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Architettura
29 Aprile 2026

Made in Italy: visione globale e architettura. All’OAR il confronto tra progetto, impresa e innovazione

Dopo la Giornata nazionale del 15 aprile, l’Ordine degli Architetti di Roma - portando avanti il proprio impegno pluriennale sul tema - ha organizzato un evento dedicato all’eccellenza italiana mettendo in dialogo istituzioni, professionisti e imprese sul ruolo strategico dell’architettura italiana nel mondo, tra cultura del progetto, internazionalizzazione, nuove traiettorie di sviluppo

Il Made in Italy non è soltanto un marchio, ma un sistema complesso che intreccia cultura, capacità progettuale, impresa, innovazione. In tale contesto, il ruolo dei professionisti – e in particolare degli architetti – si rivela centrale: non meri interpreti «formali», ma mediatori tra visione e realtà, tra identità e trasformazione. L’architettura, infatti, incarna una delle espressioni più alte della «sintesi» italiana, dal «sapere umanistico» alla competenza tecnica, contribuendo a «costruire valore» e a esportarlo su scala globale. È in questa prospettiva che si inserisce il convegno «Made in Italy. Identità progetto innovazione», promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma e provincia e svoltosi lo scorso 27 aprile alla Casa dell’Architettura. Un appuntamento che arriva dopo la Giornata nazionale del Made in Italy del 15 aprile e che si colloca nel solco delle iniziative che l’OAR porta avanti da anni sul tema, in un percorso che si è sviluppato tra mostre e momenti di confronto (si veda qui: LINK), fino a costruire una riflessione sempre più strutturata sul rapporto tra progetto e internazionalizzazione. Il convegno – con il coordinamento scientifico da Tiziana Pecoraro, della Commissione Internazionalizzazione OAR, e in collaborazione con la Commissione Innovazione OAR, entrambe guidate dal consigliere delegato Simone Cellitti – ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, architetti, esperti e imprese, articolandosi come un momento di confronto dinamico e multidisciplinare. Un’iniziativa che guarda anche al futuro prossimo: il percorso proseguirà nei mesi a venire fino al BCAD 2026, a settembre, dove l’OAR curerà contenuti e contributi scientifici dedicati proprio all’eccellenza italiana.

Ad aprire i lavori è stato il presidente OAR, Christian Rocchi, sottolineando – tra l’altro – l’importanza di un tema «spesso affrontato anche nel ruolo di architetti: il Made in Italy è anche la sapienza italiana, del fare come del pensare. Ce ne accorgiamo soprattutto quando lavoriamo all’estero, dove emerge con chiarezza la nostra capacità progettuale. L’innovazione, anche quella legata all’intelligenza artificiale, diventa uno strumento potente se applicato all’intelligenza naturale che ci ha sempre contraddistinto».

E stato letto in sala, a seguire, il messaggio inviato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha rimarcato come «il Made in Italy sia è un semplice marchio, ma la sintesi di gusto, soluzioni efficaci e design», evidenziando il ruolo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel «moltiplicare le possibilità creative, preservando il tocco umano». Una ulteriore riflessione è arrivata anche dall’intervento (da remoto) della vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, che ha osservato come «la Giornata nazionale del Made in Italy ci abbia ricordato ciò che siamo: un patrimonio di competenze e capacità. Vogliamo consolidarlo nello scenario internazionale attraverso strategie che creino opportunità per imprese e professionisti».

A ricordare come «la figura dell’architetto rappresenti il cardine di un modello di sviluppo che coniuga qualità estetica e funzionalità industriale» è stato invece Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, che nel suo intervento ha messo in luce il «valore strategico del settore: Il Made in Italy – ha detto – ha dimostrato una straordinaria resilienza, consolidando il proprio ruolo sui mercati internazionali».

La video intervista a Federico Mollicone (di Giulia Villani)

Il convegno – ha ricordato la coordinatrice scientifica dell’evento, Tiziana Pecoraro, «si inserisce nella scia delle celebrazioni della Giornata nazionale del Made in Italy, con l’obiettivo di approfondire non solo la tutela dei prodotti, ma anche quella del progetto e del processo creativo, che per noi architetti rappresentano un valore aggiunto fondamentale per l’internazionalizzazione». La struttura dell’evento ha previsto tre panel, pensati come un percorso progressivo: dalle esperienze professionali all’estero, al ruolo strategico del Made in Italy, fino alle prospettive di innovazione e ricerca. «Non solo interventi frontali – ha osservato – ma uno spazio di discussione e interazione», in continuità con il lavoro portato avanti dall’Ordine negli ultimi anni.

Le parole di Tiziana Pecoraro

A ribadire il senso di questa impostazione è stato anche Simone Cellitti, consigliere OAR con delega all’internazionalizzazione e innovazione: «Non è soltanto un episodio, ma un riferimento ciclico tra tante iniziative, a partire dalla giornata del Made in Italy, che è stata istituita il 15 aprile proprio qui all’Ordine degli Architetti qualche anno fa. L’obiettivo – ha proseguito – è integrare un sistema fra cultura, progettazione, aziende e innovazione, facendo dialogare tutti gli stakeholder attraverso la matrice dellarchitettura».

La video pillola di Simone Cellitti

Il primo panel, dedicato alle «Esperienze di architettura internazionale Made in Italy», introdotto da Claudia Ricciardi, ha messo a confronto diverse esperienze professionali all’estero. «Un racconto corale – ha spiegato la direttrice della Casa dell’Architettura – per riflettere su quanto sia strategico esportare la progettualità italiana e confrontarsi con contesti globali differenti».

Tra gli interventi, Amedeo Schiattarella, presidente onorario del Centro Studi degli Architetti di Roma, ha evidenziato come «oggi non basta più essere creativi: dobbiamo essere anche efficienti, conoscere standard e normative internazionali per competere realmente».

Il video di Amedeo Schiattarella

Gianluca Peluffo, Peluffo & Partners, ha sottolineato la dimensione culturale del lavoro all’estero: «Non si tratta di imporre un modello – ha detto -, ma di lavorare attraverso dialogo e accoglienza».

La riflessioni di Gianluca Peluffo

Antonio Marseglia, City Meta Lab, ha invece posto l’accento sul metodo, osservando come «nell’architettura il Made in Italy è soprattutto un processo, un modo di pensare che esportiamo e che ci consente di valorizzare i contesti in cui operiamo».

Il video di Antonio Marsiglia

Il secondo panel, «Il Made in Italy come patrimonio culturale e strategico», ha visto tra i partecipanti, tra gli altri, l’ambasciatore d’Italia a Riyadh, Carlo Baldocci, e il vicepresidente OAR, Lorenzo Busnengo, insieme a rappresentanti del mondo giuridico, economico e istituzionale. In questo contesto, Raffaele Bencardino, consigliere OAR, ha sottolineato come «la priorità sia rafforzare il ruolo culturale e sociale dellarchitetto. Solo così tutela, innovazione e internazionalizzazione possono produrre valore reale». E ha aggiunto: «Costruire una rete stabile tra professionisti, istituzioni e imprese è strategico: il talento italiano, quando diventa sistema, si trasforma in capacità competitiva».

A chiudere la giornata – che ha restituito l’immagine di un settore in evoluzione, dove il valore del progetto italiano continua a essere riconosciuto a livello globale, ma richiede nuove strategie, integrazione tra competenze e una visione sistemica -, il panel «Il Made in Italy tra ricerca e sperimentazione», che ha approfondito il rapporto tra progetto, sostenibilità e innovazione. Tra i relatori Paolo Belardi, presidente del corso di laurea magistrale Planet Life Design UNIPG, ha offerto una riflessione più ampia: «Il Made in Italy non significa creare oggetti belli, ma costruire una vita bella intorno agli oggetti. La sostenibilità sostiene la cultura del progetto e, quindi, indirettamente, l’eccellenza italiana».

Il pensiero di Paolo Belardi

(FN)

Video interviste e fotografie di Francesco Nariello

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