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23 Settembre 2026

A 50 anni dalla Relazione di minoranza: legalità, memoria e attualità nel convegno dell’OAR

Alla Casa dell’Architettura una giornata dedicata all’eredità dell’inchiesta della prima Commissione parlamentare antimafia e alle trasformazioni delle mafie. Testimonianze e riflessioni di alto profilo: da Chiara Colosimo, presidente Commissione parlamentare Antimafia a Luciano Violante, presidente emerito Camera dei deputati, che ha guidato la Commissione dal 1992 al 1994 - Dal ruolo dell’urbanistica e della qualità urbana agli strumenti di contrasto, il confronto ha riportato al centro il rapporto tra legalità, città e professioni

La memoria come punto di partenza per guardare alle sfide del futuro nella lotta alla criminalità organizzata. È con questo spirito che lo scorso 22 settembre, alla Casa dell’Architettura, si è svolto l’incontro «A 50 anni dalla Relazione di minoranza. Una lezione ancora aperta», promosso dal Comitato dOnore dellOrdine degli Architetti PPC di Roma e provincia. Una giornata articolata in più momenti di confronto, dedicata all’attualità di quella relazione, alla comunicazione del fenomeno mafioso e ai nuovi sistemi di contrasto e cooperazione antimafia.

La riflessione – prendendo spunto dallo storico documento, tappa fondamentale della storia dell’antimafia in Italia, redatto, tra gli altri, da Pio La Torre e dal giudice Cesare Terranova nell’ambito dei lavori della prima Commissione Antimafia del 1976 – ha messo in relazione la conoscenza del fenomeno mafioso con le sue trasformazioni e con le responsabilità che, oggi, investono istituzioni, professioni e società. Un tema che riguarda anche il progetto della città: il governo del territorio, la qualità dello spazio urbano, la rigenerazione e la capacità di prevenire condizioni di marginalità e degrado fanno infatti parte di una più ampia cultura della legalità.

L’iniziativa si inserisce nell’impegno pluriennale dellOAR sui temi della legalità e della responsabilità civile. Un percorso che trova un appuntamento annuale nella Giornata dei Diritti dell’OAR del 23 maggio, ricorrenza legata alla strage di Capaci, la cui ultima edizione, nel maggio scorso, si è svolta all’Archivio Storico del Quirinale (qui l’articolo: LINK) . La giornata del 22 settembre, come detto, ha avuto il coordinamento scientifico del Comitato d’Onore per la Giornata dei Diritti dell’OAR, composto da Maurizio Artale, Francesco Clementi, Cinzia Esposito, Franco La Torre, Renato Natale, Luigi Savina, Christian Rocchi e Carlo Villani.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’OAR, Christian Rocchi, partendo proprio dalla domanda sul perché un Ordine professionale debba occuparsi di legalità e del rapporto tra questo tema e la costruzione della città. «Oggi è stato un evento importante da cui è stato messo in luce in modo potente come solo dalla legalità nascano città non urticanti, quelle città che possono produrre inclusione sociale anche attraverso la rigenerazione urbana». Un passaggio che il presidente OAR ha collegato anche alla necessità di disporre di strumenti capaci di tradurre la qualità del progetto in qualità urbana. «Dobbiamo avere, come architetti, degli strumenti efficaci per poter produrre qualità, per poter selezionare i professionisti e i progetti che possono dare qualità alle nostre città. Oggi i problemi connessi agli ‘strumenti’ sono tantissimi, dal DPR 380 al codice degli appalti, che è diventato una settimana enigmistica, un rebus continuo. Sono strumenti che non selezionano la qualità dell’architettura e quindi quello che succede spesso è che le città continuano a produrre pezzi di città che possono diventare, come è successo anche nel passato, alvei di illegalità». Da qui il riferimento al confronto con la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, intervenuta nel corso del convegno – si veda più avanti – e alla possibilità di intervenire sugli strumenti normativi. «C’è stata unapertura importante anche della presidente Colosimo sulla possibilità di procedere a piccole modifiche di questi strumenti. Noi rimaniamo a completa disposizione della politica perché questo diventi un fatto concreto». Per il presidente OAR, una delle questioni centrali riguarda anche il sistema dei concorsi di architettura «strumento principe per la selezione dei migliori progetti che possano andare a costruire pezzi funzionanti delle nostre città».

La video riflessione di Christian Rocchi


A seguire, il presidente CNAPPC, e presiedente emerito dell’Ordine di Roma, Alessandro Panci, intervenuto da remoto, ha sottolineato il carattere ormai consolidato dell’impegno dell’OAR sul fronte della legalità, con l’appuntamento annuale con la Giornata dei Diritti e non solo: «Sono occasioni che ci fanno riflettere sulle nostre attività, sul nostro lavoro e sulle implicazioni che questo comporta». Panci ha quindi richiamato la volontà del CNAPPC di dare continuità a questo percorso e ha rimarcare il ruolo degli architetti come presidio di legalità: «Rappresentiamo anche un presidio all’interno della pubblica amministrazione. Sappiamo quanto è delicato il mondo degli appalti e su questo dobbiamo vigilare». Al tempo stesso, Panci ha sottolineato il contributo che i progetti di qualità possono dare alla trasformazione dei territori: «Un buon progetto di rigenerazione, di recupero, di valorizzazione dei territori può contribuire al recupero degli spazi pubblici e anche degli edifici sottratti alla mafia, restituendoli alla collettività per attività sociali».

La Relazione di minoranza e il rapporto tra mafia, politica e potere

Al centro e come presupposto della giornata, come anticipato, la Relazione di minoranza del 1976, alla quale il titolo dell’incontro ha fatto esplicito riferimento. Per Franco La Torre, storico e attivista, figlio di Pio La Torre, la sua attualità risiede innanzitutto nel metodo con cui il fenomeno mafioso venne allora indagato. «Perché la Relazione di minoranza della prima Commissione Antimafia 1976 è considerata ancora di straordinaria attualità? Per un metodo di indagine investigativo da parte dei membri della Commissione, in particolare dei parlamentari dell’opposizione». Lo stesso La Torre ha sottolineato come quel documento «non si limitasse a fornire un’interpretazione generale della mafia, ma portasse elementi concreti a sostegno dell’analisi dei rapporti di potere. Riuscendo a fornire non solo un quadro interpretativo del fenomeno, ma una serie di elementi utili a dimostrare, nella sostanza, il rapporto tra mafia e politica. È una relazione dove, carte alla mano, oggi si direbbe attraverso gli accessi agli atti, si dimostra come quel sistema di potere fatto di criminali, politici, imprenditori, tenesse sotto scacco il capoluogo siciliano e sancisse la validità di quel sistema». Un sistema nel quale, ha spiegato, «interessi illegittimi si ritrovavano per perseguire un obiettivo comune, l’accumulazione illecita». Ed è proprio il passaggio dal documento storico alla realtà contemporanea a rappresentare, per La Torre, il senso dell’iniziativa: «L’appuntamento ha offerto spunti non solo per riflettere sul passato, ma per farsi un’idea di come stanno le cose anche oggi».

Il tema della memoria e della sua trasmissione all’opinione pubblica è stato affrontato da Francesca Terranova, docente universitaria e nipote di Cesare Terranova, figlia di un fratello del magistrato ucciso nel 1979 insieme al maresciallo Lenin Mancuso. «Quello che noi possiamo fare come familiari è continuare a raccontare quello che è successo, a provocare una riflessione sia nelle scuole sia dove capita, come in questa occasione, e quindi sensibilizzare lopinione pubblica su questi temi». Terranova ha richiamato anche il ruolo che possono avere gli interventi sullo spazio urbano nel mantenere viva questa memoria: il riferimento è al murale dedicato a Terranova e Mancuso realizzato sulla parete di una scuola media vicina alla casa dalla quale il magistrato uscì il giorno dell’agguato: «I bambini, i ragazzini che passano di là – ha osservato -si chiedono: chi erano queste persone? Cosa hanno fatto? Secondo me interventi di questo tipo sono importanti».

La mafia oltre gli omicidi: la lezione di Violante

Il convegno è entrato nel vivo con la relazione di Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei deputati e presidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 1992 al 1994, dedicata a «Lattualità della relazione di minoranza: definire la Mafia per combatterla efficacemente». A cinquant’anni dalla Relazione, la lezione da mantenere aperta, secondo Violante, riguarda innanzitutto la capacità di riconoscere le trasformazioni del fenomeno. «Non bisogna dimenticare – ha rimarcato – che la mafia esiste anche indipendentemente dagli omicidi. Ormai si è ‘interrata’ in qualche modo e lavora sui canali segreti del digitale. Attraverso le criptovalute e così via». Una trasformazione che impone di guardare al contesto nel quale le organizzazioni criminali operano: «Bisogna tener presente il contesto – ha detto – che la mafia vive in un contesto di collaborazione politica ma anche professionale: quindi ciascuna professione deve stare particolarmente attenta agli inquinamenti possibili». Ed è proprio qui che la riflessione di Violante ha incrociato direttamente il ruolo degli architetti: «È importante questo tipo di iniziativa perché fa capire come una professione fondamentale per la vita delle città e del Paese, quella degli architetti – ma anche degli ingegneri e del mondo delle costruzioni in generale – senta questo come un problema proprio, come una questione nazionale, e stimoli le intelligenze a cooperare».

Le parole di Luciano Violante

Dagli insegnamenti del passato ai nuovi strumenti di contrasto – L’intervento di Chiara Colosimo

Il focus sulla forma contemporanea dell’antimafia è stato affidato al confronto sui «Nuovi sistemi di lotta alle mafie: strutture nazionali ed internazionali per la cooperazione antimafia». Intervento di grande rilevante è stato quello di Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, ha collegato esplicitamente, in particolare, la lezione della Relazione di minoranza alle azioni legislative più recenti. «Se l’eredità che ci ha lasciato la relazione di Pio La Torre, la relazione di minoranza di 50 anni fa, è quella di saper individuare con anticipo anche l’utilità dell’urbanistica nella lotta alla mafia, una delle eredità che vuole lasciare l’attuale Commissione è la legge approvata allunanimità e denominata ‘Liberi di scegliere’, che offre – tra l’altro, la possibilità di dare un futuro diverso ai figli che nascono in contesti mafiosi». La presidente della Commissione parlamentare Antimafia ha richiamato alcuni degli strumenti previsti dalla nuova legge: «Lo Stato può darti un’altra identità: una donna non è costretta a rimanere sposata al boss se la costringe a delinquere. Queste norme, con il cambio d’identità, con il supporto economico, con il cambio di città, sono inserite nella nuova legge che considero una norma visionaria».

Nella riflessione di Colosimo è tornato anche il rapporto tra condizioni urbane e qualità dello spazio: la presidente, precisando che «non è possibile sovrapporre il cosiddetto Sacco di Palermo alla realtà romana», ha richiamato alcuni ambiti a suo avviso critici della Capitale: «Certamente il Laurentino 38 e il Serpentone di Corviale piuttosto che le torri di Tor Bella Monaca appartengono alle brutture di questa città. Con la rigenerazione urbana, tra l’altro, potremo riorganizzare spazi davvero sociali».

L’intervista a Chiara Colosimo

Sul piano della cooperazione internazionale si è concentrata, tra l’altro, la riflessione di Raffaele Grassi, prefetto, vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza e direttore centrale della Polizia Criminale, che ha fatto il punto sulla penetrazione delle mafie dentro e fuori dai confini italiani e illustrato il «modello che dall’Italia stiamo proponendo in Europa e nel mondo per rendere più efficace l’azione di contrasto globale al crimine organizzato transnazionale». Un modello articolato, ha spiegato, che si fonda su «mappatura delle realtà criminali, destrutturazione delle cosche, individuazione dei latitanti, aggressione ai patrimoni indebiti e sullavere strutture specializzate nellazione di contrasto alla criminalità organizzata».

Il video di Raffaele Grassi

A chiudere il quadro è stato Carlo Villani, procuratore della Repubblica di Velletri e in precedenza  sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Roma. «Questo convegno è stato molto importante a 50 anni dalla Relazione della minoranza della commissione antimafia che ha per la prima volta nel ’76 disvelato il fenomeno mafioso. Da allora molto è cambiato, la mafia si è completamente trasformata». Villani ha richiamato in particolare l’evoluzione delle organizzazioni criminali e il ruolo assunto dal riciclaggio dei proventi dello spaccio di stupefacenti: «La mafia, ma tutte le organizzazioni criminali, landrangheta in particolare e la camorra, sono cambiate e hanno assunto un aspetto diverso, teso al riciclaggio dei proventi dallo spaccio di stupefacenti». Da qui il richiamo agli strumenti oggi a disposizione di magistratura, polizia giudiziaria e Commissione parlamentare Antimafia, che saranno utili «per combattere e finalmente sconfiggere questo fenomeno», perché – ha ricordato il procuratore, richiamando la nota definizione di Giovanni Falcone -: «La mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha un inizio e avrà una sua fine». (FN)

La riflessione di Carlo Villani

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