Superare l’incertezza delle norme, restituire sicurezza al lavoro dei professionisti e mettere le amministrazioni nelle condizioni di governare le trasformazioni urbane. Con un obiettivo condiviso: recuperare il patrimonio esistente e migliorare la qualità della vita, tenendo insieme interesse pubblico, sostenibilità e bisogni delle comunità. Dal confronto è emersa la richiesta di una nuova legge quadro per l’urbanistica e l’edilizia, accompagnata dalla necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni, progettisti e operatori.
Sono stati questi i temi al centro di «Strategie e politiche per la rigenerazione dei territori. I casi di Roma e Milano», l’incontro organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia lo scorso 4 novembre alla Casa dell’Architettura, con il coordinamento scientifico del presidente OAR, Christian Rocchi. Una giornata che ha riunito rappresentanti degli Ordini e del Consiglio nazionale degli Architetti PPC, amministratori delle due città, parlamentari, architetti, giuristi, dirigenti pubblici, imprese e associazioni, intrecciando l’approfondimento sulle regole delle trasformazioni con il confronto sugli impatti sociali e sulle politiche per il futuro dei territori.
A offrire il punto di partenza è stata la sentenza n. 6127/2026 del Tribunale di Milano, richiamata nel dibattito sulla Torre Stresa. Il confronto ha però allargato lo sguardo alle questioni che accomunano le due grandi realtà metropolitane: la definizione degli interventi sull’esistente, il rapporto tra pianificazione e attività edilizia, le responsabilità professionali, la capacità di rispondere alla domanda di abitazioni e servizi. Un’occasione di confronto e condivisione tra gli Ordini di Roma e Milano, nella prospettiva di una collaborazione da sviluppare anche a livello nazionale, e tra le amministrazioni di Roma Capitale e del capoluogo lombardo.
Dagli Ordini una richiesta comune: certezza delle norme e interesse pubblico
A inquadrare il significato dell’iniziativa è stato il presidente OAR, Christian Rocchi, sottolineando come «l’abbandono e la stasi urbanistica producano degrado, facilitando l’illegalità e la fuga dei giovani verso l’estero. Mentre l’immobilismo burocratico derivante da leggi equivoche costringe i professionisti ad affidarsi agli orientamenti dei tribunali anziché alla certezza delle norme. Il nostro Ordine sostiene la legalità e la trasparenza, ed è fondamentale avviare un confronto costruttivo con le istituzioni per superare i cortocircuiti amministrativi e garantire lo sviluppo economico e sociale del Paese in linea con i principi costituzionali». Un percorso che Rocchi ha legato anche al lavoro sulla legalità portato avanti da tempo dall’OAR, di cui l’ultimo appuntamento è stato la celebrazione dei cinquant’anni della «Relazione di minoranza» (qui l’articolo dedicato: LINK), richiamata in apertura anche attraverso alcuni contributi video. Il tema delle regole, infatti, ha ribadito il presidente OAR, «si lega alla funzione dell’architetto come presidio di legalità nella costruzione della città. Noi vigliamo costruire la città in modo corretto – ha concluso -, ma servono leggi chiare. Non si può costruire un sogno attraverso la giurisprudenza».
La video riflessione di Christian Rocchi
A collegare e ricostruire il contesto milanese è stata – invece – Francesca Scotti, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Milano, evidenziando tanto le criticità normative quanto la necessità di interrogarsi sulla relazione tra trasformazioni e comunità. «La nostra città ha vissuto per 15 anni una stagione di enorme e rapida trasformazione che ha scontato in alcune fasi il mancato confronto con la città che ha in parte subito dei cambiamenti non del tutto condivisi. Milano ha iniziato a rigenerarsi con l’Expo in un momento di grande entusiasmo per la città ma ha continuato a farlo allo stesso ritmo e con le stesse regole anche negli anni successivi senza comprendere le condizioni diverse della città e il malessere dei suoi cittadini. L’errore credo sia stato quello di non capire che la città cambiava e che andava cambiato anche il suo PGT». Una riflessione da tenere distinta, ha sottolineato Scotti, dalle questioni relative alla chiarezza delle disposizioni e alla tutela del lavoro professionale: «Abbiamo bisogno di una norma che ci metta nella posizione di dare risposte ai nostri committenti e tutelare l’interesse pubblico. Perché i nostri committenti non sono solo quelli che ci pagano, ma è la città in cui viviamo e alla quale dobbiamo dare una risposta credibile. Se il legislatore non ci dice chiaramente dove è necessaria la pianificazione attuativa e dove no e cosa intende per ‘ristrutturazione edilizia’ non andiamo da nessuna parte, abbiamo bisogno di un’interpretazione autentica della norma che lo chiarisca. È ormai troppo urgente e non più rimandabile». Proprio su questo terreno, nell’intervista a margine dell’incontro, Scotti ha indicato anche la prospettiva di un lavoro comune tra Roma e Milano, da estendere agli altri Ordini territoriali e al Consiglio nazionale, per rendere più incisiva l’interlocuzione con la politica.
La video intervista a Francesca Scotti
Il quadro nazionale, con le priorità da condividere e portare avanti, è stato delineato da Alessandro Panci, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti PPC (CNAPPC). «Vogliamo stare al passo coi tempi e disporre di norme che rispondano ai bisogni reali della persona e garantiscano certezza all’attività professionale – ha detto -. I cittadini non possono attendere una legge quando la loro vita va avanti. Ci troviamo ad agire su basi normative datate che entrano in conflitto tra livello comunale, regionale e nazionale, come dimostrano le vicende di Milano e il frequente ricorso a procedure in deroga o commissariate». Oggi, ha proseguito, «non parliamo più di espandere le città verso l’esterno, ma di recuperare il patrimonio esistente. Serve una nuova legge quadro per l’urbanistica e l’edilizia che dia risposte attuali, restituisca certezza al lavoro dei professionisti e mantenga saldo il rapporto di fiducia con le istituzioni». Un aggiornamento che, nelle considerazioni di Panci, deve guardare al «costruire nel costruito» e «ai tessuti sociali ed economici già consolidati, senza limitarsi alle grandi città: nella riflessione sulla rigenerazione rientrano anche i borghi e le aree interne».
La video pillola di Alessandro Panci
Roma e Milano: le amministrazioni e le politiche per la città
Il confronto, come detto, ha coinvolto direttamente anche gli amministratori delle due città. Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, ha inquadrato il percorso seguito dall’amministrazione capitolina: «Roma ha affrontato riforme attese da anni: abbiamo aggiornato le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore, approvato il nuovo Regolamento Edilizio, riformato la Carta per la Qualità e recepito la legge regionale sulla rigenerazione urbana, garantendo maggiore certezza alle regole e agli interventi. Lo abbiamo fatto nella consapevolezza che rigenerare una città non significa soltanto valorizzare il patrimonio immobiliare, ma soprattutto migliorare la qualità della vita delle persone, preservando il mix sociale ed evitando che i residenti vengano espulsi dai propri quartieri». La sfida, ha aggiunto, è consentire agli enti locali di operare con norme chiare, tempi certi e una macchina amministrativa efficiente. «Roma dimostra che, quando c’è una chiara visione politica, le riforme si possono realizzare. Ora è indispensabile che anche i livelli regionale e nazionale facciano la propria parte, portando finalmente a compimento i provvedimenti attesi da tempo».
Le parole di Maurizio Veloccia
Da Milano, in collegamento da remoto, Anna Scavuzzo, vicesindaca e assessora alla Rigenerazione Urbana e all’Educazione, ha posto l’accento sulla distanza tra strumenti disponibili e trasformazioni in corso. «Esiste una profonda discrasia – ha affermato – tra l’attuale quadro normativo e la realtà di trasformazione delle nostre città. Per garantire uno sviluppo urbano efficiente e sostenibile occorre intervenire su tre direttrici. La prima, è una nuova chiarezza normativa a livello nazionale che superi la sovrapposizione di leggi e i riferimenti risalenti al 1942. La seconda è rafforzare la regia pubblica investendo in risorse umane, formazione e digitalizzazione dei servizi amministrativi: le imprese non possono subire i ritardi burocratici. La terza direttrice è promuovere un modello di collaborazione trasparente e sistematico tra pubblica amministrazione, professionisti e sviluppatori privati. Garantendo tempi certi e un confronto costruttivo sarà possibile dare risposte efficaci alle esigenze dei cittadini e modernizzare il Paese».
Il confronto con la politica
Le richieste emerse dalla giornata sono state al centro dell’interlocuzione con i parlamentari impegnati sui temi dell’edilizia e del governo del territorio.
«Il caso Milano – ha ribadito Erica Mazzetti, segretario della Commissione parlamentare per la Semplificazione e membro della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera – ci ha costretto a riflettere su una cosa che tutti sapevamo, ma che nessuno voleva affrontare: quando c’è un buco normativo, quando ci sono troppe materie concorrenziali come l’urbanistica e l’edilizia, quando ci sono troppe competenze e le norme non sono chiare, si infila – purtroppo – sempre la magistratura. La colpa è nostra perché non siamo riusciti a colmare questo vuoto. Senza dimenticare la sciagurata scelta di fare la modifica del titolo V della Costituzione e portare a materia concorrenziale il governo del territorio, fra cui l’edilizia e l’urbanistica, facendo aumentare la burocrazia, la spesa e il caos proprio come nel caso Milano. Abbiamo provato a fare il Salva Milano, che non è solo per la città di Milano, ma che era per tutto il territorio nazionale, andando molto spediti alla Camera dove lo abbiamo approvato in termini rapidissimi anche sostenuto da una parte dell’opposizione. Poi è arrivato al Senato e si è arenato perché volevamo dare un’interpretazione autentica in materia, cosa che però non ci è riuscita. Contestualmente avevamo già iniziato un lavoro importante sul Testo unico dell’Edilizia, che voleva chiarire questi temi, ora puntiamo di realizzare un testo unitario con la collaborazione di tutte le categorie economiche e professionali del settore. Mi auguro che si possa fare lo stesso percorso del Codice degli Appalti, cioè arrivare con un testo definitivo a fine legislatura per poi approvarlo nella prossima».

Sull’instabilità delle regole si è soffermato Agostino Santillo, vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera: «Ci troviamo ad affrontare una profonda instabilità normativa in materia di edilizia e urbanistica: non è più accettabile procedere a colpi di decreti di emergenza, come il ‘Salva Milano’ o il ‘Salva Casa’. Il settore è rimasto sostanzialmente inascoltato dal Governo, nonostante i ripetuti tentativi intrapresi dal Parlamento. È ormai fondamentale fare chiarezza e definire con precisione quando si configura un intervento di demolizione e ricostruzione e quando, invece, si tratta di una nuova costruzione. Auspico che questa distinzione trovi un’indicazione chiara e inequivocabile nel prossimo testo normativo in fase di elaborazione». Nell’intervista, Santillo ha inoltre richiamato la «necessità di considerare insieme le dimensioni sociali, culturali, ambientali ed economiche della rigenerazione», attraverso una visione estesa ad ambiti urbani ampi e a nuovi fabbisogni di servizi.
L’intervista ad Agostino Santillo
Professionisti, territorio, imprese: le condizioni della rigenerazione
A tenere insieme i diversi fili del confronto nell’ampia tavola rotonda che ha chiuso la giornata è stato Lorenzo Busnengo, vicepresidente OAR, moderando il dialogo sulle regole delle trasformazioni e sulla città come bene comune. «La realtà metropolitana milanese – ha sottolineato Busnengo – rispecchia una necessità comune a tutte le grandi aree urbane e città italiane: la richiesta unanime di un quadro normativo chiaro, coerente e coordinato a livello nazionale e regionale, all’interno del quale la pianificazione comunale possa trovare efficace attuazione. Un quadro normativo certo è fondamentale per permettere agli architetti di svolgere la propria professione intellettuale con garanzia giuridica. Il nostro ruolo prioritario è trasformare e rinnovare le città elevando la qualità dell’ambiente costruito, con il solo obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini e valorizzare l’immenso patrimonio urbano del Paese».

Al confronto ha partecipato anche l’architetto Federico Aldini – già presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano – dello studio che ha progettato la torre milanese, richiamando le criticità legate alla responsabilità del professionista in un quadro di norme incerte.
Riportando l’attenzione su Roma, Francesca Del Bello, presidente del II Municipio, ha indicato nella «ricucitura delle fratture urbane» uno degli obiettivi da condividere tra amministrazione, professionisti, associazioni e investitori. «La città di Roma – ha detto – è ancora investita da un problema che va risolto, ovvero la ricongiunzione, la ricucitura di alcune cesure che ci sono tra il centro della città, quindi i quartieri più centrali, i quartieri storici e la sua periferia». Una distanza, ha precisato, «che non è soltanto una distanza fisica, ma a volte anche una distanza culturale e sociale, una differenza troppo grande». Da qui la proposta di proseguire il confronto verso un nuovo patto sociale, fondato su obiettivi chiari, regole certe e responsabilità individuali che concorrano a una responsabilità collettiva.
Il video di Francesco Del Bello
Ha portato il contributo al dibattito anche il Dipartimento di Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, con Antonello Fatello, direttore del DPAU, e Laura Forgione, dirigente dell’Unità organizzativa Piano Regolatore della Direzione Pianificazione Generale del DPAU.
Sul versante delle imprese, Benedetta Bonifati, vicepresidente Edilizia Privata di Ance Roma – Acer, ha sottolineato: «Le imprese hanno bisogno di certezze, non soltanto sulle regole, ma anche sui tempi. Occorre aggiornare il quadro normativo e i parametri urbanistici alle nuove sfide della rigenerazione urbana e della sostenibilità. Non possiamo chiedere alle città di cambiare, continuando a utilizzare strumenti concepiti per esigenze di un’altra epoca. Serve una normativa chiara e attuale, che consenta di valorizzare il patrimonio edilizio esistente e di intervenire anche in altezza nei tessuti urbanizzati, con regole certe e procedure definite».
Qualità dei progetti, impatti sociali, quadro del diritto
Ad allargare lo sguardo sugli effetti concreti delle politiche urbane è stata Angela Panza, consigliera del CNAPPC, invitando a valutare le risposte all’emergenza abitativa attraverso i risultati per le persone, e non solo al numero di alloggi realizzati: «Quante liste d’attesa riusciamo ad accorciare? Quanta gente ha ridotto il trasporto casa-lavoro? Questo significa guardare la trasformazione della città con obiettivi più ampi, guardando veramente al benessere». In questo processo gli architetti possono contribuire attraverso la qualità dei progetti, la lettura dei contesti e il monitoraggio degli impatti. Con un’attenzione specifica ai territori meno attrattivi per gli investimenti: «Attenzione a creare delle ottime partnership pubblico-privato: pubblico e privato si devono unire per non lasciare indietro i territori più disagiati».
La video pillola di Angela Panza
La convergenza sulla necessità di aggiornare le regole è stata richiamata da Marco Campagna, consigliere OAR e coordinatore della Commissione Quadro normativo urbanistico e edilizia: «Abbiamo posto dei temi, il abbiamo messi sul tavolo e ci siamo interrogati con autorevoli esponenti della politica nazionale e della politica comunale. Siamo tutti più o meno d’accordo sul fatto che le norme così come sono oggi devono essere sistemate, perché non può esserci incertezza interpretativa». Un’incertezza che, ha osservato Campagna, incide sugli investimenti, sui tempi della progettazione e sulla capacità di intervenire nei territori, «perché la città cambia inevitabilmente, così come la società e l’economia. Noi non possiamo pensare alle nostre città come oggetti che stanno fermi».
L’intervista a Marco Campagna
Sul fronte del diritto, Livio Lavitola, avvocato amministrativista e consulente dell’OAR, ha infine richiamato l’esigenza di un intervento organico. «Emerge la necessità di un intervento normativo urgente che vada a cristallizzare meglio cosa si intende per rigenerazione urbana – ha affermato -. Una norma statale che dia dei principi chiari in modo che le Regioni che hanno potere di legislazione concorrente possano uniformarsi». Nella sua analisi, il lavoro del legislatore deve chiarire anche il concetto di ristrutturazione e affrontare quello di sostituzione edilizia, con il contributo degli Ordini, delle amministrazioni e dei professionisti. L’obiettivo è «superare le difficoltà prodotte da interpretazioni non uniformi e ricomporre il quadro normativo attraverso un intervento omogeneo, con norme chiare, intellegibili e che producano possibilmente poco contenzioso».
La riflessione di Livio Lavitola
(FN)
Video interviste e fotografie di Francesco Nariello