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50 ANNI DI PROFESSIONE

Giovanardi Renata
Giovanardi Renata
Giovanardi Renata

Renata Giovanardi nasce ad Ortisei (Bolzano) il 10 agosto 1935. Vive a Bolzano fino alla maturità, poi si trasferisce a Roma per proseguire gli studi, laureandosi presso la Facoltà di Architettura della “Sapienza” nel 1962. Consegue l’abilitazione all’esercizio della professione nel 1964 e nello stesso anno si iscrive all’Albo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia con la matricola n. 1686.

Lavora nel frattempo nello Studio di Luigi Moretti a piazza S. Apostoli a Roma, nel periodo del Wathergate e dei grattacieli di Montréal, e poi nello Studio romano di Richard Neutra.
Durante il periodo universitario riceve i primi insegnamenti di progettazione e conosce vari architetti rappresentativi per la storia dell’Architettura Italiana, come Marino, La Padula, Vaccaro con cui instaura subito un grande rapporto di amicizia, e poi i giovani insegnanti Lenci, Berarducci e vari altri.

Per un breve tempo successivo ha l’occasione di lavorare come architetto nel campo del cinema dove incontra l’arch. Ercole Monti, che nel 1966 diverrà suo marito. “Il sentimento che li accomuna (e che li avvicinerà dapprima professionalmente e poi nella vita) è quello di un amore sconfinato per l’Architettura e di una dedizione totale alla ricerca professionale vista come una necessità esistenziale – A. Schiattarella”.
Assieme aprono lo Studio in via Giulia a Roma dando inizio all’attività professionale che permette loro di realizzare i primi lavori tra cui due ville a Fregene, dove l’interesse del progetto si spinge fino ai dettagli di arredamento sia negli ambienti interni che esteni; gli arredi esterni, pieghevoli e componibili, hanno un telaio di base che può adeguarsi a varie funzioni: sedia normale, sedia bassa, tavolo, divano, piano basso d’appoggio, altalena ecc. La ricerca e lo studio della versatilità della funzione dell’oggetto sono una delle loro peculiarità progettuali.

Segue, nel 1966-67, la villa Giampaoli in via Gaudenzi a Roma, pubblicata sulla rivista Ville e giardini del dicembre 1969. Del ‘69 è villa Grazzini in via Viggiano a Roma, caratterizzata dal grande tetto con travi in legno scuro che si adagiano sul terreno rialzato a fioriera del giardino, villa Marzoli e, un anno dopo, progettano la palazzina in via Molvemo a Roma.

È sempre del 1969 il loro primo incarico importante: la progettazione della Casa Generalizia delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio sulla via Aurelia a Roma. L’edificio si articola in un complesso con due patii che ricevono l’uno il gruppo delle suore, l’altro quello delle signore ospiti, indipendente, ma collegato. Immerso in un parco verde su una collina, è caratterizzato da volumi di mattoni pieni intervallati dalle aperture vetrate delle finestre con i balconi. La cappella, nell’interrato, guarda sul giardino con finestre vetrate colorate che creano un’atmosfera particolarmente raccolta. Allo stesso livello si trova il refettorio che si affaccia tra un patio ed il giardino, con varie uscite. Il complesso nell’insieme, con tanti volumi articolati e compatti, non esclude il ricordo delle mura romane antiche. Questo riferimento del nuovo con l’antico caratterizza il senso del progetto stesso. L’opera è pubblicata su Roma – Guida all’Architettura moderna 1909-2000.

La realizzazione della Casa Generalizia delle suore Minime, fa nascere l’attenzione dell’Opera Religiosa del Cenacolo che commissiona il progetto, non realizzato, di tre grandi complessi religiosi su un terreno in via Cassia al km 16, località la Storta.
Dal 1972 seguono altre ville padronali tra cui villa E. Giovanardi a Bolzano, villa Serafini a Civita Castellana (Viterbo) e villa R. Rasconi ad Ostia antica (Roma).

Nel frattempo la loro grande passione e interesse per l’Architettura li porta ad intraprendere, anche con altri architetti amici, numerosi viaggi per vedere le opere e conoscere di persona i Maestri che più li attraggono. “La curiosità intellettuale di entrambi li spinge, dapprima separatamente e poi assieme, a non accontentarsi di studiare le opere dei Maestri che hanno fatto la storia della cultura del Novecento, ma piuttosto a ricercare con loro il contatto personale per poter poi avere il privilegio dell’apprendimento diretto dei principi fondamentali delle loro esperienze. – A. Schiattarella”
E così, nel 1969 fanno visita ad Alvar Aalto, nella sua villa ad Helsinky, affascinati dal suo sobrio parlare e dalla sua splendida opera; e poi, insieme da Reima Pietilä. A Parigi incontrano Charlotte Perriand, giovane novantenne fautrice e complice con Le Coubusier della grande Storia dell’Architettura Europea. E ancora a Parigi incontrano Eilee Gray in tarda età, umile e grande nella preziosa opera che ha lasciato.

Negli anni ‘80 ha inizio la collaborazione con il fratello Enrico Giovanardi con il quale realizzano a Bolzano il complesso abitativo Mühlbau (1984) in via Cavour, in cui si prevede di non trascurare l’effetto cromatico delle tipiche costruzioni altoatesine dove il bianco dei muri contrasta con il colore scuro dei balconi e del tetto in legno. Sempre a Bolzano, è del 1985 la Banca d’Italia in via Orazio, con una volumetria in vetro e metallo brunito, su una base in muratura con lastre di pietra locale chiara.

L’amicizia con Carlo Scarpa diventerà fondamentale; l’opera di questo Maestro sarà un punto di riferimento non solo per la progettazione, ma anche per il modo di vivere l’Architettura. Scrive così nel 2006 un particolare libro, Carlo Scarpa e l’Acqua, pubblicato da Cicero Editore nel 2008, in cui tiene presente che l’acqua, come a Venezia, è indispensabile alla sua Architettura.

Numerose occasioni professionali li portano a viaggiare negli anni per tutto il territorio nazionale; negli anni ‘70 ad Alba Adriatica (Teramo), nel susseguirsi di impegni con imprenditori del luogo, progettano edifici per appartamenti e complessi residenziali. Negli anni ‘80 hanno l’occasione di lavorare nel palermitano, dove eseguono un vasto progetto planivolumetrico ad Altavilla Milicia (Palermo), progettandone anche l’albergo, e una ristrutturazione dell’Hotel “La Torre” a Mondello (Palermo).

E ancora nella zona di Ostia Antica, ove realizzano la villa doppia Guadagni e dell’Armi, villa Cucchiarelli, villa Buzzoni e la villa doppia Rasconi.

Nel corso degli anni realizzano, fino al minimo dettaglio e “… prestando sempre attenzione alla definizione di ogni singola componente dell’opera da realizzare – A. Schiattarella”, molta “Architettura degli interni”, come la amano definire, tra cui casa A. Berti e casa E. Rizzato a Venezia, e a Roma casa Bucchieri e casa-studio Giovanardi – Monti a via Margutta, ricordando sempre una frase di Frank Lloyd Wright che recita: “Lo spazio interno stesso è la realtà dell’edificio”.

Le parole di Amedeo Schiattarella descrivono e rilevano perfettamente le caratteristiche personali e professionali dei due architetti, che continuano, ancora oggi, il loro percorso senza poter far a meno l’uno dell’altra: “Renata Giovanardi ed Ercole Monti appartengono ad una generazione di architetti che ha costruito la propria esperienza professionale all’inizio degli anno ’60 e che ha profondamente creduto all’architettura come fattore di rinnovamento e di miglioramento della comunità …. Architettura, pittura, musica sviluppano filoni di ricerca linguistica intrecciati e difficilmente separabili. Questo mondo di contaminazioni intellettuali è quello in cui gli architetti Giovanardi e Monti si formano e che iniziano, da subito, a frequentare”.

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