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20 Settembre 2022

Superbonus 110%. L’OAR: Complessità e incertezze danneggiano professionisti e cittadini

Panci: «I casi Deloitte e Poste sono la punta di un iceberg. Meccanismo intricato che spinge alla ricerca di un capro espiatorio su cui scaricare le responsabilità. Coinvolgere le professioni tecniche per cambiare marcia»

di Redazione OAR

Nuove tegole sulla credibilità del Superbonus, che pesano – ancora una volta – sull’attività e sulla reputazione dei professionisti tecnici chiamati, lungo il travagliato iter del sistema incentivante lanciato quasi due anni e mezzo fa – tra correttivi, interpretazioni, circolari esplicative -, a una crescente assunzione di responsabilità (professionali, civili, penali, patrimoniali), in particolare per il ruolo di asseveratori delle opere oggetto di bonus. Ma ai quali non è stata riconosciuta la professionalità dimostrata nei fatti. Una situazione che, tuttavia, finisce con il togliere certezze e penalizzare l’intero sistema, dai tecnici e al sistema bancario, fino alla committenza, al singolo cittadino, incastrato in un meccanismo ormai troppo complesso e farraginoso.

Ulteriori colpi in questa direzione arrivano dalle recenti vicende che contribuiscono a complicare ancora di più un quadro fortemente precario. Si tratta dei «casi» Deloitte e Poste Italiane, entrambi caratterizzati dalla imposizione di adempimenti o richieste aggiuntive, senza alcuna base normativa o regolamentare che li giustifichi – definite dal mondo delle professioni vessatorie, intempestive, ingiustificate -: dal video a corredo dell’asseverazione all’individuazione di figure non previste dalle norme. 

«I casi di Deloitte e Poste, con le assurde richieste che li connotano – afferma Alessandro Panci, presidente OAR -, sono la punta di un iceberg e rappresentano due facce della stessa medaglia. Sono il sintomo della poca chiarezza che caratterizza l’intero meccanismo del Superbonus 110%, che si traduce in un continuo tentativo di scaricare le responsabilità. Le incertezze che segnano il sistema incentivante pesano su tecnici, banche, committenti, generando la continua ricerca di un capro espiatorio, che spesso finisce per essere il professionista, ma che danneggia tutto il sistema, a partire proprio dai cittadini».

Occorre cambiare marcia, conclude Panci – «mettendo a punto un meccanismo diverso con il contributo diretto degli ordini professionali. Il modello da seguire potrebbe passare dall’individuazione di una figura di garanzia, un professionista terzo, come avviene nel caso dei collaudi per il rilascio dei mutui, che proceda alle verifiche, meglio se in corso d’opera, evitando di esporre a rischi la parte committente».

I «casi» Deloitte e Poste

A scatenare le polemiche negli scorsi giorni è stato il «caso» Deloitte, una delle principali società di consulenza a livello globale, cui le Banche affidano la verifica dei requisiti richiesti per la cessione del credito. Il colosso del consulting, infatti, ha richiesto ai tecnici asseveratori di effettuare un video descrittivo dellintervento, registrato presso l’immobile oggetto dei lavori, con l’obiettivo di attestare la veridicità del Sal 30%, condizione necessaria per la cessione dei crediti maturati a seguito di opere rientranti nel Superbonus 110%. Alla richiesta è stata allegata una specifica tabella con le istruzioni esemplificative per la realizzazione del video per ogni asseverazione rilasciata.

Immediata la presa di posizione da parte dei professionisti nei confronti di una richiesta giudicata  «vessatoria e intempestiva» – oltre che segnata da una profonda mancanza di rispetto nei confronti dei professionisti -, e che imporrebbe ulteriori adempimenti per la cessione del credito a 10 giorni dalla scadenza fissata dal governo relativamente al Superbonus 110% per il prossimo 30 settembre.

La situazione è stata denunciata, tra gli altri, da una nota congiunta firmata da una settantina di Ordini degli Architetti PPC – tra i quali l’Ordine degli Architetti Roma – e indirizzata a Deloitte Consulting, al Cnappc, al Ministero della Giustizia, al Ministero della Transizione Economica, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, all’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e al Garante della privacy.

Qui la nota congiunta

Diverso – ma connesso, nell’ambito del quadro di incertezza descritto – è il caso di Poste Italiane, che dallo scorso agosto ha introdotto la richiesta della firma di un «responsabile dei servizi di asseverazione tecnica» – figura non prevista da alcuna norma o regolamento – per consentire l’accesso al canale di cessione di crediti d’imposta della stessa società partecipata.  Inoltre, si richiede una indefinita congruità tra l’importo della detrazione di cui beneficia il proprietario e il valore dell’immobile su cui si va ad intervenire: tale congruità, tuttavia, non è prevista in alcuna norma ed il tecnico non ha a disposizione alcun parametro di riferimento per poterla calcolare.

Una formula che, anche in questo caso, servirebbe ad «autotutelarsi» dal rischio connesso alla responsabilità solidale prevista dal sistema. Ma che , allo stesso tempo, aggrava – facendo perno su una figura inesistente – la responsabilità sul professionista che se ne fa carico, chiamato a garantire (sottoscrivendo un apposito modulo di dichiarazione) la correttezza di tutto l’iter tecnico-fiscale che porta alla maturazione dei crediti d’imposta. (FN)

di Francesco Nariello
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