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Architettura
15 Maggio 2026

Roma contemporanea attraverso lo sguardo delle Accademie straniere: l’evento alla Casa dell’Architettura

Lo scorso 12 maggio, nell’ambito della rassegna CONTEMPORANEA - Contaminazioni, il confronto internazionale promosso nell’ambito di «Grand Tour Contemporaneo», progetto di curatela della Sala Monitor P: direttori e rappresentanti delle Accademie straniere hanno raccontato una Roma viva, globale e ancora capace di generare ricerca, cultura e nuove visioni urbane

La visione di una Roma che continua a essere un laboratorio internazionale di ricerca, sperimentazione e produzione culturale, una città che, attraverso lo sguardo di artisti, architetti, studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo, riesce ancora oggi a rinnovare continuamente la propria immagine contemporanea. È intorno a questa riflessione che ha preso forma il dialogo tra alcune delle principali Accademie straniere presenti nella Capitale, realtà culturali che da decenni alimentano una rete internazionale di scambi, contribuendo a costruire nuove interpretazioni dello spazio urbano e dell’identità stessa della città: lo scorso 12 maggio, alla Casa dellArchitettura, si è svolto l’incontro «Roma, Città delle Accademie – dialogo con le direzioni di alcune Accademie straniere a Roma», promosso nell’ambito della rassegna CONTEMPORANEA – Contaminazioni e del programma «Grand Tour Contemporaneo. Roma attraverso lo sguardo delle Accademie straniere» progetto di curatela per la sala Monitor P che ha vinto la call lanciata negli scorsi mesi (qui l’articolo: LINK), curato da Federica Andreoni e Maite Méndez Baiges in collaborazione con la Real Academia de España en Roma. L’appuntamento ha riunito rappresentanti di alcune tra le più importanti istituzioni culturali internazionali presenti nella Capitale in un confronto dedicato al ruolo delle Accademie nella costruzione di uno sguardo contemporaneo su Roma.

Ad aprire il dialogo è stata Claudia Ricciardi, direttrice della Casa dell’Architettura, che ha sottolineato il senso della call e della mostra nate per interrogarsi proprio sul carattere contemporaneo della Capitale: «Roma è ancora una città contemporanea?», è la domanda chiave alla base del programma. «Qualche mese fa – ricorda Ricciardi – abbiamo lanciato, in occasione della presentazione del Manifesto alla Casa dell’Architettura, la call for proposal per raccogliere delle proposte di curatela per lo spazio Monitor P. Tanti i contributi ricevuti, tutti di grande qualità, con la vittoria dalla proposta «Grand Tour Contemporaneo», un progetto che ha saputo «mettere in sinergia opere e soprattutto ricerche delle varie Accademie e istituti di cultura presenti a Roma», offrendo «sguardi assolutamente inediti sulla città». Grand Tour Contemporaneo, ha aggiunto, «racconta non solo la città in modo diverso, ma rende anche visibili le sinergie, gli epicentri culturali che esistono e vivono all’interno del tessuto urbano».

A sottolineare il  valore anche di uno «sguardo esterno» per comprendere realmente Roma è stato il presidente OAR, Christian Rocchi: «L’Italia non si conosce veramente fino in fondo senza il giusto distacco e spesso queste visioni spesso vengono anche da chi ci vive temporaneamente», ha osservato. «Roma, in particolare, è talmente complicata da comprendere che spesso arriviamo a capire delle cose facendo sponda su una visione diversa, estera». Rocchi ha poi ricordato il rapporto complesso che i romani stessi a volte hanno con la città: «Spesso invece quando siamo qui non vediamo l’ora di andarcene, ma quando si va via si è sempre molto addolorati: perché Roma ha tanti difetti, ma anche tanta bellezza».

Ampio spazio è stato dedicato al racconto del progetto di curatela, della mostra e della sua natura aperta e progressiva. Federica Andreoni, responsabile area architettura della Real Academia de España en Roma e co-curatrice dell’esposizione, ha spiegato come il progetto nasca proprio dall’idea di «leggere Roma» attraverso gli studi e le ricerche condotte ogni anno dalle Accademie e dagli istituti stranieri. «Roma è senzaltro una città contemporanea –  ha detto – e il lavoro delle persone che vengono qui temporaneamente a studiare, indagare e ricercare ce lo mostra ogni anno». Andreoni ha poi ricordato che la mostra è pensata come «una mostra in progress», destinata a crescere e arricchirsi fino alla chiusura del 18 luglio.

A dare ulteriore sostanza a tale lettura è stata Maite Méndez Baiges, direttrice della Real Academia de España en Roma, che ha ricordato come Roma «sia sempre stata una città contemporanea, anche attraverso i grandi maestri del passato. Se pensiamo alle opere di Michelangelo, Raffaello, Bernini, Borromini, Bramante: nel loro tempo erano assolutamente contemporanei», ha spiegato, aggiungendo: «Roma oggi è una città estesa – ben oltre il suo centro storico -, globale, una città con migranti, comunità e problemi tipici delle grandi città europee contemporanee».

Tra gli interventi anche quello di Alessandro Gallicchio, direttore del Dipartimento di Storia dell’Arte di Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, che ha ricordato come il rapporto tra Roma e la comunità internazionale abbia radici profonde, e sottolineando come «già a partire dalla metà dellOttocento i nostri borsisti architetti guardassero alla Capitale italiana come destinazione privilegiata», anche guardando alla ‘piattaforma mediterranea’, luogo da cui partire per esplorare territori, culture e paesaggi dell’intero bacino del Mediterraneo». 

Una città «vissuta», capace di mettere continuamente in relazione tempi e identità differenti è l’immagine che viene in luce dalla riflessione di Aliza S. Wong, direttrice della American Academy in Rome, che descrive Roma come «Tutti i gruppi, nuovi e vecchi, vivono in questo palinsesto dove convivono passato, presente e futuro», ha osservato Wong, che ha poi rimarcato come la città sia oggi attraversata da una pluralità di esperienze e appartenenze: «Tutti noi insieme  – immigrati, rifugiati, extracomunitari, italiani, romani – stiamo provando a esplorare la relazione tra passato e futuro, per fondare per una nuova Roma».

Mikkel Harder, direttore della Accademia di Danimarca, ha invece posto l’attenzione sul rapporto tra contemporaneità e riuso delle architetture esistenti. «Molti artisti, studiosi e architetti internazionali vengono qui per vivere Roma così com’è oggi», ha spiegato Harder, ricordando come il tema del riuso dei materiali e degli edifici storici sia oggi centrale nel dibattito architettonico nord europeo: «Roma rappresenta un esempio molto importante di come si possano riutilizzare materiali e costruzioni esistenti per immaginare le città del futuro».

Al termine dell’incontro è stata inaugurata la mostra «Grand Tour Contemporaneo. Roma attraverso lo sguardo delle Accademie straniere», allestita – come detto – nella sala Monitor P della Casa dell’Architettura e visitabile fino al 18 luglio 2026 (lunedì-venerdì 10-19; sabato 10-12). Concepite come un archivio temporaneo e in progress, le opere esposte – tra disegni, fotografie, video, installazioni sonore, materiali cartografici, testi e modelli – raccontano una Roma osservata e reinterpretata da generazioni di artisti, architetti e ricercatori internazionali in residenza nelle Accademie straniere della Capitale.

Il programma proseguirà nelle prossime settimane con un articolato palinsesto di workshop, dialoghi, lecture e attività pubbliche. Dal 26 al 29 maggio si terrà il workshop «Escaleras. Scale di Roma», a cura di Iñigo García Odiaga, mentre il 29 maggio è in programma il dialogo «Sguardi su Roma. Dialogo tra borsisti». Il 5 giugno la Casa dell’Architettura ospiterà, nel giardino, la lecture dellarchitetta Elisa Valero Ramos. Il 12 giugno – nell’ambito della due giorni «Roma Contaminata» articolata in sessioni di confronto con ospiti internazionali (12-13 giugno – LINK) – si svolgerà invece la tavola rotonda «Il viaggio come conoscenza», dedicata al tema del viaggio come strumento di ricerca e moderata da Federica Andreoni. Il programma proseguirà il 20 giugno con una «Passeggiata di ascolto sonoro» a cura di Álvaro Núñez Carbullanca e con il workshop infantile «Vedere linvisibile, lettere», dedicato alla percezione e alla lettura dello spazio urbano. (FN)

di Francesco Nariello

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