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03 Maggio 2021

Urbanscape. Primo volume su Salerno: laboratorio di trasformazione urbana

di Redazione OAR

Un laboratorio di trasformazione urbana in cui analizzare l’impatto sul tessuto cittadino – ma anche sui piani culturale, sociale, imprenditoriale – di una pianificazione urbanistica innovativa e con obiettivi definiti, di scelte architettoniche condivise, di azioni e strategie politiche mirate. È questo il «modello» Salerno, città in costante cambiamento, alla quale è dedicato il primo volume di Urbanscape, collana editoriale di viaggio intorno all’architettura di Emilia Antonia De Vivo, con Alessandro Zanoni e Walter Larteri, realizzato in collaborazione con Aloa – Associazione culturale Ordine Architetti Roma e con AR Edizioni, casa editrice dell’OAR.

Ieri, 29 aprile, si è svolto il webinar «Salerno Urbanistica e progetto architettonico per la città contemporanea» in cui – oltre alla presentazione di Urbanscape – sono stati raccontati  alcuni dei progetti più significativi, firmati da studi di progettazione italiani ed internazionali, «utili a comprendere il disegno complessivo della città e le potenzialità che l’architettura può innescare con il suo intorno urbano». Un percorso che ha preso spunto dalle origini delle vicende urbanistiche cittadine – con il piano commissionato a Oriol Bohigas negli anni Novanta – per arrivare ai lavori in corso. Hanno partecipato all’incontro i progettisti di quattro importanti opere realizzate di recente a Salerno: Paola Cattarin, direttore Zaha Hadid Architects (Stazione Marittima), Ferruccio Izzo, architetto che ha collaborato nell’ambito del Consorzio David Chipperfield (Cittadella Giudiziaria), Adolfo Suarez, partner Lombardini22 (Ex Palazzo delle Poste e Telegrafi), e Mauro Smith, Smith Barracco Studio (Bellevue Residence) Si è aggiunta, tra gli altri, la testimonianza di Domenico De Maio, vicesindaco di Salerno.

Una collana di viaggio per raccontare luoghi e città

A introdurre evento è stata Emilia Antonia De Vivo, che ha presentato il progetto Urbanscape. «Con la nuova collana, da architetti, puntiamo a mappare i tessuti urbani – ha detto -. Mettiamo i punti su una mappa. Accendiamo i riflettori, nella città contemporanea, sugli elementi che muovono relazioni con il territorio, rilevando, di volta in volta, le architetture portanti». Dopo il primo numero su Salerno, il secondo sarà dedicato alla Costa Amalfitana. La collana di libri di viaggio – che punta a raccontare luoghi e città attraverso la lente dell’architettura – si rivolge a studiosi e appassionati, proponendo la conoscenza dei territori attraverso le architetture e gli edifici che maggiormente li caratterizzano.

La parola ai progettisti

Un punto di partenza significativo per la riflessione sulle trasformazioni urbane è stata la Stazione Marittima di Salerno realizzata da Zaha Hadid Architects. A raccontare la genesi del progetto è stata Paola Cattarin, direttore dello studio. «Si è trattato di un grande intervento di rigenerazione urbana – ha spiegato -. L’opera si colloca a cavallo di diverse linee di ricerca portate avanti in quegli anni da Zaha Hadid e dallo studio, e segue l’approccio del parametricismo». Poi, andando più nello specifico, ha raccontato: «Sono stati creati due ‘gusci’, uno inferiore, con geometria più controllata, e uno superiore – il tetto – con una genesi più morbida. Tutto l’edificio è caratterizzato da geometrie complesse che contraddistinguono anche il suo interno. L’obiettivo è stato quello di fare in modo che il viaggio, per chi stava per imbarcarsi,  iniziasse già dentro l’edificio, prima che i viaggiatori raggiungessero le navi».

La Cittadella Giudiziaria, «completata nel 2019, dopo oltre venti anni, si colloca dentro il tessuto vivo della città di Salerno: è nata in stretto dialogo con la forma urbana, adottando una strategia che ha guardato con la massima attenzione al contesto in cui si sarebbe collocata». Sono le parole di Ferruccio Izzo, architetto convolto nel Consorzio David Chipperfield Architects che ha realizzato l’opera. L’idea – ha proseguito – «è stata quella di frammentare, creando una composizione urbana. Gli edifici entrano in relazione con contesto e sono intervallati da corti porticate. Cercano di stare in rete insieme, disegnando un grande spazio pubblico per la città. N-on mancano il riferimento a elementi tradizionali, «con la cromia dei pannelli monolitici che ricordano il cocciopesto e i giardini che reinterpretano i chiostri della tradizione partenopea». Ma la caratteristica dell’opera che Izzo ha più sottolineato è la sua apertura e il messaggio che essa trasmette:  «È un complesso denso e compatto, ma allo stesso tempo aperto. Ha la solennità di una struttura pubblica ma comunica apertura. In questo modo, in sintonia con la funzione che ospita, trasmette un senso di Giustizia che non intimidisce, offrendo l’idea di equità».

Con il progetto che riguarda l’Ex Palazzo delle Poste e Telegrafi si è passati al racconto di un intervento con committenza privata. Ne ha parlato Adolfo Suarez, partner dello studio di progettazione milanese Lombardini 22. «Si tratta di una trasformazione che prevedeva l’inserimento del residenziale. La domanda che ci siamo posto è stata: come possiamo aggiungere valore?» Lo sforzo principale, per quanto riguarda l’esterno dell’edificio, «è stato quello di ricercare la semplificazione. Si è puntato al ripristino del linguaggio dell’edificio anche nelle parti comuni. È stato recupero il cortile interno, ricavandone posti auto al di sotto, e sono state realizzate sul tetto delle piscine in continuità con il vicino mare».

La multifunzionalità, infine, è stata il segno distintivo del Bellevue Residence presentato da Mauro Smith, socio dello Studio Smith Barracco di Napoli. «L’edificio era stato abbandonato e successivamente occupato. L’abbiamo trovato in condizioni cadenti, con l’interno demolito. L’idea base è stato di conservare la sua sagoma, integrando nuovi modi di abitare». L’obiettivo, ha aggiunto, è stato di  «densificare ponendo in connessione tutte le funzioni. Il progetto prevede 100 abitazioni unifamiliari, ma anche terrazze per la socializzazione, un nido, spazi coworking, palestra, piscina, ristorante, commercio».

Le trasformazioni: da Bohigas ai progetti in corso

A fare il punto su cambiamenti che hanno segnato la storia – architettonica e non solo – della città campana è stato Domenico De Maio, assessore all’Urbanistica e Mobilità e vice sindaco di Salerno. «In questo periodo di emergenza è importante la riflessione su lavoro svolto negli ultimi anni: Salerno è una città vitale sul tema trasformazione urbana, che ha affrontato sfide significative». Ha ricordato le origini del cambiamento di passo, negli anni Novanta, «sulla scia dell’esperienza di Barcellona, con il piano regolatore generale firmato da Oriol Bohigas, che aveva tra i suoi elementi fondanti: perimetrare in modo netto le aree dove la trasformazione urbana era possibile; costruire sul costruito; individuare i vuoti urbani e lavorare sulla città densificata». E ha concluso con una carrellata sui progetti più recenti e quelli in fase di avvio: dal porto turistico di Calatrava progetto al programma per il recupero delle spiagge cittadine, fino al futuro intervento di trasformazione urbanistica di Fs Sistemi Urbani nel centro città.

Alla tavola rotonda che ha chiuso l’evento hanno partecipato anche Donato Cerone, vice presidente dell’Ordine degli Architetti di Salerno, e Vincenzo Boccia, presidente della Luiss Guido Carli, che ha concluso osservando come «Salerno sia una terra di mezzo, di cerniera, che esprime una propria identità territoriale forte, anche grazie alla sua architettura».

Fotografie di  ©Alessandro Zanoni

(FN)

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