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Cultura
13 Ottobre 2026

Cinema e socialità, l’OAR rilancia le sale di comunità. Smeriglio: «Bando per trasformarle in luoghi di cultura»

Al centro del convegno dall’Ordine degli Architetti di Roma, in concomitanza con la Festa del Cinema, il ruolo delle sale come presìdi culturali e strumenti di rigenerazione urbana. L’assessore alla Cultura di Roma Capitale annuncia risorse per favorire la riattivazione degli spazi dismessi attraverso un’offerta integrata di cinema, teatro, letteratura e studio

Spazi di incontro, aggregazione e riconoscimento collettivo, che hanno contribuito a costruire l’identità dei quartieri e a dare forma alla vita culturale delle città: queste sono state per decenni le sale cinematografiche, non soltanto luoghi destinati alla proiezione di film. La loro progressiva scomparsa, soprattutto in periferie e contesti meno serviti, ha posto sempre di più – «in un’epoca di fruizione culturale sempre più individuale e digitale», non solo temi legati alla conservazione degli edifici, ma anche questioni riguardanti la possibilità di mantenere viva una rete di luoghi accessibili in cui la cultura possa essere vissuta insieme.

Sono questi i presupposti intorno ai quali si è sviluppato il convegno «I cinema della comunità – Quando la socialità era una questione di prossimità», organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia  – con il coordinamento scientifico di Paolo Verdeschi, coordinatore Commissione Archivi e Osservatorio Novecento dell’OAR – , svoltosi il 12 ottobre scorso alla Casa dell’Architettura, per il terzo anno consecutivo, in concomitanza con la Festa del Cinema di Roma. Un confronto tra istituzioni, mondo accademico, associazioni, professionisti e operatori del settore, dal quale sono emerse esperienze e proposte per il recupero delle sale dismesse e la valorizzazione delle sale di comunità – come nel caso, in particolare, anche delle sale parrocchiali – a partire dal loro ruolo sociale e culturale. Tra gli interventi, quello dell’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, che ha annunciato un bando per sostenere la trasformazione delle sale chiuse in luoghi di incontro e cultura, attraverso il coinvolgimento di proprietari, esercenti e soggetti interessati alla gestione.

Ad aprire i lavori è stata Maria Costanza Pierdominici, vicepresidente dell’OAR, che ha richiamato il valore delle sale di vicinato e, in particolare, di quelle parrocchiali, come infrastrutture diffuse al servizio delle comunità. «Il convegno si inserisce nel solco delle iniziative che l’Ordine ha ritenuto doveroso promuovere sulle problematiche dei cinema: sia dal punto di vista della conservazione e valorizzazione del loro patrimonio storico-artistico, sia per la loro valenza di presidi sociali di fondamentale importanza per il territorio», ha affermato, osservando come «nello specifico, stiamo accendendo un faro sulle sale cinematografiche di vicinato e, in particolare, sulle sale parrocchiali. Luoghi che per molte generazioni hanno fatto parte della memoria collettiva: spazi di incontro, di aggregazione e di presidio civico». Nelle grandi città – spesso carenti di servizi nelle periferie – così come nei piccolissimi centri, ha proseguito la vicepresidente OAR, «le sale parrocchiali hanno rappresentato e rappresentano tuttora quasi gli unici luoghi di socialità. Grazie alla loro capillare diffusione su tutto il territorio nazionale, costituiscono una vera e propria rete infrastrutturale, sociale e culturale strategica per la rigenerazione urbana dei quartieri».

Sulla stessa linea Paolo Verdeschi, coordinatore scientifico dell’evento e da anni impegnato sul tema, che ha posto l’accento sulla capacità delle sale di comunità di poter «evolvere» da luoghi prevalentemente dedicati alla proiezione cinematografica a strutture multifunzionali, inclusive e aperte a una pluralità di attività. «Si tratta di un progetto nato quasi quarant’anni fa  – ha spiegato – dal quale possiamo senz’altro attingere e prendere spunto per salvare le sale in difficoltà o per riaprire i cinema che hanno chiuso. Bisogna però considerare che ci troviamo di fronte a contesti differenti». L’aspetto interessante delle «sale della comunità» – le storiche sale parrocchiali nate già nei primi del Novecento – ha precisato Verdeschi, «è che nel tempo stanno assumendo una nuova veste. Non più solo sale cinematografiche, ma veri e propri centri multifunzionali, inclusivi e culturali». Una trasformazione che, ha aggiunto, «rappresenta sicuramente una strada percorribile anche per le sale private attualmente chiuse, per le quali l’amministrazione comunale dovrebbe cercare di individuare formule efficaci di partenariato».

Smeriglio: «Pronto un bando per trasformare le sale chiuse in luoghi di cultura e socialità»

Proposte e suggestioni che sono state colte e sviluppate nel corso del convegno, che ha offerto anche l’occasione per conoscere la visione di Roma Capitale sul futuro delle sale cinematografiche dismesse e sulle possibili strategie per la loro riattivazione. Nel suo intervento, Massimiliano Smeriglio, assessore capitolino alla Cultura, ha annunciato l’imminente pubblicazione di «un bando di primaria importanza basato sull’idea dei ‘terzi luoghi’, nel quale metteremo a disposizione risorse concrete. Ci rivolgiamo ai proprietari, agli esercenti o a chi ha titolo per gestire le sale, dicendo: ‘Investi insieme a noi’». L’obiettivo, ha chiarito Smeriglio, «è trasformare questi spazi in luoghi d’incontro dove, accanto alla funzione principale che rimane il cinema, trovino spazio il teatro, la letteratura e le sale studio – proponendo quindi un’offerta integrata e prevalentemente culturale». L’assessore capitolino ha tuttavia richiamato la complessità del percorso, a partire dalla natura privata di molte delle strutture chiuse. «È fondamentale avviare un confronto e comprendere a fondo gli obiettivi di ciascun attore in campo». Di qui la necessità di coinvolgere i diversi soggetti interessati, costruendo condizioni che rendano concretamente praticabile il recupero. «In questo scenario, l’avvio di una discussione con i privati, con le sale di comunità e con le parrocchie – ha chiarito – può rappresentare uno snodo decisivo nello sviluppo dei nostri progetti». Smeriglio ha poi ricordato come «le ragioni per cui molte sale hanno chiuso negli ultimi trent’anni sono molteplici e complesse: spaziano dalle dinamiche speculative e dalla rendita immobiliare, fino ai cambiamenti nelle abitudini delle persone e all’avvento delle piattaforme streaming». Nel quadro degli interventi già avviati, l’assessore ha infine richiamato alcuni progetti promossi dall’amministrazione capitolina: «I tasti da toccare sono molti, ma Roma sta andando con decisione in questa direzione. Lo dimostrano i cantieri e gli interventi in corso al Cinema Rialto che sarà gestito dal Comune, venerdì riapriremo il Teatro Valle, dopo dieci anni di odissea infinita. Tra due mesi il Teatro Elsa Morante al Laurentino 38».

La video intervista a Massimiliano Smeriglio (intervista di Alessio Di Francesco)

I temi del confronto

Accanto al tema delle politiche pubbliche, il programma ha approfondito il ruolo dell’architettura nella storia e nella trasformazione delle sale, il contributo di questi spazi alla coesione territoriale e le condizioni culturali ed economiche che possono sostenere il futuro del cinema. La prima sessione, «Il cinema come presidio culturale di prossimità», moderata da Paolo Verdeschi, ha visto il confronto tra don Gianluca Bernardini, presidente nazionale ACEC-SdC, l’Associazione Cattolica Esercenti Cinema – Sale della Comunità, e lo stesso Massimiliano Smeriglio. La sessione «Architettura dei cinema» ha spostato l’attenzione sugli edifici, sulla loro storia e sulle prospettive di recupero, con gli interventi di Riccardo M. Balzarotti e Diego Terna, dottorandi del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, Silvano Curcio, della Sapienza Università di Roma e autore del volume Fantasmi urbani, e Antonella Melito, vicepresidente della Commissione Urbanistica di Roma Capitale. Il rapporto tra sale cinematografiche, partecipazione e vita dei quartieri è stato affrontato nella sessione «Coesione territoriale e cittadinanza attiva attraverso il cinema», con Fabio Zenadocchio, presidente Acec Lazio, don Manlio Asta, della parrocchia di Sant’Ippolito, sede del Cinema delle Provincie, e Luca Ribichini, coordinatore della Commissione Formazione OAR. A chiudere il programma il confronto sui «Contenuti dei film: cultura, produzione, distribuzione, esercenti», con Mariagrazia Fanchi, direttrice di Almed – Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo, la giornalista e scrittrice Laura Delli Colli e Massimo Veneziano di Titanus Produzioni. (FN)

di Francesco Nariello

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