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14 Settembre 2022

Cessioni Superbonus, responsabilità in solido per violazione con dolo o colpa grave

Dalla conversione del Dl Aiuti-bis arriva una stretta sulla responsabilità in solido, in cui può incorrere, in caso di frodi, chi acquisisce i crediti del Superbonus o degli altri bonus cosiddetti “minori”. Prima nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze e poi in Aula al Senato, è passato un emendamento, riformulato dal Governo, che ha messo d’accordo tutti i gruppi parlamentari. La modifica, che interviene sul Dl Rilancio (Dl 34 del 2020), limita la responsabilità in solido del cessionario ai soli casi di concorso nella violazione per dolo o colpa grave. Tali disposizioni «si applicano esclusivamente – si legge nel testo del nuovo articolo 33-bis – ai crediti per i quali sono stati acquisiti, nel rispetto delle previsioni di legge, i visti di conformità, le asseverazioni e le attestazioni di cui all’articolo 119 e di cui all’articolo 121, comma 1-ter».

Quanto ai bonus cosiddetti minori sorti prima dell’introduzione degli obblighi di acquisizione dei visti di conformità e delle asseverazioni ed attestazioni (quindi antecedenti al Dl 157 del 2021, cosiddetto Antifrodi), il cedente, purché non sia una banca, un intermediario finanziario o un’impresa di assicurazione, acquisisce «ora per allora» la documentazione di cui al comma 1-ter dell’articolo 121 del Dl Rilancio. Comma che – va ricordato – fa riferimento al visto di conformità e alla congruità delle spese. Si tratta di un passaggio necessario affinché il cessionario possa beneficiare della limitazione della responsabilità solidale ai soli casi di dolo o colpa grave.

Il disegno di legge di conversione del Dl Aiuti bis (che ora approda alla Camera per un rapidissimo esame), con l’emendamento approvato tenta di sbloccare il meccanismo della cessione dei crediti, messo in crisi proprio dal nodo relativo alla responsabilità solidale, cui si lega la specifica diligenza richiesta ai cessionari. Un nodo nato con la pubblicazione delle interpretazioni sulla responsabilità in solido fornite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 23/E/2022 (si veda il punto 5.3 della circolare), che hanno contribuito a paralizzare, ancora una volta, le cessioni, generando grossi timori tra le banche, problemi ulteriori alle imprese che non riescono a monetizzare i crediti acquisiti, e non ultimo ai professionisti che, a fronte anche di importanti investimenti messi in campo per affrontare l’incremento di lavoro derivante dal maxi-incentivo, non riescono a incassare le parcelle, anche relative a prestazioni professionali concluse ormai da mesi.

La questione è di non poco conto. Secondo la circolare del 23/E delle Entrate, chi acquisisce i crediti, nel mettere in atto le richieste verifiche, deve farlo applicando una diligenza proporzionale al suo grado di professionalità, altrimenti, in caso di violazioni, può essere chiamato a rispondere in solido per gli illeciti commessi dai beneficiari dell’agevolazione. Ai cessionari qualificati è dunque richiesta una diligenza specifica, in assenza della quale tali soggetti rispondono in solido per l’indebita fruizione delle agevolazioni. La circolare delle Entrate ha anche individuato alcuni indici che servono ad analizzare il grado di diligenza e che hanno mandato in tilt le banche, in quanto, nell’ambito di una questione delicata, quale è quella della responsabilità solidale, tali indici necessiterebbero di istruzioni più precise per consentire alle banche di agire correttamente. Ad esempio, tra i controlli da eseguire, la circolare raccomanda di verificare se vi è una sproporzione tra l’ammontare dei crediti ceduti ed il valore dell’unità immobiliare o se si palesano anomalie nelle condizioni economiche applicate in sede di cessione dei crediti.

Ora bisognerà capire se la correzione appena approvata possa essere subito efficace per lo sblocco dei cantieri. Certamente, i continui cambiamenti di rotta, seppur alcuni messi a punto dal Governo in chiave anti-frode, le risposte e i chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate stratificatisi dalla nascita del Superbonus hanno determinato, sin dall’inizio, una condizione di forte incertezza con il conseguente rallentamento dei lavori, come era già stato evidenziato dall’Ordine degli Architetti di Roma in una missiva indirizzata al premier Mario Draghi, inviata il 22 aprile. Un’iniziativa supportata dalla Federazione degli Ordini degli Architetti del Lazio.

Dalla nascita del Superbonus, avvenuta a maggio 2020, sono state 34 le modifiche che di volta in volta ne hanno rettificato le regole, di cui ben 13 concentrate sui meccanismi della cessione del credito e dello sconto in fattura. Correttivi antifrode, e forse anche qualche intervento ideato per funzionare da freno per la spesa pubblica, hanno rimodellato la maxi-detrazione che al 31 agosto (ultimi dati Enea) ha raggiunto quota 43 miliardi di investimenti e 30,4 miliardi di lavori conclusi e ammessi a detrazione. Non guarda alla sola spesa pubblica il primo bilancio sociale ed ambientale del Superbonus presentato a luglio da Nomisma. Lo studio stima che i 38,7 miliardi di euro, che fino a quel momento erano stati investiti dallo Stato per il Superbonus, hanno generato un valore economico di 124,8 miliardi di euro, pari al 7,5% del Pil, nonché un incremento dell’occupazione pari a 634mila lavoratori.

di Mariagrazia Barletta

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