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24 Agosto 2026

Amatrice, dieci anni dopo. Ricostruire i luoghi e le comunità – Rocchi: «Essere previdenti e fare prevenzione»

Nel decennale del sisma che il 24 agosto 2016 devastò Amatrice e il Centro Italia, il tema della ricostruzione resta aperto non solo sul piano edilizio ma anche su quello sociale. Dalla necessità di accelerare i processi e superare le criticità burocratiche alla tenuta delle comunità locali, il decennale diventa occasione per riflettere sul ruolo dell’architettura e sulla responsabilità collettiva nel costruire territori più sicuri, resilienti e capaci di guardare al futuro, con un’attenzione particolare al tema della prevenzione. Il 7 settembre la Casa dell’Architettura ospiterà un confronto tra istituzioni, tecnici ed esperti per fare il punto sul percorso compiuto e sulle prospettive ancora da costruire

Dieci anni dopo il terremoto del 24 agosto 2016 che distrusse Amatrice e colpì duramente il Centro Italia, da Accumoli ad Arquata del Tronto, il tema della ricostruzione continua a interrogare istituzioni, professionisti e comunità locali. Un percorso che non riguarda soltanto il ripristino degli edifici e delle infrastrutture, ma investe questioni più profonde legate alla capacità dei territori di mantenere la propria identità, contrastare lo spopolamento e ricostruire il tessuto sociale che rende vivi i luoghi.

In questi anni l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia ha seguito con continuità le vicende delle aree colpite dal sisma, promuovendo momenti di confronto, attività di studio e iniziative sul campo attraverso il lavoro della Commissione Protezione Civile. Un impegno che richiama il ruolo sociale dellarchitetto, chiamato non solo a progettare edifici sicuri e adeguati ai contesti, ma anche a contribuire alla qualità della vita delle comunità e alla costruzione di una visione condivisa del futuro.

«A dieci anni dal terremoto di Amatrice – spiega il presiedente OAR, Christian Rocchi – ci si trova di fronte a una riflessione di base. Dopo ogni sisma, la comunità di coloro che – a qualsiasi titolo – sono deputati alla modifica del nostro ambiente costruito deve, ogni volta, tornare a riflettere sui sistemi di costruzione, per quanto riguarda gli edifici da costruire ex novo e, soprattutto, sulle metodologie di consolidamento delle costruzioni in muratura. Ogni volta si dovrebbe capire quali siano i nodi non solo tecnici, ma anche burocratici. Se in tempo di normalità, infatti, una burocrazia lenta è vagamente tollerabile, in un momento nel quale la velocità dei cantieri diventa essenziale, un apparato burocratico fermo o che pone problemi invece di risolverli non solo è intollerabile, ma è anche immorale». Non solo, prosegue Rocchi: «Con la ricostruzione dei paesi coinvolti nel sisma di Amatrice – sottolinea – si è aggiunta un’altra questione, che dipende dalla scarsa capacità di visione del nostro futuro. Alcune leggi nate per sostenere l’economia, come quella dei Superbonus, hanno finito per lasciare i cantieri della ricostruzione pressoché vuoti. Se dobbiamo imparare qualcosa da questo decennale è sicuramente quello di non pensare a un problema per volta. La politica nazionale dovrebbe avere una visione complessiva, a lunga gittata, ed essere previdente. La Treccani definisce previdente la persona che, prevedendo ciò che potrà accadere, e in particolare una situazione sfavorevole, provvede per tempo a procurarsi ciò che serve o a dotarsi delle difese necessarie per non subire danni. È una parola che dovrebbe essere alla base di ogni politica». 

Una politica previdente, nel caso dei terremoti, conclude il presidente OAR, «non solo mantiene o rimette in piedi gli edifici velocemente, ma tiene coese anche le stesse basi sociali che costituiscono i paesi interessati dall’evento sismico. E la parola ‘previdente’ ha anche la stessa radice latina del termine ‘prevenzione’. Questo dovrebbero averci insegnato i terremoti passati: ad essere previdenti e a fare prevenzione».

Da queste considerazioni e non solo prenderà le mosse «Amatrice Agosto 2016 – Agosto 2026. Dieci anni dopo il sisma del Centro Italia», il convegno promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia in programma il prossimo 7 settembre alla Casa dellArchitettura di Roma. L’appuntamento – con il coordinamento scientifico di Carlo Zaffina, tesoriere OAR e Coordinatore Commissione Protezione Civile OAR – proporrà un confronto multidisciplinare tra rappresentanti delle istituzioni, della struttura commissariale per la ricostruzione, della soprintendenza, delle forze armate, del mondo accademico e delle professioni, con l’obiettivo di analizzare il percorso compiuto e individuare le prospettive future. L’evento ripercorrerà l’evoluzione della gestione dell’emergenza, delle ordinanze e degli strumenti normativi che hanno accompagnato il processo di ricostruzione, approfondendo al tempo stesso le criticità che ancora caratterizzano molti territori del cratere sismico. Attraverso il contributo di tecnici, studiosi e amministratori verranno affrontati i temi della tutela del patrimonio costruito, della qualità degli interventi, della gestione dei cantieri e delle diverse strategie adottate nei processi di ricostruzione. Particolare attenzione sarà dedicata a uno degli aspetti più delicati emersi in questi dieci anni: la progressiva perdita di popolazione e il rischio di dissoluzione di quel patrimonio sociale e identitario che costituisce lessenza stessa dei luoghi. Il confronto sarà arricchito dal contributo di sociologi e psicologi chiamati a riflettere sulla tenuta delle comunità e sulle condizioni necessarie per garantire una reale ripartenza dei territori.

Il programma

(FN)

di Francesco Nariello

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