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12 Ottobre 2026

ROMA 2050 – HABITAT PER IL PROSSIMO FUTURO – di Giacomo Sanna

[Menzione d’onore alla Call “Habitat per il prossimo futuro” – Sezione Architettura / La Call è stata promossa dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia, BCAD, Associazione Italiana di Architettura e Critica]

Il più grande parco archeologico abitato del mondo.

RIFLESSIONE: L’HABITAT PER IL PROSSIMO FUTURO

Roma non ha bisogno di diventare un’altra città. Ha bisogno di tornare sé stessa, liberando paesaggio, archeologia e spazio pubblico dalla pressione del traffico e del consumo di suolo. L’habitat per il prossimo futuro non è un ambiente artificiale da costruire altrove, ma il luogo che già abitiamo, restituito alla sua vocazione più profonda. Roma custodisce una sacralità civile unica: la stratificazione millenaria di spazi pubblici, infrastrutture, paesaggio e vita quotidiana. Questa sacralità oggi è compressa dal traffico, dai parcheggi, dalla frammentazione. Liberarla significa immaginare una politica urbana radicalmente nuova – non fondata sull’espansione ma sulla restituzione, non sulla crescita ma sulla cura. La rivoluzione digitale offre gli strumenti per rendere questa visione misurabile: Digital Twin, intelligenza artificiale, simulazione di flussi e microclimi permettono di progettare la transizione con rigore scientifico, trasformando l’utopia in roadmap. La sfida non è tecnologica ma culturale: superare il tabù della verticalità per liberare l’orizzontalità, accettare che le infrastrutture del Novecento possano diventare gli habitat del futuro.

IL PROGETTO Roma 2050 parte dall’area interna alle Mura Aureliane, primo distretto urbano non più dipendente dall’auto privata, per estendersi alla città entro il GRA e alla scala metropolitana. Metro, ferrovie, tram, autobus elettrici e trasporto fluviale costituiscono la struttura portante; flotte autonome condivise e mobilità pedonale garantiscono la distribuzione capillare. Il progetto è raccontato attraverso tre prototipi.

L’indicatore principale misura la riduzione dei veicoli-km privati:

R_VKT(t) = 100 · [1 − VKTpriv(t) / VKTpriv(t0)]

Obiettivo Mura Aureliane: −90% dei veicoli-km privati entro il 2050.

1 – Tevere, Roma 2050 | Giacomo Sanna

01 IL TEVERE

Il Tevere torna a essere la spina dorsale verde e blu della città, nella sua interezza: un’arteria continua da nord a sud. Gli argini diventano terrazze che connettono la quota urbana all’acqua; i ponti, parchi e stazioni della mobilità; battelli elettrici restituiscono al fiume la funzione di arteria urbana. Navette in tubi trasparenti corrono lungo il fiume, rendendo lo spostamento un’esperienza paesaggistica.

2 – Tevere, Roma 2050 | Giacomo Sanna

02 LO STADIO FLAMINIO

Lo Stadio Flaminio diventa il prototipo dell’infrastruttura civica verticale: una torre hub che porta in copertura il campo sportivo. Sport, mobilità, servizi e verde si sovrappongono in un unico organismo, eliminando i parcheggi e restituendo il suolo a parco. L’hub è duale: si sale allo stadio, oppure si prosegue verso il resto di Roma – è uno smistatore, non una destinazione.

3 – Stadio Flaminio, Roma 2050 | Giacomo Sanna

03 LA TANGENZIALE

La Tangenziale abbandona la funzione automobilistica e diventa giardino pensile attraversato da mobilità leggera. Alla struttura vengono appese unità abitative autonome, moduli sospesi che la trasformano da corridoio a organismo abitato, “overcloccato” per ricucire la città.

4 – Tangenziale, Roma 2050 | Giacomo Sanna
5 – Tangenziale, Roma 2050 | Giacomo Sanna

LA STRATEGIA: UN PRIMO ANELLO, MOLTI INNESCHI

Il primo parco sarà l’area interna alle Mura Aureliane. Il cambiamento non attende i confini di un anello: episodi fuori dalle Mura anticipano la visione – la Tangenziale e lo Stadio Flaminio. Non sono eccezioni, ma semi che contaminano il tessuto urbano. Altri hub si distribuiscono nei punti strategici – lungo il GRA, ai capolinea del ferro, alle porte storiche. Droni cargo, vertiporti selettivi e sistemi Hyperloop regionali completano il sistema.

Roma 2050 è verticale nei nodi e orizzontale nel paesaggio, densa ma permeabile, antica e radicalmente contemporanea: non un museo immobile, ma il più grande parco archeologico abitato del mondo. Un modello esportabile, in cui città millenarie di tutto il mondo possano riconoscere la propria strada.

Giacomo Sanna
Architetto

Visual Editing: Giuseppe Felici
Architetto, Redazione AR Web

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