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01 Agosto 2019

Debiti contributivi, Inarcassa vince ricorso al Tar: passa la linea sulle sanzioni “ridotte”

Passa la linea di Inarcassa, nel segno dell’autonomia, sull’alleggerimento delle sanzioni a carico degli iscritti non in regola con i contributi. Il Tar del Lazio – Sezione III Bis ha accolto (con la sentenza 9566/2019) il ricorso presentato dall’ente contro la bocciatura da parte dei ministeri vigilanti – Economia e Lavoro – degli atti varati dalla stessa Cassa di previdenza per mitigare le sanzioni da applicare ai propri iscritti nelle ipotesi di tardivo pagamento dei contributi. Il tribunale amministrativo, sempre con la stessa sentenza, ha inoltre respinto, in via preliminare, l’accezione di inammissibilità per questioni procedurali formulate dall’Avvocatura. La pronuncia del Tar è una buona notizia per i professionisti, in particolare per gli architetti, che hanno risentito pesantemente della crisi e che, tra gli iscritti a Inarcassa, hanno redditi più bassi e maggiori debiti contributivi.

Successo pieno, dunque, per la linea di difesa proposta dalla Cassa di previdenza di architetti e ingegneri, la quale aveva subito lo stop, da parte dei ministeri vigilanti, sulla modifica dell’articolo 10 del Regolamento Generale di Previdenza (RGP) 2012 relativo alla mitigazione delle sanzioni da applicare ai propri iscritti non in regola con il pagamento dei contributi. Secondo Inarcassa – visti i duri colpi inferti dalla crisi, il peggioramento dei fatturati dei professionisti, e l’aumento della posizione debitoria degli iscritti e del numero di contribuenti morosi – l’unica soluzione proponibile sarebbe stata quella di alleggerire l’ammontare della sanzione allo scopo di renderla “sostenibile”.

Per questo – considerando che, con le regole in vigore, la maggiorazione sanzionatoria a carico degli iscritti in ritardo contributivo (e che avessero voluto rimettersi in regola) sarebbe potuta arrivare, con tre anni di mancati pagamenti, conteggiando anche gli interessi, al 70% del dovuto – nel marzo 2017 Inarcassa ha approvato la rideterminazione (con deliberazione del Comitato Nazionale dei Delegati) dell’ammontare delle sanzioni previste. Nello specifico, sono state previste maggiorazioni dell’1% mensile per i primi dodici mesi di ritardo nel pagamento dei contributi; del 2% mensile dal ventiquattresimo mese di ritardo; maggiorazione fissa al 12% dei contributi non corrisposti nei termini per i ritardi tra il tredicesimo e il ventiquattresimo mese; e limite massimo per la sanzione complessiva fissata al 30% dei contributi non corrisposti.

Le nuove regole, tuttavia – come detto – sono state bloccate dai ministeri competenti (Economia e Lavoro): decisione contro la quale Inarcassa ha fatto ricorso. La recente pronuncia del Tar, confermando la tesi di Inarcassa, ha evidenziato – tra l’altro – il difetto di motivazione della presa di posizione dei Ministeri, che avevano sottolineato come la mitigazione delle sanzioni rappresentasse un “depotenziamento” del sistema sanzionatorio di Inarcassa (ma senza supportare tale affermazione con adeguate motivazioni). Ora la palla torna ai ministeri vigilanti, dai quali dovrà arrivare il via libera alla riforma del sistema sanzionatorio.

Soddisfazione è stata espressa da Giuseppe Santoro, presidente Inarcassa, che ha rimarcato come il Tar abbia “legittimato il diritto alla scelta di sanzioni sostenibili contro il ricorso al condono, alle sanatorie ed alle rottamazioni. Viene così confermata – si legge in una nota dell’ente – la lettura del perimetro e del contenuto dell’autonomia di Inarcassa e quindi, per converso, dei limiti dell’esercizio del potere di vigilanza. Ciò costituisce un importante precedente a presidio dell’autonomia degli Enti previdenziali privati e privatizzati”. (FN)

Redazione OAR

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