Editoriale

Per l’architettura e per il bene comune!

Ringraziamenti

Da troppi anni sono stato chiamato a lavorare per l’attività pubblica espressa dal nostro Ordine. In passato ho collaborato in gruppi che si occupavano di internazionalizzazione e giovani architetti.

Avendo frequentato entrambi gli enti, non ho mai compreso perché il Consiglio Nazionale e l’Ordine degli Architetti di Roma si siano sempre guardati con sospetto.

Il mio errore è stato quello di osservare questi due enti dal mio punto di vista: sono stato spesso trascinato all’interno della dimensione politica ordinistica e ho sempre accettato con riluttanza incarichi politici, perché sapevo che mi avrebbero distolto dal mio lavoro di architetto, che amo e che, come tutti sappiamo, richiede grande attenzione e dedizione.

Per questo non comprendevo. Non comprendevo perché ho sempre visto l’attività prestata per l’Ordine e per il CNAPPC come un “unicum”, orientato a finalità che andavano oltre me stesso per rivolgersi all’intera comunità. Forse anche perché ero io stesso un utente e mi aspettavo alcune cose che non trovavo all’interno delle nostre istituzioni.

In sintesi, cercavo, da iscritto, di creare opportunità che non esistevano ma che sarebbero state molto utili. Ho anche imparato, però, che il rispetto dovuto alle istituzioni, da parte di chi presta servizio per la comunità, porta a essere, appunto, l’ultimo dei servitori. Si creano possibilità, ma non si può usufruirne: si creano borse di studio all’estero nei migliori studi di architettura europei, ma non si può partecipare; si creano tirocini, ma non si può aderire; si creano concorsi, ma non si può concorrere. Si vorrebbe essere chiamati a raccontare il proprio lavoro, ma non è possibile farlo.

Si è servitori pubblici e, come tali, si deve tutelare l’onorabilità dell’istituzione, a garanzia degli iscritti architetti e, quindi, anche di se stessi.

Vista in quest’ottica, il sospetto che è sempre esistito tra Consiglio Nazionale e Ordine di Roma — ma anche tra ordini piccoli e ordini grandi — non ha motivo di esistere.

Coloro che assumono impegni politici in qualsiasi Ordine, incluso il Consiglio Nazionale, devono avere come obiettivo il miglioramento delle condizioni comuni. E quando diciamo “comuni” intendiamo quelle della nostra società. Professionisti preparati e competenti costruiscono città e ambienti più vivibili e funzionali; città più vivibili e funzionali formano cittadini migliori. Questa equivalenza politica — anzi, POLITICA — è alla base di tutto, insieme al senso di comunità, all’apertura e alla trasversalità.

Su questi principi abbiamo basato le elezioni vinte un anno fa; su questo presupposto, condiviso con un buon numero di ordini, siamo riusciti a ottenere il rinnovo del Consiglio Nazionale.

Per quanto detto, per lo spirito di servizio attraverso il quale ci aspettiamo venga governato il Consiglio Nazionale e per l’impegno assunto dagli eletti dell’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori di Roma e provincia, non arriveranno congratulazioni. Arrivano invece sentiti ringraziamenti agli eletti e a tutti coloro che si sono fatti carico di un gravoso percorso elettorale, costruendo i presupposti che hanno portato colleghe e colleghi a essere eletti per il bene comune.

Il nostro auspicio è che questi cinque anni siano anni di condivisione e di attività integrate con l’intera comunità degli ordini, al fine di aumentare le possibilità di raggiungere i numerosi e ambiziosi obiettivi che ci siamo dati come comunità.

Concludiamo congratulandoci per le parole espresse, prima delle elezioni nella nostra sala consiglio, dall’architetto Giancarlo Busirivici che, a 93 anni, ha tenuto un discorso di grande ispirazione politica, proprio sul valore dell’impegno e sul dovere che tutti noi abbiamo quando siamo chiamati a svolgere un servizio per la comunità.

Il nostro Ordine rimarrà a piena disposizione di tutta la comunità degli architetti: per l’architettura e per il bene comune!

Buon lavoro.