Editoriale

La cosa comune: un interesse collettivo. La consegna del patto sociale statuito dalla costituzione.

Intervento del Presidente all'evento per la giornata dei diritti in data 22.05.2026

Cosa porta un pescatore ad occuparsi della legalità e dei diritti comuni?

Cosa porta dei sacerdoti ad occuparti della legalità e dei diritti comuni?

Cosa porta un contadino ad occuparsi di legalità e di diritti comuni?

Cosa porta un ordine degli architetti, paesaggisti, pianificatori e conservatori ad occuparsi di legalità e di diritti comuni?

Se ci poniamo queste domande significa che abbiamo fatto bene ad occuparcene!

È la constatazione della nostra realtà, l’osservazione del nostro ambiente, il connettivo comune che forma parte essenziale del nostro patto sociale, costituzionale, che porta fortunatamente tante persone ad occuparsi di legalità e di diritti.

Non siamo isole in mezzo al mare. Siamo in un’unica entità sociale, tutti con i stessi diritti e i stessi doveri. Le regole sono le stesse per tutti: uguali. Tutti siamo chiamati all’impegno, ognuno nel proprio settore, tutti a produrre con le proprie vite un miglioramento materiale e spirituale per il bene comune.

È evidente quindi che tale fine sia incompatibile in uno stato di illegalità e di costante violazione dei diritti.
Quando un territorio è interessato da sistemi di illegalità, il progressivo miglioramento, fine di ogni nostra azione, si blocca. L’illegalità è l’antitesi del miglioramento progressivo del paese, è la demolizione della cosa comune, della cosa pubblica, dell’espressione delle migliori forze, dell’espressione culturale che ha fatto dell’Italia il paese con il 70% della totalità mondiale dei beni culturali e paesaggistici.
Bloccare il miglioramento delle nostre città significa bloccare l’educazione civile, l’inclusione sociale e la partecipazione di donne e uomini alla crescita spirituale del paese.

Per questo nessuno di noi può pensare che la legalità e i diritti in fondo non siano affare nostro. Un diritto violato ad un essere umano deve essere considerato un’offesa perpetrata a tutti noi.
Per questo l’indifferenza è la più grande offesa che si può fare a tutti coloro che hanno dato la vita perché oggi potessimo vivere in uno stato di diritto, con un patto di garanzia sociale straordinario statuito da quell’incredibile opera d’arte che è la nostra carta costituzionale.

Per questo non come architetti, o non solo, ma come cittadini, ci occupiamo e ci occuperemo di diritti e di legalità.
Non siamo e non saremo mai indifferenti a nessuna violazione dei diritti e cercheremo nel nostro piccolo e con gli strumenti che sono a nostra disposizione di stimolare un dibattito costruttivo, che intendiamo mai retorico e solo commemorativo, supportando, durante tutto l’arco dell’anno, attività di riflessione ed azioni finalizzate anche alla risoluzione di problemi concreti.
Non solo a Roma, ma dove ce né stato e ce ne sarà bisogno.

Oggi per dare un’ulteriore spinta alle attività che abbiamo intrapreso ormai da 9 anni, possiamo contare con un’altra forza: quella del consiglio nazionale degli architetti recentemente rinnovato e rappresentato dal qui presente amico presidente Alessandro Panci.

Speriamo in un effetto domino, non solo con gli architetti, ma con l’intera società civile.
Speriamo vivamente che l’educazione alla solidarietà umana predicata da tutto il nostro dettato costituzionale, e che pervade i codici deontologici delle professioni ordinamentate, torni ad essere preminente rispetto ai temi di contrapposizione predicata dai mercati della competizione mirata esclusivamente al profitto sopra ogni altra cosa, concezione spesso base di derive di illegalità e di immoralità che ledono i nostri diritti di esseri umani.

Non a caso oggi questo evento è dedicato a Libero Grassi. Persona che credeva in uno stato di diritto e in una cosa comune, libero appunto da ogni tipo di prevaricazione.

Non c’è altro modo di intendere il nostro operato e le nostre vite.

Infine grazie! Grazie a tutti voi. 
A chi ha ospitato questo nono incontro in questo luogo così denso di significato, ne siamo onorati.  Grazie a coloro che si sono resi disponibili a dare il loro tempo ad una riflessione comune. Alle autorità presenti grazie. A voi che avete voluto essere qui dal vivo e on line, a testimoniare la vostra solidarietà ed interesse al bene comune. Ai vari consigli che hanno creduto in questo percorso e ai miei consiglieri: grazie. Alla nostra organizzazione: a Cristina e Nives e al comitato d’onore, al quale immeritatamente appartengo, a Franco, Renato, Cinzia, Francesco, Maurizio, Carlo, grazie per il costante impegno per la vostra amicizia e per credere in un percorso così duraturo, costante ed impegnativo.

Grazie davvero.