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29 Giugno 2021

Ugo Luccichenti, un Maestro modernista. La palazzina a Largo Nicola Spinelli – di Lorenzo Tarquini

Definire il ruolo architettonico di Ugo Luccichenti nel panorama romano non è facile. Figura poliedrica, dal linguaggio fortemente innovativo, ha saputo trovare spazio per le sue sperimentazioni nella committenza privata.

Nei primi anni ’20 del Novecento fino all’avvento della seconda guerra mondiale, il regime fascista aveva delineato alcuni obiettivi architettonici fondamentali per la capitale d’Italia: impostare una città che riprendesse le forme e le dimensioni della Roma augustea e delineasse i nuovi prototipi abitativi “delle genti italiche”. Erano gli anni nei quali si definiva sempre più il nuovo modello abitativo romano: la “palazzina”, edificio a carattere intensivo che manteneva i vantaggi e le comodità della tipica villa plurifamiliare, avente come scopo quello di caratterizzare la nuova città di Roma

1 – Foto da Largo Nicola Spinelli
2 – Foto da Largo Nicola Spinelli

Ugo Luccichenti non è mai riuscito ad incidere sulle opere pubbliche romane, i grandi concorsi di progettazione infatti hanno visto altri protagonisti affacciarsi sul podio, mentre lui, seppur con proposte qualitativamente interessanti non ha mai lasciato un segno importante. Non si conoscono troppo bene quali fossero le sue opinioni politiche e come si relazionasse culturalmente con il contesto politico degli anni del suo esordio professionale; tuttavia è in questo clima di ambiguità che possiamo ricollocare il suo lavoro, costituito principalmente da una ricerca ponderata di innovazione e un’espressione pacata di tradizione, in un campo più vasto che va al di là dell’Italia di regime e si affaccia tendenzialmente in Europa, abbracciando stili ed espressioni che vanno dall’innovativo “international style” all’armonia compositiva di Le Corbusier, definendo di fatto una visione e un linguaggio modernista tutto italiano.

Il campo più fertile di sviluppo e di pratica delle sue concezioni architettoniche lo troviamo nel settore dell’edilizia privata. All’interno della scena romana si era infatti costituita una nuova concezione di prototipo abitativo. Difatti “la Palazzina” è tutt’ora la tipologia maggiormente diffusa nell’Urbe che ha visto dalla Roma capitale del Regno d’Italia al nuovo millennio, diverse tipologie interfacciarsi con l’esistente tessuto urbano con esperimenti a volte riusciti, altre volte fallimentari. Ciò che però accomuna gli anni Trenta, con i successivi anni del dopoguerra, per un periodo che arriva fino agli anni Sessanta, è la continua ricerca identitaria della classe borghese romana determinata ad accostarsi al progresso di quegli anni e alla modernità che ne conseguiva.

Il destino di moltissimi architetti e ingegneri, fra cui Luccichenti, era legato alle grosse società edilizie, più importante fra tutti la S.G.I. (Società Generale Immobiliare) che attraverso politiche imprenditoriali lungimiranti proponeva variegate soluzioni urbane alcune delle quali decisamente controverse come il caso dell’Hotel Hilton a Roma. È in questo frangente che Ugo Luccichenti riesce a sperimentare le sue influenze e le sue ricerche formali trovando un perfetto equilibrio compositivo che soddisfaceva sia la committenza sia la ricerca architettonica.

Le sue opere e in modo particolare il caso studio preso in questione, ovvero la palazzina a Largo Spinelli del 1954, proiettano la nostra attenzione sul grande maestro del Novecento, Le Corbusier, ponendo in esame una delle opere più significative: Villa Stein a Garches.

3 – Foto di Villa Stein a Garches

Una scelta modernista: Analisi geometrica della facciata

Lo studio effettuato si basa prevalentemente su tecniche di acquisizione dati e sull’analisi grafica e comparativa come strumento scientifico d’indagine, volto a delineare le interrelazioni geometrico-compositive del caso di studio.  Si analizzeranno pertanto solamente l’alzato esterno, ovvero la facciata d’ingresso posta di fronte Largo Spinelli, in quanto rappresenta “l’ingresso” all’ edificio, così da poterlo relazionare con la facciata di Villa Stein.

Lo studio geometrico vuole individuare quelle impaginazioni compositive che descrivono l’organizzazione del prospetto e conoscerne i significati geometrici che ne descrivono e supportano i significati culturali.

L’ottenimento mediante processo fotogrammetrico del raddrizzamento di facciata permette di effettuare ragionamenti compositivi con maggiore accuratezza e precisione, e rappresenta un metodo d’indagine di carattere scientifico.

4 – Ortofoto della facciata e analisi geometrico-compositiva

Le prime considerazioni sono di natura empirica: si denota una costruzione piuttosto classica, basata sulla declinazione geometrica del quadrato, seguendo le regole auree del proporzionamento, e della suddivisione regolare di forme geometriche euclidee.

La sapiente gestione delle armonie è una prerogativa della composizione classica: La facciata vista come impaginato architettonico, suddivisa in rapporti aurei, come perfetta composizione di un manufatto architettonico.

Questo quadrato impostato sulla facciata principale che parte dalla base e arriva a descrivere l’attico, viene poi ripartito in ulteriori quadrati che descrivono l’avancorpo frontale, in relazione con l’attico secondo un rapporto aureo di radice di 2.

La necessità di sopraelevarsi e sviluppare il blocco dell’edificio in quota è un marchio classicista dettato da una necessità urbanistica che vede i fronti stradali gerarchicamente così suddivisi: il basamento si deve sviluppare per una quota proporzionata al margine del lotto edificato così da far emergere visivamente il blocco sopraelevato garantendo la visuale dalla strada.

Il tocco modernista che rompe la rigidità geometrica del prospetto è rappresentato dalle finestre a nastro, che articolano la facciata, di forte matrice corbusieriana. I tagli orizzontali che descrivono il prospetto seguono delle logiche compositive legate alla matrice quadrata di partenza.

Le linee di forza orizzontali, contrariamente alle iconiche facciate di Villa Savoye e di Villa Stein, vengono alleggerite da aperture verticali descriventi quadrati e rettangoli che denunciano la variazione spaziale al loro interno.
Ad evocare il riferimento culturale ed il collegamento architettonico-intellettuale con Le Corbu sono i disegni dei parapetti e degli infissi delle finestre che sottolineano la forza delle linee orizzontali che marcano il prospetto.

Facciate “faccia a faccia”

La suggestione del confronto fra le due facciate è nata dalla redazione di semplici schizzi analitici per comprendere le ragioni geometriche della palazzina, facendo quell’operazione che è naturale nel disegno, ovvero quella di selezionare gli elementi di rappresentazione, scindendoli dalla complessità dell’oggetto e analizzando ciò che maggiormente l’occhio umano percepisce. Il processo di selezione è alla base dell’analisi grafica che individua in alcuni elementi principali, la chiave di lettura del processo compositivo legato all’architetto e all’architettura stessa.

Del caso di studio preso in esame, i dati analizzati e restituiti a seguito del rilievo fotogrammetrico hanno dato notevoli riscontri in grado di restituirci la complessità geometrica della facciata, laddove anche l’occhio più esperto può avere delle difficoltà nella ricostruzione visuale.
Per prima cosa bisogna partire da una fase strettamente analogica del disegno, dal confronto grafico di due prospetti con l’obiettivo di analizzare non tanto il dato metrico quanto quello geometrico.

5 – Confronto proporzionale fra le facciate di Villa Stein (a sinistra) e la palazzina di Luccichenti (a destra)
6 – Schizzi di studio
7 – Confronto moduli verticali fra Villa Stein e la palazzina di Luccichenti

Questo perché il rilievo non può restituire la completa intenzione del progettista, legata a logiche costruttive e realizzative del fabbricato, alle varianti in cantiere e alle imprecisioni nella costruzione.

Da un primo confronto fotografico notiamo come i tagli delle linee orizzontali descrivano in parti uguali i prospetti ripartiti con gli stessi moduli geometrici. La differenza la troviamo solamente nella parte alta dell’edificio, che rappresenta il solarium per Villa Stein e l’attico per Palazzina Spinelli; elementi architettonicamente differenti come progetto, ma organizzati geometricamente secondo lo stesso modulo.

I risultati delle analisi dimostrano una stretta correlazione compositiva; Luccichenti assorbe la lezione modernista di Le Corbu, la declina e la evolve sul prospetto principale della sua palazzina.
Seppur con implementazioni architettoniche differenti, le due facciate presentano omologie compositive, legando di fatto l’architettura di Ugo Luccichenti a quella iconica del movimento modernista di Le Corbusier degli anni ’30, attraverso le linee orizzontali che scandiscono i rispettivi prospetti e descrivono le finestre a nastro.

8 – Confronto proporzionale fra le facciate di Villa Stein in 2D seguendo il modulo costruttivo (a sinistra)
e il rilievo della palazzina di Luccichenti (a destra)
9 – Confronto fotografico fra le due architetture

Un estro internazionale in un contesto provinciale: Considerazioni

La scena romana pullula di mostri o “eco-mostri” come definiti in alcuni casi, ma è altrettanto ricca di architetture dal profilo internazionale, saggi di maestria progettuale di alto livello e non inferiori a moltissimi esempi che riempiono di contenuti e cultura i libri di storia dell’architettura del Novecento.
Va condotto quel processo di carattere associativo che, come nell’ascolto di un brano musicale, aiuta a creare legami con altre opere, di altre epoche e realizzate da altri autori, che dialogano fra loro e manifestano implicitamente un’appartenenza biunivoca a quella sfera elitaria dove si collocano le opere di qualità.

Va definito un modus operandi per la tutela e la valorizzazione futura degli edifici, nell’ottica di un efficientamento e dell’immagine dell’architettura romano del ‘900.

La palazzina a Largo Spinelli è l’esempio limpido di come sia presente a Roma, un “estro internazionale” atemporale ed europeo che risulta contemporaneo nonostante siano passati quasi settant’anni.

10 – Dettaglio fotografico di facciata

Lorenzo Tarquini

Architetto

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