La tutela del patrimonio storico non può più essere affrontata come la semplice risposta a un’emergenza. Richiede prevenzione, conoscenza, capacità di leggere la complessità e soprattutto una collaborazione stabile tra istituzioni, amministrazioni, strutture operative e professionisti. Solo mettendo a sistema competenze diverse e individuando un modello integrato e replicabile è possibile garantire – allo stesso tempo – sicurezza delle persone, conservazione dei beni culturali e e piena fruibilità degli spazi urbani.
Con queste premesse, partendo da un caso concreto e analizzandolo a fondo, si è sviluppato lo scorso 8 luglio, presso l’Istituto Superiore Antincendi di Roma (in via del Commercio, 13), il convegno «Torre dei Conti – Soccorso, gestione del rischio e messa in sicurezza del patrimonio», iniziativa che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, degli enti preposti alla tutela del patrimonio, e degli Ordini degli Architetti PPC (OAR) e degli Ingegneri della provincia di Roma (OIR). Con una mattinata è stata dedicata a un confronto tra i principali protagonisti istituzionali, ed il pomeriggio incentrato sull’approfondimento degli aspetti tecnici e operativi che hanno consentito di mettere in sicurezza – come è emerso dalla giornata – uno tra i monumenti più complessi della Capitale.
Ad aprire i lavori è stato il Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Eros Mannino, che ha sottolineato come il risultato raggiunto sia stato possibile solo grazie a un autentico lavoro di squadra, con la realizzazione di «intervento che ha consentito di ottenere un risultato importante, seppur temporaneo: la messa in sicurezza di un fabbricato la cui stabilità era compromessa da secoli. È un risultato positivo che riflette il gioco di squadra tra Comune di Roma, Prefettura, Sovrintendenza Capitolina, professionisti, impresa e tutti i tecnici coinvolti». Lo stesso Mannino ha rivolto un «ringraziamento particolare ai Vigili del Fuoco intervenuti quel giorno, che hanno operato con straordinaria professionalità e coraggio, rischiando la propria vita per salvarne altre. La messa in sicurezza della Torre ha avuto un duplice obiettivo: salvaguardare un bene culturale unico e restituire alla città uno spazio fondamentale per la sua fruizione».
Sulla stessa linea il Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, Attilio Visconti, che ha evidenziato come la protezione del patrimonio culturale debba entrare stabilmente nella gestione del rischio. «Il crollo della Torre dei Conti – ha sottolineato – ci lascia una lezione severa sull’importanza di mettere al centro la salvaguardia del patrimonio storico e artistico. La messa in sicurezza dei beni culturali non può più essere considerata una fase successiva all’emergenza, ma deve diventare parte integrante della pianificazione e della gestione del rischio».
Tra gli interventi istituzionali anche quello del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha definito il caso della Torre dei Conti un modello amministrativo e tecnico per il futuro, «un caso di studio di straordinaria rilevanza». Quello che è stato fatto – ha spiegato – «non riguarda soltanto la Torre dei Conti, ma lascia al Paese un modello tecnico e di collaborazione istituzionale. Ci siamo trovati di fronte a una situazione di estrema complessità, nella quale era necessario tenere insieme diverse esigenze fondamentali: la sicurezza delle persone, la salvaguardia di un monumento unico e il rispetto delle indagini giudiziarie. Riuscire a conciliare questi aspetti è stato un risultato straordinario. Salvare un monumento che molti ritenevano ormai irrecuperabile è stato possibile grazie all’altissima competenza dei Vigili del Fuoco, al contributo dei professionisti, delle imprese e di tutte le istituzioni coinvolte. È il risultato di quello che definiamo ormai il ‘Metodo Roma’: un sistema fondato sulla fiducia reciproca, sulla collaborazione e sulla capacità di assumersi responsabilità».

A chiudere la prima parte del confronto è stato, Christian Rocchi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, coordinatore scientifico del convegno sul fronte formazione, che ha portato il punto di vista dei professionisti, lanciando un forte richiamo alla necessità di conoscere realmente lo stato del patrimonio edilizio storico e intervenire prima che sia troppo tardi. «Questo evento – ha detto – ci permette di lanciare un vero grido d’allarme. Non possiamo pensare che gli edifici storici siano eterni solo perché sono in piedi da secoli. Ogni volta che entriamo in un edificio storico scopriamo murature profondamente manomesse, coperture compromesse, materiali degradati, strutture che lavorano spesso al limite delle loro capacità. È necessario costruire quella che definiamo la ‘cartella clinica’ degli edifici, conoscere il loro stato di salute e intervenire prima che si verifichino tragedie. Gli edifici hanno una vita, come le persone: quelli in muratura durano più a lungo, ma non sono immortali. L’esperienza dei terremoti ci insegna che dove si è intervenuti con opere di consolidamento gli edifici hanno resistito, mentre dove non si è fatto nulla i crolli sono stati inevitabili. La conoscenza dello stato degli edifici non è soltanto una necessità tecnica: è una responsabilità etica».

È intervenuto anche il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma, Stefano Giovenali, che ha evidenziato come la Torre dei Conti rappresenti un esempio concreto di integrazione tra competenze. È un caso, ha affermato, «che ci consegna una lezione molto chiara: davanti a un bene storico ferito nessuna competenza da sola è sufficiente. Serve una convergenza di professionalità, responsabilità e una visione comune. La sicurezza non è stata interpretata come la semplice chiusura di un problema, ma come un’azione tecnica intelligente, reversibile e compatibile con il futuro recupero del monumento. La qualità dell’intervento non dipende soltanto dai mezzi disponibili, ma dalla capacità di applicarli all’interno di un metodo rigoroso e condiviso».
Nel confronto di apertura sono intervenuti – tra gli altri – anche il Prefetto di Roma, Lamberto Giannini, che ha sottolineato come «trasformare l’esperienza della Torre dei Conti in occasione di riflessione condivisa, dai cui potranno nascere insegnamenti preziosi per il futuro, significhi rafforzare la capacità di prevenzione del Paese»; e il Sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce, che ha rimarcato ancora una volta come «l’elemento chiave sia stata la concertazione: il tavolo tecnico permanente ha consentito un confronto quotidiano tra tutte le competenze necessarie, adattando giorno dopo giorno le soluzioni operative. È stato un lavoro che ha prodotto non solo la messa in sicurezza del monumento, ma anche nuove conoscenze sulla Torre dei Conti, fondamentali per il futuro restauro».
Ampio spazio è stato dedicato, con la relazione di Adriano De Acutis, comandante dei Vigili del Fuoco di Roma, alla ricostruzione nel dettaglio delle fasi del soccorso e della successiva messa in sicurezza, illustrando anche la complessità organizzativa e tecnica affrontata nei mesi successivi al crollo. Dopo la fase di emergenza e soccorso che ha seguito i crolli – durante la quale sono precipitati oltre 350 tonnellate di materiale – «attraverso la convenzione tra Comune di Roma, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Ministero della Cultura abbiamo costruito un’organizzazione senza precedenti – ha spiegato -. Più di cento operatori specializzati, oltre undicimila ore di lavoro e cento giornate operative hanno consentito di realizzare un intervento estremamente delicato, fondato su monitoraggi continui, procedure dedicate, briefing quotidiani e un tavolo operativo permanente coordinato dalla Prefettura. Ogni decisione veniva verificata giorno per giorno, adattando le attività all’evoluzione della situazione e garantendo contemporaneamente sicurezza degli operatori, tutela del monumento e rispetto delle esigenze investigative».
Nella sessione pomeriggio, come detto, il convegno è entrato nel vivo degli aspetti più tecnici con una seconda parte dedicata all’intervento di soccorso e alla messa in sicurezza. I relatori hanno approfondito le diverse fasi operative dell’intervento: dalla gestione del soccorso agli interventi in somma urgenza, passando per le soluzioni di ingegneria applicata al soccorso e ai metodi e prassi per la messa in sicurezza degli edifici storici e vincolati, fino ai sistemi di monitoraggio strutturale in fase di emergenza, completando una panoramica tecnica su procedure, strumenti e metodologie adottate per «trasformare un intervento di emergenza in un modello» per la tutela del patrimonio storico e culturale. (FN)