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22 Febbraio 2022

Semplicemente “Roma”- di Federica Andreoni

Il titolo del libro è una intuizione apprezzabile di quest’opera: Roma.

“Roma” è l’unica parola scelta da Massimo Siragusa per il libro che raccoglie gli esiti della sua ricerca fotografica, pubblicato circa un anno fa da Postcart. Le foto del libro sono state anche oggetto di una mostra al Museo di Roma in Trastevere.

Siragusa, con il laconico titolo scelto, dichiara implicitamente la sineddoche per cui la parte che ritrae attraverso le sue fotografie (periferia), è in realtà, del tutto rappresentativa (“Roma”, tutta).

Se volessimo adottare il dualismo centro/periferia, e poi volessimo scommettere su una sineddoche dovremmo scegliere senza dubbio la periferia come la parte più rappresentativa di Roma.

Spazialmente il centro corrisponde ad una percentuale minima che oscilla tra l’1,1% e il 2,6% della superficie totale di Roma. Il centro storico, così come definito dall’Unesco, è infatti poco più dell’1%[1] del territorio del Comune di Roma, volendoci tenere larghi e considerando Centro i municipi I e II ( Prati, Trieste, Parioli, Flaminio e così via) arriveremmo comunque ad uno scarsissimo 2,6%[2] della superficie di Roma Capitale.

Socialmente, in maniera analoga, il centro ospita tra l’1,1% e il 12% della popolazione totale, a seconda della generosità dei criteri adottati.

Nel rione centro storico, abitano appena 31.071 persone[3]; gli abitanti di Torre Angela sono il triplo[4], per intenderci. Se includessimo tutti gli abitanti dei municipi I e II, arriveremmo a 354.451, comunque poco più di un decimo del totale. Non solo una fascia molto ristretta di popolazione, ma anche in costante calo: la variazione di popolazione tra il 2017 e il 2021 è di -19,7%[5].
In una dinamica molto chiara di espulsione dal centro della popolazione; tra il 2001 e il 2011 la popolazione nelle zone fuori dal GRA è balzata dal 35% al 65%[6], con livelli di crescita strabilianti di quartieri ‘periferici’ come Lunghezza (+23,5%), Serpentara (+10,8%), Morena (+7,3%) o Borghesiana (+7,4%).

Inoltre, questa piccola fetta di popolazione è piuttosto sui generis: il municipio I ha l’indice di vecchiaia più alto in assoluto di tutta Roma, con un reddito medio annuo per contribuente pari a più del doppio di quello medio di Roma. In sostanza la popolazione che abita in centro è un campione molto ristretto degli abitanti romani, che assomiglia davvero poco alla media, molto più vecchio e molto più ricco.

Identificare Roma con la città della grande bellezza, dei reperti archeologici, dei vicoli storici, delle chiese barocche è una “eccezione”.

“I tristi condomini degli anni Sessanta”, “le strade trasformate in parcheggi”, “le recinzioni abusive, i cartelli pubblicitari che si affastellano, le scritte sui muri”, “la presenza ossessiva delle auto e anche, perché no, dei motoscafi”, “l’anarchia delle costruzioni impreviste” [7], “dove tutto è venuto su confusamente”[8], “dove forme e colori sono accostati senza un disegno predefinito”[9], per dirla con le parole usate dagli autori dei testi che accompagnano il libro: tutto questo non è l’eccezione.

E se accettassimo che quella che continuiamo a chiamare ‘periferia di Roma’ fosse semplicemente “Roma”?

Non è facile ammettere che l’immaginario della Roma da cartolina è tanto forte, radicato e convincente quanto illusorio.

Siragusa lo fa con sguardo lucido attraverso questo libro chiamato Roma, corposa serie di fotografie dalla capacità compositiva elegante e dotate di una schiettezza che, seppur non giudicante, non risparmia la poca dignità dei paesaggi urbani ritratti.

Siragusa ci aiuta a scalfire quell’immaginario fallace.

È un lavoro dunque necessario e utile, oltre che bello, perché ci avvicina al passo successivo, alla presa di coscienza che Roma assomigli più alla sua cosiddetta “periferia” che al suo immaginario, altrettanto importante. Finalmente infatti potremmo anche cominciare a distinguere in quel magma che si continua a chiamare “periferia” o al massimo “periferie” – “che non hanno bisogno di nomi” [10] – luoghi che non solo i nomi ce li hanno, ma che a guardarli bene non si somigliano neanche. San Basilio, Acilia, Borgata Finocchio, Boccea o il Torrino (per citare solo alcune delle zone in cui Siragusa fotografa) si assomigliano tra loro tanto quanto assomigliano al rione Monti, a Trastevere o a Flaminio: per niente.

Con grande arguzia Siragusa tiene stretto l’angolo di campo del suo sguardo fotografico, concentrandosi su quegli elementi che effettivamente rappresentano un denominatore comune delle “periferie “romane e italiane: insegne, cartelli, scritte, dettagli architettonici sciatti, vegetazione spontanea, transenne, teli, condizionatori, parabole e arredo urbano di bassa qualità, che ci appaiono in ordine sparso e sparpagliato.

Se per ciascuna fotografia riuscissimo ad immaginare il rispettivo fuori campo, si distinguerebbero le diversità, la forma del territorio, il tipo di urbanizzazione, gli spazi aperti e riusciremmo a dare un nome ed una identità ad ognuno di quei posti.

Guadagnata questa consapevolezza, addirittura, a quel punto potremmo decidere di chiamare in causa gli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione per indagare, comprendere e immaginare destini inediti e differenti per questi luoghi: la cultura architettonica e il progetto.

Massimo Siragusa, docente allo IED, è fotografo e direttore artistico della Plenum Gallery. Ha esposto in numerosi musei e gallerie in Italia e all’estero e collabora con le più importanti testate internazionali. Con i suoi lavori di corporate ha raccontato la realtà̀ delle maggiori industrie italiane. Ha vinto numerosi premi tra cui quattro World Press Photo – nel 1997, 1999, 2008, 2009 – e tre Sony Awards.



“Roma” di Massimo Siragusa è stato pubblicato a Settembre 2020 da Edizioni Postcart; testi di Giovanna Calvenzi, Tommaso Gnagni, Ugo Gregoretti e Marco Maria Sambo; progetto grafico di Tomo Tomo.


[1] La superficie totale del sito iscritto è di 14,69 km2, da <http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/sito_unesco> (consultato il 23/11/2021)

[2] La superficie totale tra Municipio I e II è di 33,59 km2

[3] Popolazione al 31.12.2017 dal documento LA POPOLAZIONE DI ROMA. STRUTTURA E DINAMICA DEMOGRAFICA Anno 2017, a cura di Dipartimento Trasformazione Digitale U.O. Statistica – Open Data del Comune di Roma. <https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/La_popolazione_a_Roma_2017.pdf> (consultato il 23/11/2021)

[4] 89.905 abitanti al 31.12.2017 dal documento LA POPOLAZIONE DI ROMA. STRUTTURA E DINAMICA DEMOGRAFICA Anno 2017, op. cit.

[5] Documento LA POPOLAZIONE DI ROMA. STRUTTURA E DINAMICA DEMOGRAFICA Anno 2017, op. cit.

[6] Lelo, K, Monni, S.,Tomassi, F. (2019). Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana. Roma: Donzelli Editore.

[7] Calvenzi, G. (2020). Ma dove finisce il viaggio? In Siragusa, M. Roma. Roma: Postcard.

Giagni, T. (2020). S.P.Q.R. In Siragusa, M. Roma. Roma: Postcard.

[9] Sambo, M. M. (2020). Periferia e poetica del contemporaneo. Urbanistica, cinema, fotografia. In Siragusa, M. Roma. Roma: Postcard.

[10] Calvenzi, G. (2020) op. cit.

Federica Andreoni, AR Web

Immagini tratte dal sito web di Tomo Tomo

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