuove convenzioni e progettualità condivise, affinché le competenze dei professionisti possano continuare a supportare l’Esercito nelle attività di tutela, manutenzione e valorizzazione del proprio patrimonio, così come negli interventi che richiedono elevata qualità tecnica e particolare attenzione alla sicurezza».
Nel corso del panel è emerso con forza il valore della qualità progettuale quale elemento centrale del processo di recupero. Un concetto condiviso dai relatori e rilanciato anche nella sintesi conclusiva, insieme alla necessità di «fare sistema» e mettere in rete competenze diverse per affrontare la complessità degli interventi.
Il secondo focus, dedicato ai processi, alle competenze e alle sinergie necessarie per recuperare il patrimonio infrastrutturale, ha affrontato gli strumenti operativi e le prospettive di innovazione. Tra i relatori il presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, Christian Rocchi, che ha sottolineato come «nella rigenerazione urbana ,che ha forti implicazioni con la coesione sociale, un ruolo fondamentale potrebbero ricoprire i tanti beni da riqualificare dell’esercito. Potrebbero rappresentare occasioni di qualificazione del territorio e anche di restituzione identitaria dei territori. Ogni ente e ogni possibilità di intervento debbono farsi strumento di miglioramento progressivo del nostro paese. Un ulteriore grande ruolo che l’Esercito potrebbe assumere per l’Italia intera». Rocchi ha poi richiamato il valore storico delle infrastrutture militari: «Ci sono caserme che devono conservare la loro anima, ma il vincolo non deve essere visto come un problema, bensì come un ulteriore stimolo a fare meglio, a preservare e – insieme – a innovare. Sugli edifici vincolati si può lavorare: lo dimostrano tanti interventi realizzati su beni monumentali della città. Non vedo perché non si debba poter intervenire anche sulle caserme, entrando nel merito delle soluzioni progettuali». Secondo il presidente dell’OAR, uno degli strumenti più efficaci è rappresentato dai concorsi: «È importantissimo avere un ventaglio di proposte, attraverso sistemi concorsuali che consentano anche alle Soprintendenze di scegliere tra più progetti e individuare le soluzioni migliori».
Uno stralcio video dell’intervento di Christian Rocchi
Sulla stessa linea, in termini di spirito di condivisione, la riflessione di Stefano Giovenali, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma: «Da tempo vedo crescere una collaborazione sempre più forte tra le istituzioni, a partire dal rapporto con le Soprintendenze. Lavorare insieme fin dall’inizio permette di comprendere meglio le esigenze della conservazione e della funzionalizzazione dei beni. Oggi non esiste una contrapposizione tra competenze di architetti e ingegneri: la vera sfida è lavorare insieme. Le tecnologie, dal BIM agli strumenti digitali più evoluti, ci aiutano, ma il principale salto di qualità è rappresentato dalla capacità di integrare competenze diverse e costruire una reale multidisciplinarietà».
A porre l’accento sulla necessità di superare una visione esclusivamente conservativa del patrimonio infrastrutturale è stato il Generale Mario Sciandra, direttore della Direzione Generale dei Lavori della Difesa. «L’auspicio è che da incontri come questo possa generarsi un percorso condiviso che contemperi sempre di più gli interessi della tutela e quelli militari, affinché un edificio di pregio possa essere riprogettato e rivalorizzato con tempi certi e ragionevoli. Quando parliamo di infrastrutture di pregio non dobbiamo commettere l’errore di limitarci al concetto di custodia: dobbiamo sempre più parlare di valorizzazione. Le infrastrutture sono un fattore abilitante della capacità operativa dell’Esercito e, nello stesso tempo, sono beni da custodire e restaurare. Per questo occorre costruire un percorso di convergenza tra tutela e funzionalità. Ogni caso è diverso, ma esiste un metodo: avviare il confronto tra tutte le istituzioni fin dall’inizio, nel rispetto del principio di leale collaborazione. Solo così si arriva a progetti di maggiore qualità». Sciandra ha inoltre sottolineato il ruolo decisivo del mondo universitario, delle autorità preposte alla tutela e degli Ordini professionali: «Gli Ordini sono uno straordinario strumento per valorizzare questi beni e individuare soluzioni capaci di salvaguardare contemporaneamente tutela e funzione militare».
Il cambiamento culturale registrato negli ultimi anni lo ha evidenziato anche Fabrizio Magani, direttore generale Abap del Ministero della Cultura. «Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione nella sensibilità verso il patrimonio delle Forze Armate – ha affermato -: fino a pochi anni fa caserme e fortificazioni erano percepite come luoghi chiusi e inaccessibili; oggi c’è una nuova attenzione sia verso la loro tutela sia verso la loro valorizzazione. Due sono i grandi temi che abbiamo davanti: da una parte la rifunzionalizzazione delle caserme come luoghi di benessere per chi vi lavora, dall’altra la riconversione di ciò che non serve più, affinché possa trovare una nuova vita».
Tra gli esempi concreti, è stato Bruno Buratti, Comandante in seconda del Comando Generale della Guardia di Finanza, a portare l’esperienza maturata nel recupero del Forte Aurelio e, più in generale, a fare riferimento al sistema delle fortificazioni storiche di Roma e non solo, illustrando le potenzialità offerte da un approccio capace di integrare conservazione e nuove funzioni.
Il panel dal titolo «Dal progetto alla realtà: le esperienze delle Forze Armate», ha approfondito proprio casi concreti, criticità e soluzioni adottate nei diversi contesti operativi. Tra gli interventi, quello del preside della Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma, Orazio Carpenzano, che ha illustrato, tra l’altro, il progetto relativo al Campo e al Museo della Terza Armata di Redipuglia, quale esempio di valorizzazione di un luogo di forte valore storico e simbolico.
Il quarto e ultimo panel, dedicato alle strategie di adeguamento e rinnovamento del patrimonio infrastrutturale della Difesa, ha affrontato il delicato equilibrio tra ricostruzione, recupero conservativo e rigenerazione funzionale. Sul tema è intervenuta Maria Costanza Pierdominici, vicepresidente OAR e specializzata in restauro dei monumenti e conservazione dei beni culturali, sottolineando come il riuso rappresenti il primo strumento di tutela. «Il primo passo per la conservazione dei beni che rivestono interesse culturale è l’uso, o meglio un riuso adattivo, capace di mantenere e trasmettere le valenze storiche, artistiche, architettoniche, tipologiche e strutturali dell’edificio, rendendolo nello stesso tempo adatto a una nuova funzione. La difficoltà – ha aggiunto – sta proprio nel trovare questo equilibrio. Quando si entra nell’operatività emergono questioni molto complesse, dall’efficientamento energetico agli interventi strutturali: : anche elementi apparentemente semplici, come gli infissi, rappresentano componenti architettoniche fondamentali e ogni scelta progettuale deve saper bilanciare tutela e nuove esigenze d’uso. Per questo è indispensabile affrontare ogni intervento con una visione multidisciplinare e partire sempre da quello che considero il vero punto di partenza del progetto: la conoscenza. Solo attraverso una conoscenza completa del bene è possibile realizzare un intervento capace di valorizzarlo davvero».
A concludere, rimarcando il significato complessivo della giornata – che è stata scandita anche da momenti di incontro informale, con il coffee break e lo standing lunch ospitati nel giardino della Casa dell’Architettura, dove i partecipanti hanno potuto visitare gli stand allestiti per l’occasione – è Rosa Maria Filice, coordinatrice scientifica del convegno. «Proteggiamo il passato, costruiamo il futuro», ha spiegato, richiamando il titolo dell’incontro, «racchiude una sfida di grande attualità: custodire il patrimonio storico e architettonico del nostro Paese rendendolo al tempo stesso sicuro, efficiente e capace di rispondere alle esigenze del presente. Il patrimonio infrastrutturale della Difesa rappresenta un bene di straordinario valore storico, culturale e identitario. Intervenire su questi immobili significa coniugare tutela, innovazione, sostenibilità e sicurezza attraverso un dialogo costante tra istituzioni, professionisti e mondo della ricerca. L’obiettivo, quindi, è favorire il confronto tra competenze diverse, condividere esperienze e riflettere sulle migliori strategie per valorizzare il nostro patrimonio, nella consapevolezza che preservare il passato significa costruire con responsabilità il futuro». (FN)