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28 Aprile 2026

Concorso Spallanzani: il progetto per il Nuovo Polo Laboratori Rita Levi Montalcini – Al via la mostra

All’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia il racconto della procedura concorsuale riguardante il nuovo sito scientifico-sanitario dell’ospedale romano. Un confronto tra istituzioni, professionisti e progettisti, che si è chiuso con l’inaugurazione della mostra dei progetti presentati

Un polo integrato di ricerca scientifica e sanitaria, capace di coniugare innovazione, qualità dello spazio e valore pubblico: sfida, quest’ultima, che si pone ai progetti contemporanei che si confrontano con infrastrutture complesse come quelle della sanità e della ricerca. Un quadro in cui il ricorso a procedure, come il concorso di progettazione – che mette al centro la qualità architettonica e il confronto tra idee – rappresenta una garanzia cruciale per costruire luoghi adeguati alle esigenze del presente e del futuro.

È in questa cornice che si è sviluppato, il 24 aprile alla Casa dell’Architettura, sede dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, il convegno «Nuovo Polo dei Laboratori Rita Levi Montalcini – Concorso di progettazione», promosso dall’OAR: un appuntamento che ha riunito progettisti, istituzioni, rappresentanti del mondo sanitario e protagonisti della procedura i cui esiti sono stato resi noti alla fine dello scorso ottobre, offrendo un momento di confronto sui temi emersi durante il concorso bandito dall’INMI Lazzaro Spallanzani – pubblicato e gestito sulla piattaforma CAN Competition Architecture Network dell’OAR – e culminato con la presentazione del progetto vincitore e l’inaugurazione della mostra che raccoglie le proposte progettuali (in tutto ne sono state ricevute 73). Tra i momenti più significativi dell’incontro, anche la partecipazione di Piera Levi Montalcini, nipote della Premio Nobel alla quale la struttura sarà dedicato, presente per celebrare il valore simbolico e scientifico dell’intitolazione del nuovo polo.

Ad aprire i lavori è stato Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR e delegato ai Concorsi, che ha sottolineato il ruolo centrale di questo strumento nel processo di trasformazione urbana e nella costruzione della qualità architettonica. «Il concorso di progettazione – ha detto – rappresenta uno strumento fondamentale: garantisce qualità, trasparenza e una visione capace di mettere insieme architettura e ricerca. Il risultato che vediamo oggi dimostra come la sperimentazione progettuale possa generare spazi innovativi per la ricerca medico-scientifica, valorizzando al tempo stesso il contesto storico in cui si inseriscono». Busnengo ha poi ribadito l’impegno dell’Ordine degli Architetti di Roma nel promuovere il concorso come pratica ordinaria, ricordando come – nel caso specifico – l’esperienza nasca da una collaborazione strutturata con lo Spallanzani e si inserisca in un percorso più ampio: «Il concorso di progettazione è una scommessa nella concretezza. È una scelta di campo che vuole premiare la qualità delle trasformazioni e rimettere il progetto di architettura al centro. Non si valuta un servizio, ma l’opera di ingegno, la qualità architettonica capace di trasformare gli spazi. In questo caso, spazi altamente complessi, come quelli destinati alla ricerca, che richiedono soluzioni innovative e funzionali». Un impegno che si traduce in numerose iniziative, dalla piattaforma CAN, realizzata e messa a disposizione dall’OAR, alle iniziative per favorire i concorsi realizzati negli ultimi anni – con l’attività costante dell’Area Concorsi OAR -, con la volontà di «estendere la qualità progettuale a tutti i territori, dal centro alle periferie».

La video pillola di Lorenzo Busnengo

Il «valore etico e sociale» che accomuna architettura e sanità è stato richiamato dal presidente OAR, Christian Rocchi, che ha anche sottolineato nuove prospettive di lavoro condiviso: «Il sistema valoriale del sistema sanitario è comune anche alla base della nostra professione, la solidarietà è alla base delle nostre professioni. Abbiamo lavorato e stiamo continuando a lavorare sul tema degli ospedali, anche alla luce di quanto emerso durante il Covid. Abbiamo recentemente istituito una commissione interprofessionale tra architetti e medici per aggiornare la tipologia ospedaliera, sia in risposta a possibili future pandemie sia rispetto ai temi della sicurezza». Un percorso che guarda al futuro, con l’obiettivo di migliorare la qualità degli spazi della cura e rafforzare il dialogo tra discipline.

A sottolineare il valore strategico dellintervento oggetto del bando è stata la direttrice generale dello Spallanzani, Cristina Matranga: con l’occasione, ha ricordato, viene inaugurata la «mostra sul concorso di progettazione del nuovo polo dei laboratori dello Spallanzani, che sarà un luogo deputato ad ospitare la ricerca e la diagnostica dell’ospedale in un anno particolare, in cui celebriamo il novantesimo anniversario dalla fondazione e il trentesimo dal riconoscimento del carattere scientifico. È un momento in cui ci piace sottolineare il dialogo continuo tra assistenza, ricerca scientifica e formazione». Matranga ha inoltre rimarcato la scelta di intitolare il Polo a Rita Levi Montalcini, «prima presidente del comitato etico dello Spallanzani, oltre che una donna formidabile, testimone di un grande connubio tra scienza e assistenza sanitaria».

La video intervista a Cristina Matranga

Il nuovo Polo: la procedura concorsuale, i progetti premiati, la mostra

Il progetto vincitore, firmato dallo studio Tanaka | Tomidei con Alessandro Garzanti, si distingue per un impianto che interpreta la complessità delle funzioni attraverso una forte idea generatrice. La forma in pianta deriva infatti dall’interpretazione delle pieghe strutturali di una proteina, richiamando le configurazioni molecolari associate allNGF (Fattore di Crescita Nervoso), oggetto degli studi che valsero a Rita Levi Montalcini il Premio Nobel. Il nuovo edificio, articolato su tre livelli per circa 4.000 metri quadrati, ospiterà diverse aree funzionali dedicate alla ricerca e alla diagnostica, con soluzioni orientate alla sostenibilità, come l’utilizzo di pannelli fotovoltaici trasparenti in facciata e un sistema di connessioni dirette con i padiglioni esistenti.

A raccontare l’approccio progettuale è stato Giacomo Tomidei: «Abbiamo voluto fare un’architettura che non fosse legata solamente alle funzioni, ma che trovasse negli studi di Rita Levi Montalcini degli spunti capaci di dare carattere al progetto. Questo si è materializzato con l’inserimento di pannelli fotovoltaici trasparenti che rendono ledificio sostenibile, in analogia con il ruolo delle proteine nelle sue ricerche». E ha aggiunto: «Siamo molto contenti che sia stato bandito un concorso aperto, perché crediamo fortemente in questo strumento, sul quale abbiamo basato la nostra carriera».

La video pillola con Giacomo Tomidei

Durante l’incontro hanno presentato i propri progetti anche i progettisti classificati al secondo e terzo postoSossio De Vita, progettista capogruppo secondo classificato, e Tobia D’Avanzo, progettista terzo classificato – offrendo un ulteriore sguardo sulla qualità e sulla varietà delle proposte emerse dal concorso.

Le parole di Sossio De Vita

Il racconto di Tobia D’Avanzo

Ampio spazio, come detto, è stato dedicato anche al racconto del processo concorsuale, con la partecipazione dei protagonisti della procedura, dal RUP ai rappresentanti della giuria. In questo senso, la riflesso e di Claudia Ricciardi ha evidenziato il valore culturale del concorso: «L’evento in cui si racconta l’intero percorso rappresenta un appuntamento significativo perché illustra non solo un progetto, ma soprattutto un processo composto da tantissimi attori. Il concorso di progettazione è uno strumento, ma anche un dispositivo culturale, capace di generare confronto, narrazione e conoscenza. La partecipazione è stata altissima e i risultati assolutamente positivi, a dimostrazione della qualità di questo percorso».

A chiudere idealmente il pomeriggio di riflessione è stato l’intervento di Piera Levi Montalcini, nipote della Premio Nobel, che ha sottolineato il significato profondo dell’intitolazione. «È stata una presentazione molto interessante ed è per noi, come famiglia, un elemento di prestigio il fatto che dei nuovi laboratori possano essere intitolati a Rita Levi Montalcini, che ha lavorato tanto e ha aperto una strada nella ricerca scientifica. Ci auguriamo che da questi laboratori possano uscire altri ricercatori e soprattutto ricercatrici che possano arrivare al Premio Nobel. Le ragazze che lavorano nei laboratori sono tante, purtroppo spesso poco incentivate, e speriamo che insieme ai nuovi laboratori si trovino anche le risorse per valorizzarle adeguatamente».

Al termine dell’incontro, alla presenza della stessa Levi Montalcini insieme, tra gli altri, a Matranga, Rocchi, Busnengo e al progettista Tomidei, è stata inaugurata la mostra allestita al primo anello della Casa dellArchitettura, dove sono esposti i progetti che hanno partecipato al concorso, restituendo ai visitatori la ricchezza di un procedimento che pone al centro la qualità della progettazione. (FN)

Video interviste e fotografie di Francesco Nariello

di Francesco Nariello

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