«Una città come Roma, negli anni durante i quali scrivevo Sentimento, era città dove si aveva ancora il sentimento dell’eterno e nell’animo nemmeno oggi scompare, davanti a certi ruderi. Quando si è in presenza del Colosseo, enorme tamburo con le orbite vuote, si ha il sentimento del vuoto. A Roma si ha il sentimento del vuoto. È naturale, avendo il sentimento del vuoto, uno non può non avere anche l’orrore del vuoto. Quegli elementi ammucchiati, venuti da ogni dove, per non lasciare un briciolo di spazio, di spazio libero, per tutto riempire, per non lasciare nulla, nulla di libero. Quell’orrore del vuoto, si può sentirlo a Roma infinitamente di più, e nemmeno nel deserto, che in qualsiasi altra parte della terra. Lo credo: dall’orrore del vuoto nasce, non la necessità della riempitura dello spazio con non importa quale elemento, ma tutto il dramma dell’arte di Michelangelo.»1
Giuseppe Ungaretti
1Ungaretti, G. (1971). Sul «Sentimento del tempo». In L. Piccioni (a cura di), Ungaretti. Un’antologia delle opere (pp. 343-348). Arnoldo Mondadori Editore.

Nell’immagine di copertina: Vista del Colosseo, Roma. Fotografia © Riccardo Bertolo.
A cura di Giuseppe Felici, Redazione AR Web






