La sola comunicazione di cancelleria non basta a far decorrere i trenta giorni per opporsi al decreto che liquida il compenso. Per attivare il termine breve occorre notificare il provvedimento ai soggetti legittimati a proporre opposizione; in mancanza, resta applicabile il termine di sei mesi dalla pubblicazione. Una distinzione che interessa direttamente anche gli architetti che svolgono incarichi di consulente tecnico d’ufficio (CTU) e che può incidere sui tempi di pagamento delle prestazioni.
Il chiarimento arriva dalla circolare del Ministero della Giustizia del 25 luglio 2026, alla luce della riforma Cartabia e della sentenza della Cassazione n. 7430/2026. Con il passaggio al rito semplificato di cognizione, il termine per l’opposizione ai decreti di pagamento segue le regole ordinarie: trenta giorni dalla notifica, anziché dalla semplice comunicazione dell’ufficio giudiziario.
Per il professionista che intenda accelerare la definitività della liquidazione, il passaggio operativo è quindi la notifica del decreto alle parti interessate.
«L’Ordine degli Architetti di Roma – afferma Raffaele Bencardino, consigliere delegato alla Commissione CTU dell’OAR – segue con attenzione gli effetti della circolare del 25 luglio 2026 e le iniziative già avviate in sede parlamentare per valutarne le possibili ricadute operative. Tenuto conto che ai CTU e agli altri ausiliari del magistrato sono richieste competenze sempre più specialistiche e l’assunzione di incarichi di crescente complessità, mentre il sistema dei compensi continua a fare riferimento a parametri sostanzialmente risalenti al 2002, appare opportuno scongiurare ulteriori aggravi di costi, adempimenti o tempi di riscossione». Una particolare attenzione – prosegue – «merita, altresì, il tema dell’effettività della remunerazione dell’attività svolta, considerato che il conseguimento della definitività del decreto di pagamento non coincide necessariamente con l’integrale soddisfazione del credito riconosciuto all’ausiliario». Pur nel pieno rispetto del diritto di opposizione delle parti – spiega ancora Bencardino -, «appare quindi necessario individuare soluzioni chiare e uniformi sull’intero territorio nazionale, evitando difformità applicative tra uffici giudiziari e garantendo pari trattamento a tutti gli ausiliari della giustizia». L’Ordine, conclude, «confida che il confronto istituzionale in corso possa condurre a soluzioni equilibrate, capaci di coniugare la tutela dei diritti delle parti, la certezza delle procedure e l’adeguata valorizzazione della funzione ausiliaria svolta nell’interesse della giustizia». (FN)