Termini come luogo da abitare e non solo da attraversare, come spazio dell’attesa ma anche della «competizione» tra diversi usi degli spazi, come paesaggio da ripensare e infrastruttura da osservare attraverso strumenti diversi. Sono alcuni degli spunti provenienti dalle cinque visioni nate da «Roma Sincronicità Termini», progetto promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, e in particolare dalla Commissione Giovani OAR, con workshop e mostra coordinati da Gabriele Nunzio Limitone.
Una iniziativa che – a seguito della call lanciata lo scorso giugno (LINK) – ha dato vita a cinque micro-laboratori, che si sono svolti tra il 21 e il 26 settembre presso Spazio 100 e la Casa dell’Architettura, e che sono stati chiamati a leggere simultaneamente la stazione romana e il sistema urbano che le gravita attorno attraverso strumenti e linguaggi differenti. Il risultato è un racconto plurale di Termini, costruito attraverso mappe, fotografie, testi, archivi e dispositivi interpretativi.
«Il valore di questa esperienza – spiega Silvia Nigro, consigliera OAR delegata alla Commissione Giovani – è stato mettere i giovani nelle condizioni di essere protagonisti, confrontandosi direttamente con la complessità della città, e in particolare di un’area cruciale come la stazione Termini, attraverso linguaggi e punti di vista differenti».

I cinque lavori hanno affrontato altrettante diverse dimensioni di Termini.
«Termini in attesa» (Emanuela Ciangiola e Francesco Masiello, con Esin Ataker, Veronica Moretti e Osvaldo Tila) proietta la stazione nel futuro, leggendo i suoi tre livelli – underground, zero e up – come spazi porosi e interstiziali. Le mappe del 2026 diventano, nell’immaginario del 2151, la memoria di una Termini trasformata in infrastruttura collettiva.
«Termini: + x + = -» (Alessandro Di Egidio e Mario Maiorani, con Ludovica Gambara, Matteo Longo Barbieri e Diana Passoni) interpreta invece la stazione come campo di competizione tra usi, popolazioni e desideri differenti. La metafora dei tarocchi e la cianotipia restituiscono la concentrazione delle presenze e i conflitti generati dalla sovrapposizione degli usi.
«Dopo il monumento. Il respiro di Termini» (Lorenzo Casavecchia e Fabrizio Marzilli, con Irene Galizzi, Martsin Kazakou e Jurgen Rina) parte dalla memoria del progetto piacentiniano per immaginare una nuova Termini, nella quale alla monumentalità architettonica si sostituisce quella vegetale. Un nuovo paesaggio tra Piazza della Repubblica, Piazza dei Cinquecento e Porta Maggiore.
Con «Delay. Architetture per un tempo improduttivo» (Flavia Rossi e Luisa Parisi, con Maria Giulia Di Emidio, Francesco Marchetti e Gabriella Marolla) l’attesa diventa materia progettuale. Soglie, banchine e spazi residuali vengono letti come luoghi nei quali il tempo del viaggio può trasformarsi in tempo dell’abitare e dell’incontro.
«Termini Surveillance» (Maria Letizia Guido, Flavia Sorichetti ed Edoardo Quattrucci, con Michele Campanelli, Bartolomeo Umberto Flamini e Lidia Talarico), infine, mette al centro il rapporto tra spazio pubblico e sorveglianza, attraverso una contro-mappatura dei dispositivi che regolano flussi e comportamenti e una mappa digitale open source pensata come strumento di conoscenza condivisa.
La mostra, che si è svolta in modalità instant exhibition lo scorso 26 settembre, ha restituito gli esiti del processo generato dall’iniziativa come un unico racconto plurale e aperto, non come una descrizione definitiva di Termini, ma «una serie di sguardi sincronici attraverso i quali leggere trasformazioni, permanenze, conflitti e possibilità».
L’esperienza ha avuto anche l’obiettivo di avvicinare l’Ordine alle nuove generazioni, trasformando per una settimana gli spazi dell’OAR in un luogo quotidiano di ricerca, lavoro e confronto. «Vorremmo – sottolinea Nigro – che i giovani percepissero l’Ordine non soltanto come l’istituzione alla quale rivolgersi una volta entrati nella professione, ma come una comunità nella quale confrontarsi, sperimentare, costruire relazioni e sviluppare consapevolezza sul ruolo dell’architetto nella società. È il nostro investimento sul futuro, ma anche il modo con cui l’Ordine rinnova la propria funzione al servizio della collettività, per la cui tutela gli Ordini professionali sono stati istituiti».
La traiettoria disegnata da «Roma Sincronicità Termini» è destinata a proseguire, allargando progressivamente il confronto a nuove competenze e discipline. «Il prossimo obiettivo – conclude la consigliera – è ampliare questa esperienza e continuare il lavoro di ricerca sul quartiere Esquilino, coinvolgendo sguardi sempre più diversi: la complessità della città richiede infatti necessariamente un approccio multidisciplinare». (FN)