Editoriale

Il Festival dell’Architettura di Roma nel tessuto sociale dei territori

La riflessione del presidente OAR, Christian Rocchi, in vista dell'ottava edizione di FAR

A qualche giorno dall’inaugurazione del Festival dell’Architettura di Roma, torniamo a parlare del dialogo come risorsa primaria di intreccio del tessuto sociale. Questa la base importante sulla quale tornare ad impostare le politiche per la città.

Non pensare alla città come coacervo di costruzioni, ma tornare ad intenderla come organismo fatto per il benessere dei cittadini, per la loro crescita sana e per dare una possibilità di impegno per la stessa comunità a tutti.

Ogni cittadino deve sentirsi parte di un unico organismo nel quale viene chiamato a dare il suo contributo. No isolamento sociale, no ghettizzazione edilizia per andare verso la certezza di un’unica comunità che avanza per il bene comune.

Per tale ragione gli architetti si fanno strumento di riflessione aprendo la Casa dell’Architettura e uscendo a dialogare con i territori e con i loro cittadini.

Il Festival dell’Architettura di Roma, quindi, dialoga con luoghi, funzioni e cittadinanza attraverso il gli spazi pubblici e privati che stanno diventando spazi per servizi attrezzati, ambienti per lo sport, e che indicano come la cura per l’ambiente diventa cura degli spazi comuni rivolti alla cittadinanza. Credere in una nuova organizzazione sociale che sia basata sulla mutua collaborazione e che generi miglioramento progressivo per gli interi territori. Per questo gli ambienti non devono essere più percepiti come terra di nessuno e come cosa estranea, ma luoghi da curare, da sentire come propri e che favoriscano la corretta crescita dei nostri ragazzi.

Gli architetti credono in un’unica organicità del sistema città che:

– miri a far trovare ad ognuno dei suoi cittadini il suo posto e il suo lavoro all’interno di comunità;

– elimini progressivamente il degrado degli ambienti che poi diventa sempre anche degrado sociale;

– e infine favorisca l’integrazione di chi li abita. 

Ognuno deve essere messo in grado di portare il suo contributo all’intera comunità.

Ogni entità sia pubblica che privata deve essere partecipe di questo grande e ambizioso obiettivo costituzionale. Ed il festival nel suo piccolo cerca proprio di cogliere questo obiettivo.

L’impegno del nostro Ordine su questi temi è stato costante negli anni. Molti anche gli eventi organizzati oltre il festival che sono andati verso questo indirizzo di miglioramento comune che non prescinde dai grandi temi di legalità, di accessibilità delle città per tutti, di selezione della migliore qualità dell’architettura attraverso i concorsi, di proposte di modifica di leggi che spesso rappresentano un fatto ostativo alle migliori forze espressive del paese, purtroppo spesso dovuto all’alto grado di burocratizzazione della produzione delle nostre città che lascia di fatto in second’ordine la qualità dell’edificato.

Tutte le nostre attività vanno verso un unico indirizzo che è quello del miglioramento delle condizioni di vita comuni e verso la grande ambizione di una crescita spirituale e culturale.

L’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia apre a tutti gli enti che abbiano voglia di impegnarsi in questo solco comune per continuare a far crescere le attività del Festival dell’Architettura.

Enti, come Roma Capitale, hanno già espresso in questi anni la loro collaborazione nei tanti eventi che hanno costituito il festival negli anni passati. 

Ci aspettiamo che Il Festival dell’Architettura di Roma continui a crescere, ad essere espresso nel futuro sempre con maggiore forza, a pervadere il tessuto sociale dei territori e ad entrare nell’immaginario collettivo della cittadinanza: tornare a considerare l’architettura come strumento di miglioramento comune e di racconto della nostra cultura contemporanea ai nostri posteri.