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07 Maggio 2021

VISIONI ROMANE. Le Intoccabili – di Claudia Ricciardi e Marco Tanzilli

La metropoli contemporanea si presenta come un agglomerato di seducenti immagini che si sovrappongono, intersecano, rincorrono, ammaliando l’abitante e quasi separandolo dagli oggetti concreti.

In un’epoca basata sulla centralità della comunicazione e la velocità delle informazioni, l’immagine, qui intesa come la forma esteriore, lo strato più superficiale di un organismo complesso, rischia di sostituirsi alla sostanza dell’oggetto stesso.

L’immagine cui faremo riferimento è, al contrario, da intendersi come frammento iconografico, sintesi visionaria del processo di immaginazione (appunto), capace di comunicare intenzioni e azioni, facendosi pretesto di riflessione e coinvolgimento dell’osservatore.

In – Nova Studio | Le Intoccabili – Castel Sant’Angelo | Roma, 2020

Il processo di immaginazione, che è viscerale e precipuo della natura dell’essere umano (e ciò che più profondamente ci distingue dagli animali), si traduce per l’architetto, attraverso una sintesi rappresentativa, in disegno d’invenzione. Dai confini volutamente labili ed imprecisi, esso riporta una istantanea criticamente analitica del mondo, o di una sua parte, filtrata da una percezione intima e soggettiva, suggerendo al contempo prefigurazioni altre. Del resto, non è forse questo il processo creativo dell’architettura? Tradurre un’idea in immagine, tanto astratta (disegno) quanto concreta (edificio)?

Local | Le Intoccabili – Piazza del Campidoglio | Roma, 2020

Prendendo in prestito le parole che Rodari riserva all’uso della parola, potremmo dire che, in tal senso, un’immagine “(…) gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”.[1]

In tal senso, l’immagine astratta assume un carattere anticipazionista e di sintesi, trovando spazio precisamente nell’intervallo di tempo che separa l’idea e il suo farsi materia tangibile, forma stessa del progetto. Necessaria a tradurre la prima (l’idea) in caratteri e segni universalmente leggibili e la seconda (la forma) come vivificazione futura.

La visione è parte integrante, se non preponderante, dell’azione compositiva, facendosi sintesi grafica di appunti, intenzioni ed interferenze, che fanno da apparato inscindibile dal progetto di architettura.

È qui che si sostanzia la potenza, l’eloquenza e la necessità dell’immagine di architettura: il suo potersi distaccare dal possibile per provocare, attrarre e risignificare tempi e luoghi.

Pensiamo al corollario immaginifico ed evocativo che Piranesi ci consegna, i “sogni di pietra” di cui la scrittrice Yourcenar sottolinea “la negazione del tempo, lo sfalsamento dello spazio, la levitazione suggerita, l’ebbrezza dell’impossibile raggiunto o superato (…) e infine la fatale e inevitabile bellezza”.[2] O le visioni di Lebbeus Woods che si innestano sui lacerti di città ferite, da Sarajevo a San Francisco, imponendoci non solo di osservare, ma anche (e soprattutto) di prefigurare, potendo in questo modo, sopravvivere alla distruzione. Ancora, le visioni di Archigram, Superstudio, Archizoom, fondamentali per l’architettura degli anni ‘60, passando per le città immaginate da Le Corbusier o Frank Lloyd Wright.

Set Architects | Le Intoccabili – Piazza Navona | Roma, 2020

Partendo dall’immaginazione, e dalla sua accattivante rappresentazione capace di attrarre e coinvolgere l’osservatore, il progetto Visioni Romane[3] mira ad aprire un nuovo dibattito sulla Capitale, riconsegnando all’architettura il suo ruolo politico, nel senso etimologico e più nobile del termine.

La città di Roma vive oggi sospesa, sopraffatta da elefantiache macchine amministrative e dalla apparente convinzione che agire su un patrimonio storico eccezionale ne comprometta necessariamente la ricchezza consegnando, in questo modo, Roma all’eternità sotto forma di città-museo.

Aut Aut Architettura | Le Intoccabili – Piazza di Spagna | Roma, 2020

Aver cessato di immaginarla, parafrasando Argan, ha interrotto[4] il suo (necessario) progresso, inibendone l’apertura a interventi, appropriazioni o modificazioni. Lo sprawl incontrollato ha posto l’attenzione, oggi più che mai, sulla necessità di intervenire sul costruito piuttosto che espandere a dismisura le nostre città, promuovendo azioni puntuali e sistematiche, tanto sulle aree periferiche (fondamentali) quanto su quelle centrali.

Oks Architetti | Le Intoccabili – Piazza Colonna | Roma, 2020

L’ineluttabilità della crescita della città e il necessario confronto con il patrimonio storico, aprono la strada ad una questione tanto centrale, quanto ancora apparentemente irrisolta, se riferita alla Capitale: Roma è (ancora) in grado di evolvere e progredire?

Roma, del resto, è per eccellenza l’esempio di città che si configura per stratificazioni e risignificazioni successive, basti pensare agli esempi emblematici di Piazza Navona nata sui resti dello Stadio di Domiziano, o del palazzo Savelli costruito su progetto di Baldassarre Peruzzi sopra le arcate dell’antico Teatro di Marcello; oltre a essere stata palcoscenico di fondamentali sperimentazioni architettoniche di nuova costruzione, tra le quali le testimonianze più recenti di Luccichenti, Moretti, Nervi ed altri maestri del ‘900, che oggi sembrano irripetibili.

Le immagini della mostra Le Intoccabili mirano a riportare i cittadini ad essere coinvolti nei processi dell’architettura, che deve tornare ad essere in prima istanza pratica sociale, attraverso delle sperimentazioni iconografiche che rifiutano una soluzione figurativa per abbracciare un intento dichiaratamente provocatorio. Partendo proprio dai luoghi intoccabili della Capitale nell’immaginario collettivo, si tenta di indagare attraverso le immagini un necessario e rinnovato dialogo tra la stratificazione storica della città e l’ineluttabilità del progresso. Le Intoccabili si propone come una collezione di immagini di una Roma possibile, per dare spazio ad una rinnovata e necessaria Visione collettiva della città, in antitesi al suo contemporaneo immobilismo e, soprattutto, in risposta alla fondamentale domanda: come sarà Roma tra cent’anni?

Claudia Ricciardi e Marco Tanzilli

Architetti, TA.R.I – Architects

[ Articolo pubblicato su AR Magazine 123-124 ]

TA.R.I – Architects | Le Intoccabili – Piazza del Popolo |Roma, 2020

[1] Gianni Rodari, Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, in Il sasso nello stagno, Einaudi, Torino 2010, p.11

[2] Marguerite Yourcenar, La mente nera di Piranesi, Pagine d’Arte, Tesserete (Svizzera), 2016, p.43

[3] Il progetto Visioni Romane, promosso dallo studio TA.R.I-Architects accoglie al suo interno la mostra Le Intoccabili, che ha visto coinvolti 12 studi nazionali ed internazionali nella re-immaginazione di altrettanti luoghi “intoccabili” della città di Roma. La mostra è stata inserita all’interno del Festival Change! Architecture. Cities. Life. organizzato da Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia, Open City Roma, Fondazione MAXXI, dal 24 settembre al 31 ottobre 2020.

[4] “Roma è una città interrotta perché si è cessato di immaginarla” osserva Giulio Carlo Argan, allora sindaco di Roma, con riferimento alla mostra Roma Interrotta, allestita ai Mercati Traianei nel 1978.

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