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14 Giugno 2022

FAR 2022 | Includere + Abitare: dall’architettura non esclusiva all’Urban Center per Roma. Lecture di Mario Botta

di Redazione OAR

FAR – Festival dell’Architettura di Roma entra nel vivo con la prima giornata di eventi dedicati al tema Includere + Abitare. Molte le voci che si sono succedute per parlare della stretta relazione tra architettura e comunità, secondo quel legame ancestrale che unisce l’uomo al territorio ed alla sua conformazione. L’abitare come strumento di inclusione fisica e sociale, l’ambiente costruito come ammortizzatore delle percezioni di esclusione, il pensiero architettonico come strumento di accessibilità e condivisione sono solo alcune delle accezioni profonde del vivere comune.

“In una città in cui è mancato per troppo tempo il dibattito pubblico sulla progettazione urbanistica – commenta Maura Cossutta | Presidente della Casa Internazionale delle Donne – serve un’idea di società che si tramuti in città e che coinvolga non solo gli addetti ai lavori”.

Da qui nasce la call Architettura non esclusiva, annunciata alla Casa dell’Architettura che verrà lanciata ad ottobre per arrivare ad un esito gennaio. “Puntiamo sull’architettura ed il suo valore e non sul genere della persona. Un progetto che risponda ad un messaggio di fruibilità e di risposta ad un’esigenza – spiegano Roberta Bocca | Consigliera OAR e Coordinatrice della Commissione Parità di Genere e Cristiana Meloni | membro della Commissione Parità di Genere.

Qui la video-pillola di Roberta Bocca e Cristiana Meloni.

Beni comuni, relazionalità, partecipazione, pratiche solidali devono convivere nella mente e nella programmazione degli amministratori affinché l’ambiente urbano sia più giusto, salutare e coerente per tutti, senza la fastidiosa ed anacronistica divisione in categorie di utenze.

“Non rinunciamo alla visione di un abitare condiviso, nonostante siamo sempre in affanno nel rincorrere l’Europa – spiega Tobia Zevi | Assessore Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale – nella grande difficoltà di risanamento della drammatica emergenza abitativa del nostro Paese abbiamo peccato di carenza di ambizione: nel PNRR sono previsti infatti fondi per la manutenzione straordinaria, anche come miglioramento energetico, ma non si è incluso un programma per le nuove edificazioni di abitazioni”.

Il riferimento è chiaramente rivolto ai grandi piani casa della storia, nella convinzione che la casa sia il fondamentale misuratore di dignità sociale. “Secondo recenti statistiche mancano 500 mila case, di cui 50 mila solo a Roma – conclude Zevi – se consideriamo che la difficoltà abitativa è determinata da uno sforzo economico oltre il 30% della redditività familiare, possiamo immaginare quanto il tema sentito dalla cittadinanza. Istauriamo un dialogo con gli operatori privati intenzionati a contribuire al ripensamento dell’abitare”.

Qui la video-pillola di Tobia Zevi.

Punta tutto sulla cultura architettonica e la sua capacità di dialogare con l’attualità Mario Botta, architetto svizzero affascinato dall’atto sacro di trasformare i luoghi. “L’architettura si rivolge alla società ed alla vita delle persone. E’ una disciplina che più di altre tocca l’umanità, perché oltre a fornire una casa, dei servizi e in genere tutte le strutture del vivere, consolida la polis che è la casa della comunità – racconta il Maestro. E’ dunque il sapiente lavoro degli architetti che rendono lo spazio più idoneo per lo svolgimento delle attività umane. “Abbiamo delle responsabilità immense come architetti – continua Botta – i cambiamenti climatici, ad esempio, sono irreversibili e se non contrastiamo il calpestare il nostro pianeta, la storia dell’uomo sulla terra finirà”.

Qui la video-pillola di Mario Botta.

Si parla anche di ambizioni future per Roma Capitale nella giornata Includere + Abitare attraverso il pannel curato da Francesco Aymonino | Vice Presidente OAR: “Uno sguardo al futuro romano, partendo dalle esperienze degli Urban Center in Italia. Ragionamenti urbani per poter costruire un’idea di città attraverso il coinvolgimento di una cittadinanza attiva che magari fuori non riesce a comunicare sé stessa e le sue attività. Roma può divenire uno straordinario laboratorio progettuale, a cui la stasi degli ultimi anni deve poter aprire le porte per riattivare quel meccanismo positivo di rigenerazione urbana, sociale e culturale. Lanciamo una riflessione su un Urban Center dove Roma torna a fare rete e a dialogare su sé stessa e sulla sua apertura all’esterno”.

Qui la video-pillola di Francesco Aymonino.

Un’ambizione che si scontra con la mancata capacità progettuale che Walter Tocci, già Vicesindaco di Roma e assessore alla Mobilità ed autore di saggi su Roma, associa al non sapere gestire i finanziamenti pubblici. “Abbiamo una nuova generazione di brillanti professionisti che hanno come caratteristiche native la sostenibilità e la digitalizzazione, ma non riescono ad emergere per criteri di selezione condizionati da un potere politico – economico consolidato”. Anche a questo potrebbe contribuire l’esperienza di un Urban Center, con l’auspicio di coinvolgere il centinaio di università ed accademie straniere che operano in territorio romano.

di Giulia Villani
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