Rigenerazione urbana, inclusione sociale, smart mobility, trasformazione digitale, capacità di raccontare il progetto contemporaneo. Sono alcuni dei temi che attraversano la XVII edizione di Forum Perspective, il Forum internazionale promosso dal Gruppo Maggioli e dalla rivista THE PLAN – dedicato alla città del futuro iniziato ieri, 26 maggio, e in programma fino a domani, 28 maggio, allo Sheraton Golf Parco De’ Medici di Roma. Un appuntamento che mette a confronto pubbliche amministrazioni, operatori immobiliari, investitori, professionisti della progettazione urbana e infrastrutturale, aziende e realtà impegnate sui fronti dell’innovazione e del valore pubblico. Il Forum è patrocinato tra gli altri dall’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, con il presidente Christian Rocchi e i consiglieri Simone Cellitti e Fabrizio Capolei, impegnati in panel che spaziano dai processi di rigenerazione urbana alle nuove forme della mobilità e ai modi di comunicare l’architettura.
La giornata inaugurale si è svolta ieri, 26 maggio, e si è aperta con la conferenza plenaria «Roma si rinnova, l’Italia cresce. La Capitale come piattaforma nazionale della rigenerazione», moderata da Nicola Leonardi, co-fondatore e direttore di The Plan. Tra i protagonisti del confronto Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, Amalia Maggioli, consigliere delegato del Gruppo Maggioli, Fabio Bellini di Risorse per Roma, Gianluca Bisognani di Cdp, Francesca De Sanctis di Ance Roma, Elena Goitini di Bnl-Bnp Paribas e Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata. Un confronto che ha posto al centro il ruolo della Capitale come laboratorio nazionale per i processi di rigenerazione urbana e trasformazione infrastrutturale.
Oggi, 27 maggio, il Forum è entrato nel vivo dei temi legati alla smart city e ai nuovi modelli di sviluppo urbano. Nella mattinata – come detto – è intervenuto Christian Rocchi, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, nell’ambito del panel «La Rigenerazione Urbana in numeri: come l’analisi dati si intreccia con le strategie immobiliari e lo sviluppo del territorio»: un confronto dedicato al rapporto tra dati, pianificazione urbana, investimenti e qualità della trasformazione delle città. Nel suo intervento Rocchi ha posto l’accento soprattutto sulla dimensione culturale della rigenerazione urbana e sulla necessità di costruire una visione condivisa tra istituzioni, professionisti e cittadini. Interrogandosi su quali siano oggi i principali limiti normativi o procedurali che ostacolano interventi di rigenerazione urbana di qualità, Rocchi ha indicato come «limite principale il modo di approcciare all’articolato di legge. Diceva Piero Calamandrei che le leggi sono fredde disposizioni normative. Per far sì che l’articolato funzioni la società deve riconoscersi in quei valori che sottendono ad ogni legge. Deve metterci la passione e la consapevolezza che con l’applicazione di quella legge si tende a migliorare le nostre città e quindi si sta dando la possibilità di realizzare quell’inclusione sociale che è uno dei principali dettami costituzionali». Secondo il presidente OAR, la questione centrale non riguarda soltanto i vincoli normativi, ma soprattutto la costruzione di una nuova consapevolezza collettiva: «Bisogna sentirsi – ha detto – un unico corpo sociale che ha obiettivi comuni. Oggi questa consapevolezza non c’è. Quindi il nostro fronte non sono tanto i nodi dell’articolato di legge, ma un fronte più culturale e di educazione civica che dia, a tutti gli enti, la consapevolezza di lavorare per scopi unitari di alto valore sociale».
Rocchi ha poi richiamato il ruolo strategico degli architetti nei processi di trasformazione urbana, soprattutto nel rapporto con amministrazioni pubbliche e investitori privati. «La nostra formazione e la nostra competenza – ha sottolineato – possono essere messe a frutto oggi nei processi di rigenerazione ed inclusione sociale, mostrando e gestendo sistemi complessi che rendano possibili anche gli investimenti dei privati nella trasformazione della città. Questa frontiera è di fondamentale importanza. L’80% delle persone vive nell’anello della prima e seconda periferia. Lì le amministrazioni devono trovare il modo di mettere a sistema gli investimenti pubblici con gli investimenti privati». Un passaggio che Rocchi collega anche alla capacità dell’architettura di attivare nuove dinamiche economiche e sociali: «L’architettura è un motore formidabile di rigenerazione urbana, ma anche un attrattore degli investimenti privati comprovato».
Tra i diversi focus in programma, nel pomeriggio ci sarà anche il panel su «Smart Mobility e Logistica Urbana. Obiettivo connettività e gestione dell’ultimo miglio», dedicato all’evoluzione dei sistemi di mobilità urbana, alla logistica intelligente e all’impatto delle nuove tecnologie sui modelli di città contemporanea. A partecipare al dibattito sul tema sarà Simone Cellitti, consigliere OAR con delega all’Innovazione, portando una riflessione sul cambiamento culturale che accompagna la mobilità intelligente: «La Smart Mobility rappresenta un profondo cambio culturale nel modo di concepire lo spazio urbano e la vita quotidiana. La tecnologia è lo strumento abilitante, ma la vera trasformazione è filosofica e strutturale. Passiamo da un concetto di mobilità fatta da veicoli e strade ad un ecosistema urbano integrato, organico e con visione olistica, attraverso la digitalizzazione e la tecnologia innovativa». Al centro del suo intervento anche il passaggio da una mobilità centrata sui mezzi a una progettazione costruita attorno alle persone e alla qualità della vita urbana. «Dalle macchine – ha affermato – si passa al focus sulle persone ed al loro criterio di vivere la città. Attraverso una visione ecosistemica ed olistica, basata sulla sostenibilità e sulla qualità della vita che si traduce in salute pubblica, si passa attraverso la multimodalità senza interruzioni per rendere fluido il passaggio da un sistema di mobilità all’altro». Secondo Cellitti, la trasformazione in atto apre scenari inediti anche sul piano dell’innovazione urbana: «Non c’è dubbio che la trasformazione è epocale perché accoglie ogni potenzialità che si esprima anche attraverso le modalità Ai e la nostra funzione è quella di intercettare al meglio tutte le opportunità che si presentano come strumento di progetto ed innovazione urbana».
Il Forum Perspective 2026 si concluderà domani, 28 maggio, con una giornata dedicata, tra l’altro alla sostenibilità, alla questione energetica, allo sviluppo e alle infrastrutture, ma anche al rapporto tra architettura e comunicazione. Su quest’ultimo, nel panel dedicato, interverrà Fabrizio Capolei, consigliere OAR, che affronterà il tema della narrazione dell’architettura anche in riferimento all’esperienza dello studio 3C+t Capolei Cavalli, in un contesto segnato dalla velocità dei media e dalla moltiplicazione dei linguaggi digitali. «Per molto tempo gli architetti – osserva, offrendo qualche anticipazione sull’intervento in programma – hanno pensato che fossero i progetti a dover parlare da soli. Oggi invece viviamo in un contesto completamente diverso, molto più veloce, continuo e stratificato. Per questo credo che il tema non sia semplicemente mostrare un progetto, ma riuscire a costruire una narrazione capace di raccontarne il senso, il processo e il rapporto con il contesto urbano e culturale». Nel suo intervento, Capolei rifletterà anche sul rischio di una comunicazione troppo autoreferenziale o, al contrario, eccessivamente semplificata. «Credo che comunicare l’architettura significhi non accumulare informazioni, ma costruire un punto di vista. Far emergere il senso profondo di un progetto, il tempo che attraversa e le relazioni che genera». Una riflessione che guarderà anche al rapporto tra generazioni e nuovi strumenti comunicativi: «Oggi non basta più fare buoni progetti, bisogna anche riuscire a raccontare il pensiero e la posizione culturale che li sostiene. La sfida è trovare un equilibrio tra la profondità del contenuto e la capacità di renderlo accessibile senza banalizzarlo». (FN)