C’è un patrimonio che rappresenta una componente fondamentale dell’identità culturale, urbana e paesaggistica di Roma, spesso osservato ma non sempre realmente compreso. Sono gli edifici della seconda metà del Novecento, opere che hanno contribuito a definire il volto contemporaneo della Capitale e del suo territorio metropolitano e che oggi si trovano – in molti casi – al centro di profonde trasformazioni. Interrogarsi sul loro valore significa affrontare questioni che riguardano non soltanto la conservazione, ma anche la capacità di adattare questi manufatti a nuove esigenze funzionali, ambientali ed economiche. Con l’obiettivo di aprire un confronto ampio, capace di coinvolgere professionisti e cittadini, per costruire una lettura condivisa della qualità architettonica e del ruolo che essa può continuare a svolgere nella città contemporanea.
Nasce da queste premesse «Sempre Moderno», il progetto dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia predisposto dalla Commissione Archivi e Osservatorio 900 OAR, coordinata da Paolo Verdeschi. Un’iniziativa che punta a riconoscere, raccontare e aggiornare il valore dell’architettura del secondo Novecento attraverso un percorso articolato in una call fotografica, una mostra e un convegno, trasformando il dibattito sul rinnovamento del patrimonio moderno in un processo culturale aperto e partecipato.
Il primo passo del progetto, come detto, è rappresentato dal lancio di una call fotografica dedicata al Moderno romano, concepita come strumento di osservazione, racconto e coinvolgimento del pubblico. L’obiettivo è allargare la riflessione oltre la cerchia degli addetti ai lavori, cercando di comprendere quale sia oggi la percezione diffusa della qualità architettonica.
La call costituirà la base di una mostra fotografica che, nelle intenzioni, non sarà una semplice esposizione di immagini, ma uno strumento critico capace di generare nuove forme di lettura e consapevolezza del patrimonio moderno. Le fotografie saranno chiamate a interpretare l’architettura del secondo Novecento attraverso tre chiavi di lettura fondamentali:il rapporto tra architettura e contesto, ovvero la relazione dell’edificio con l’intorno; l’architettura come manufatto, intesa come carattere e identità dell’edificio; il dettaglio, cioè quell’elemento tra le parti che definisce e connota l’architettura raffigurata.
La mostra sarà inoltre propedeutica al successivo convegno, che prenderà spunto proprio dai casi più interessanti emersi attraverso la raccolta fotografica. Il confronto sarà dedicato al tema del rinnovamento dell’architettura moderna, affrontato nella consapevolezza che il problema non sia più se intervenire su questi edifici, ma come farlo mantenendo al centro la qualità del progetto. Attraverso casi studio, esperienze realizzate o in corso e il dialogo tra architetti, studiosi, amministratori, imprese e committenti, l’obiettivo sarà quello di individuare strumenti condivisi per riconoscere il valore degli edifici esistenti e orientare interventi consapevoli, capaci di tenere insieme conservazione e trasformazione, sostenibilità e qualità architettonica.
LA CALL
La partecipazione alla call è aperta a tutti: potranno aderire cittadini italiani e stranieri, architetti, fotografi professionisti o amatori che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data di pubblicazione del bando. È possibile partecipare individualmente oppure in gruppo, individuando in quest’ultimo caso un referente. La partecipazione è gratuita.
Ogni candidato potrà presentare un trittico composto da tre fotografie esclusivamente in formato digitale. Le immagini dovranno essere realizzate in formato verticale 4:5, con dimensioni comprese tra 5.000 x 4.000 e 6.000 x 4.800 pixel e risoluzione di 300 dpi. Le opere potranno riferirsi a tutte e tre le chiavi di lettura previste dal bando oppure concentrarsi su una sola di esse.
Per quanto riguarda le modalità di invio, le fotografie dovranno essere rinominate indicando titolo dell’immagine, nome, cognome ed e-mail dell’autore; è inoltre consigliato specificare, quando possibile, anno di costruzione dell’edificio, indirizzo e progettista. Il materiale dovrà essere trasmesso all’indirizzo e-mail archivi.osservatorio900@architettiroma.it entro il 30 settembre 2026.
«Sempre Moderno» si presenta, dunque, «come un’occasione di confronto sul futuro dell’architettura moderna e sul valore culturale che essa continua a rappresentare per Roma e il suo territorio», spiega Paolo Verdeschi, sottolineando come tale confronto sia «necessario per comprendere e spiegare perché alcune architetture che sono, agli occhi dei più, ‘dei brutti edifici’, rappresentano per gli architetti dei capolavori; e perché di alcuni edifici, dei quali i più auspicano la demolizione, gli architetti ne sognano la conservazione e il rinnovamento». L’iniziativa si propone, conclude, «di superare una visione nostalgica o esclusivamente conservativa del patrimonio del Novecento. Gli edifici moderni possono infatti continuare a vivere e a svolgere un ruolo attivo nella città contemporanea se reinterpretati con intelligenza, evitando demolizioni non necessarie e ricercando un equilibrio tra tutela, innovazione e nuovi usi». (FN)