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23 Maggio 2019

Dal MAXXI alla Biennale di Venezia: valorizzazione degli archivi di architettura

Secondo appuntamento della trilogia dedicata dall’OAR alle fonti archivistiche - I racconti delle istituzioni che custodiscono i fondi - A settembre il focus sulle raccolte private degli architetti

Luoghi in cui viene custodito un patrimonio documentale di enorme valore, fatto di disegni, schizzi, progetti, fotografie, filmati, modelli, relazioni, capitolati. Ma anche istituzioni “vive”, che – oltre a raccolta, conservazione, consultazione – devono puntare a valorizzare i fondi custoditi, aumentandone la fruibilità, sfruttando le potenzialità delle tecnologie digitali ed estendendo la tutela a supporti, materiali e fonti in continua evoluzione.

Sono alcune delle riflessioni emerse ieri, alla Casa dell’Architettura, durante il seminario “Archivi per l’architettura – La grande bellezza” con protagoniste le istituzioni che hanno sviluppato la raccolta di archivi significativi dei maggiori architetti del Novecento: dal MAXXI alla Biennale di Venezia, dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, fino all’Accademia di San Luca. E’ stato il secondo appuntamento di un ciclo di tre eventi che l’OAR ha dedicato alle fonti archivistiche: il primo è andato in scena lo scorso 13 marzo ed ha riguardato gli archivi presenti sul territorio romano, mentre il prossimo sarà a settembre e si focalizzerà sugli archivi privati degli architetti.

A sottolineare, ancora una volta, l’importanza ed il valore delle fonti archivistiche per chi fa progettazione è stato il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, Flavio Mangione, che ha introdotto i lavori. “Gli archivi – ha detto – sono il luogo principale per certificare la memoria: al loro interno troviamo i dati e le informazioni che servono per progettare e fare ricerca. Garantiscono la certezza del diritto. Conservano tutti i materiali che occorrono per comprendere identità e natura del territorio, il cosiddetto genius loci, passaggio fondamentale per condurre in modo corretto qualsiasi trasformazione. Per questo bisogna avere libero accesso agli archivi, favorendo la costruzione di un sistema che li metta in connessione tra loro”.

Nello specifico, continua Mangione, “gli archivi di architettura custoditi dalle diverse istituzioni attive a livello nazionale sono una ricchezza da preservare e valorizzare: raccontano le storie di architetti, ingeneri, artisti; i loro progetti e le loro collaborazioni”. Per tutelare le fonti archivistiche, anche quelle private degli architetti – di cui si parlerà nel prossimo appuntamento – “è però necessario fare squadra”.

A custodire una ricca “collezione” sugli architetti del Novecento e non solo – visto che la raccolta continua a espandersi, anche con documentazione contemporanea – è il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. “La ‘grande bellezza’ custodita negli archivi è in gran parte nascosta, ma è un tesoro deve sempre di più emergere”, ha affermato Margherita Guccione, direttore del MAXXI Architettura, che ha aggiunto:  “L’idea alla base del museo che stiamo costruendo è che per parlare di architettura non si può utilizzare il solo parametro dell’estetica, del bel disegno. Gli archivi, in questo senso, hanno svolto un ruolo molto importante. Ci siamo concentrati a costruire una collezione con documenti di progetto, disegni, schizzi, modelli di studio, relazioni e capitolati. Da Aldo Rossi a Pierluigi Nervi, fino a Massimiliano Fuksas e Renzo Piano”.

Ha ripercorso l’intera storia dell’archivio – tra trasferimenti di sede, acquisizioni e riordino – per poi concentrarsi sulle iniziative messe in campo per il presente ed il futuro, Debora Rossi, responsabile Archivio Storico della Biennale di Venezia (Asac): il quale, solo per dare un’idea, conserva oltre 10.700 buste equamente ripartite tra fondo storico (59 serie) e archivio di deposito, una fototeca con oltre 30mila lastre, 40mila negativi e 800mila positivi. “L’Archivio, oggi – ha osservato Rossi -, non è più solo luogo di raccolta e consultazione documenti, ma una istituzione che deve promuovere attività, per far conoscere la ricchezza delle collezioni custodite, realizzando iniziative per la valorizzazione dei fondi, in primo luogo attraverso mostre”. Uno degli ultimi progetti avviati è Biennale College Asac, dedicato a giovani laureati italiani under 30, studiosi delle arti dello spettacolo – Danza, Musica, Teatro –, di Cinema e Arte per la scrittura di testi che saranno raccolti in una pubblicazione della Biennale.

Tra le altre istituzioni archivistiche presenti – in possesso di importanti fondi relativi all’architettura – quelle del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) e dell’Accademia di San Luca, le quali hanno messo in luce – tra l’altro – il lavoro fatto negli ultimi anni in termini di riordino attraverso la digitalizzazione. Processi che, se condotti con criterio, consentono di accrescere la fruibilità dei documenti (anche attraverso il web), di facilitarne la reperibilità a scopi di ricerca (interrogazioni banca dati) e di preservare materiale fragile e usurabile rendendolo accessibile nel formato digitale.

In chiusura dell’evento è stato proiettato il video-documentario di RaiDigital, “La città e i suoi spazi: Pier Luigi Nervi e Roma”, con un ricordo del grande progettista da parte del nipote (omonimo) Pier Luigi Nervi.

Redazione OAR

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