Una riflessione interdisciplinare sul rapporto tra intelligenza artificiale e creatività, mettendo in dialogo scienza, arte, filosofia, ma anche il punto di vista delle professioni. È questo il senso dell’incontro «La creatività nell’era dell’Intelligenza Artificiale», in programma giovedì 7 maggio 2026, dalle ore 10 alle 12, nell’Aula Magna del Liceo Scientifico Statale «Augusto Righi» di Roma (via Campania, 63). L’iniziativa si configura come un momento di confronto rivolto principalmente agli studenti, ma con il coinvolgimento del mondo della formazione e delle professioni – in particolare agli architetti -, con l’obiettivo di indagare come l’intelligenza artificiale stia trasformando i processi creativi e aprendo nuovi scenari lavorativi per le giovani generazioni.
L’appuntamento intende offrire strumenti critici per comprendere il funzionamento dei sistemi di AI, i loro limiti e le potenzialità, «interrogandosi su cosa significhi oggi creatività e se, e in che misura, possa essere attribuita anche alle macchine». Un’occasione per riflettere sulle trasformazioni culturali e scientifiche contemporanee e sul ruolo che le nuove tecnologie avranno nelle professioni creative, dall’architettura all’arte.
Ad aprire i lavori sarà il dirigente scolastico Giovanni Cogliandro, seguito dagli interventi del presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, Christian Rocchi, e di Simone Cellitti, consigliere OAR con delega all’Innovazione, insieme all’architetto Fabio Rotella, responsabile del corso «Generative AI per l’architettura e il design», e all’ingegnere Bruno Cerboni, artista digitale e videoartista. Il confronto sarà arricchito anche dalla partecipazione attiva degli studenti e dei docenti Antonio Lanza e Francesco Maria Bonifazi, con la moderazione della giornalista Manuela Dragone.
La locandina
Attraverso esempi concreti e testimonianze dirette, il talk metterà in luce come l’intelligenza artificiale stia incidendo sui linguaggi progettuali e artistici, ridefinendo il rapporto tra uomo e tecnologia e rendendo sempre più centrale la capacità di utilizzare questi strumenti in modo consapevole e responsabile.
«La progressiva conoscenza dell’uomo – afferma Christian Rocchi, presidente OAR – è passata attraverso secoli di produzione dei nostri cervelli. Il livello della ricerca scientifica, ma anche quella culturale, che spesso sono concomitanti, ci ha portati a seguire un filo rosso di conoscenza che nel settore artistico si è estrinsecato con produzione di opere d’arte e di edifici che hanno fatto la storia dell’architettura. Oggi la tecnologia ci propone uno strumento straordinario: l’intelligenza artificiale che è capace di apprendere. Ma sarà comunque l’intelligenza umana che continuerà, forte di un nuovo strumento, a proseguire nel percorso umano della conoscenza e della produzione artistica che ne è uno degli strumenti di indagine».
Il contributo dell’Ordine degli Architetti «è fondamentale, soprattutto in un’ottica di formazione delle nuove generazioni», afferma il consigliere OAR con delega all’Innovazione, Simone Cellitti, che prosegue: «Siamo consapevoli dell’importanza di questo tema non solo per i giovani, ma anche per i giovani professionisti. È necessario prestare attenzione all’attuale rivoluzione informatica che, attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, sta producendo ripercussioni su tutte le sfere della nostra società, a partire proprio dalla professione dell’architetto, inteso come regista sociale dei processi legati agli spazi abitativi, urbani e collettivi». L’architetto – spiega ancora Cellitti – rappresenta un interlocutore ideale per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, «perché coniuga creatività e processi tecnologici, unisce sperimentazione e ricerca, quindi la dimensione artistica con l’applicazione tecnica, normativa e deontologica. Da questo punto di vista, l’architetto è forse il migliore ‘sensore’ in grado di rilevare quali siano gli scenari potenziali e futuri dell’intelligenza artificiale».
«La creatività, l’immaginazione e la fantasia – afferma Francesco Maria Bonifazi, professore del Righi – sono tutte attività che fanno parte del bagaglio umano, che più umano non si può, tanto è vero che i ricercatori che stanno lavorando sull’apprendimento della Intelligenza Artificiale sono fermi in mezzo al guado perché generare un atto creativo non è cosa che si impara così facilmente. Gli artisti diventano necessari per l’epoca che si annuncia».
(FN)