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50 ANNI DI PROFESSIONE

Massimo Ferrando
Massimo Ferrando

Massimo Ferrando nasce a Roma il 7 ottobre 1929 e si laurea nella stessa città nel marzo 1957, iscrivendosi subito dopo all’Albo professionale.

Alla fine degli anni Cinquanta, si imbatte nelle prime esperienze di prefabbricazione introdotte nel mercato edilizio da aziende italiane, le quali, pur proponendo modelli di per sé validi, non sono ancora paragonabili al processo di industrializzazione allora in pieno svolgimento in altri paesi europei. Ad incoraggiare tante di tali iniziative è la Cassa per il Mezzogiorno, al fine di rispondere al massiccio fabbisogno di nuovi impianti edilizi e servizi sociali previsti dal Piano di ricostruzione.
Allo stesso tempo, però, negli stessi anni molte di quelle aziende propongono, pur senza perder d’occhio l’edilizia pubblica, una ampia gamma di ville e villette prefabbricate che possono essere installate presto e ovunque.
La scuola materna realizzata per appalto concorso a Giffoni Valle Piana (Salerno) nel 1961, insieme all’impresa G. Leonori, è il primo risultato di quest’esperienza, cui fa seguito un “catalogo” di soluzioni compatibili col sistema adottato, che diventa un vero e proprio percorso metodologico di progettazione. Per questa generazione di architetti, infatti, il “modulo” va sostituendo le usuali unità di misura e la concezione di qualsivoglia nuovo organismo è assoggettata ai parametri imposti dall’industria, tanto che nei nuovi cantieri – ha detto qualcuno non si dovrebbero più vedere calcinacci, ma solo scatoloni da imballo. Poi, come tutti sanno, il nuovo ed il tradizionale hanno trovato il modo di coesistere e ciò soprattutto in rapporto alla dimensione degli interventi ed alle economie realizzabili con un sistema piuttosto che con l’altro. Ma ormai il metodo di progettazione secondo una coordinazione modulare si è imposto.

Alla ricerca di nuove esperienze partecipa nel 1963 al concorso per la nuova Autostazione di Ancona, redigendo insieme agli architetti E. Milone, A. Vari e U. Sommaiuolo il progetto che ottiene il quarto premio. Partecipa poi anche al concorso per il quartiere PEEP di Napoli – Secondigliano, con il progetto redatto insieme agli architetti E. Milone e M. Festa (1965).
Egli non abbandona tuttavia le iniziali esperienze e approfondisce le proprie conoscenze sulle tipologie proposte dall’industria, anche perché è sempre più necessario contenere i costi di produzione e razionalizzare tutti i processi costruttivi. Nominato quindi coordinatore del settore progetti dell’INPS, introduce nella produzione edilizia di tale ente i nuovi criteri costruttivi e concorre all’elaborazione di tipologie edilizie più rispondenti ai modelli funzionali che l’ente stesso va modificando per soddisfare la crescente domanda dell’utenza. Con il sistema di prefabbricazione limitata al paramento esterno sono così realizzati i progetti per i nuovi uffici di Latina (1965), di Pescara (1970) e di Pinerolo (Torino) (1975), mentre successivamente, con l’adozione di sistemi di prefabbricazione a struttura portante in conglomerato cementizio, sono realizzati gli edifici di Pistoia (1980), Collegno (Torino) (1985) e Rimini (1992).

Nel decennio 1962-72 Ferrando rivolge la propria attenzione anche al design commerciale e, su incarico dell’ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero), cura il progetto e l’allestimento dei padiglioni italiani nelle fiere organizzate presso le città di Brno (Repubblica Ceca) e Naxxar (Malta) nel 1962; Utrecht (Olanda), Plovdiv (Bulgaria) e Lipsia (Germania) nel 1963; Tunisi (Tunisia) nel 1964; Nicosia (Cipro) e Friedrichshafen (Germania) nel 1965; Parigi (Francia) e Toronto (Canada) nel 1966; Vienna (Austria) nel 1967; Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) nel 1968; Bucarest (Romania) nel 1970.

Come associato al CNETO (Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera) si forma per operare nel campo della progettazione edilizia e dell’organizzazione sanitaria, proponendo modelli di pianificazione compatibili con i nuovi criteri di zonizzazione introdotti dalle USL, nonché compatibili con i tre livelli di struttura ospedaliera secondo cui dovrebbe dovuto essere attrezzato il territorio. Da quest’esperienza deriva l’ipotesi di piano sanitario per la Regione Sardegna redatto con Milone e presentato al Congresso di Cagliari nel 1970. La successiva adesione alla IFHE (Federazione Internazionale per l’Ingegneria Ospedaliera), promotrice di vari congressi e di cui è membro del Consiglio dal 1978 al 1980, stimola un ulteriore interesse per l’adozione di soluzioni innovative già sperimentate in altri paesi, mentre in Italia è l’epoca degli “ospedali incompiuti”, di quelle strutture isolate sorte in territori inidonei e rimaste inutilizzate, perché volute da una prodiga mano pubblica che conferisce incarichi e finanziamenti senza una preventiva valutazione della compatibilità con i piani sanitari che le amministrazioni regionali vanno elaborando. L’esigenza di una più razionale attrezzatura del territorio, sollecitata anche da una più incisiva politica sanitaria, lo induce dunque, nel campo della progettazione ospedaliera, a ricercare nuovi modelli, a rivolgere maggiore attenzione all’umanizzazione dell’ambiente ospedaliero, alla flessibilità dei reparti di cura, alla ricerca per l’economia dei percorsi, e ad abbandonare la tipologia dell’ospedale monoblocco in favore di quella detta “ospedale orizzontale”, che consente un’estrema semplificazione dei percorsi, una scarsissima dotazione di apparecchiature di elevazione ed in definitiva una sensibile economia di gestione.

In quest’ambito negli anni Settanta partecipa ai concorsi per l’ospedale ostetrico ginecologico di Foggia (1966), per l’Istituto provinciale Prima Infanzia di Taranto (1968) in collaborazione con Sommaiuolo e per l’Ospedale psichiatrico di Enna con l’ing. Giulio Rispoli (1970). Va inoltre segnalata l’esperienza svolta sempre in questi anni con il gruppo formato dagli architetti A. Bifulco, M. Festa, E. Masella, E. Milone, G. Rispoli, R. Ruggero e F. Zurli, con cui partecipa al concorso per il nuovo Ospedale Provinciale S. Carlo di Potenza (1967), che pur ottenendo il secondo premio riceve molti positivi apprezzamenti nelle pubblicazioni specialistiche.
Le esperienze acquisite trovano poi il meritato riconoscimento nel progetto vincitore del concorso per l’Ospedale zonale di Macomer (Nuoro) del 1975, progettato con Milone, opera realizzata e attualmente funzionante.

Del 1973 è la ristrutturazione e l’arredamento di un negozio in via Condotti a Roma. Dello stesso anno è il concorso per la nuova sistemazione dell’Università di Cagliari (con. E. Milone, G. Campus, ing. E. Di Martino), mentre del 1979 è la partecipazione al concorso per le energie alternative “Il sole e l’habitat” (con E. Milone e R. Ranieri), con un progetto che risulta segnalato.
Nel campo dell’edilizia residenziale, per conto della cooperativa “Dream house”, realizza nel 1975 un complesso di dieci villette bifamiliari a Formello (Roma) e, per conto della cooperativa “Marina prima”, un complesso di case a schiera a S. Marinella (Roma) nel 1980.
Completano l’attività in questo campo diverse unità residenziali realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta ad Anticoli Corrado (RM) nel 1965-80, a Marina Velca, frazione di Tarquinia (Viterbo) nel 1972- 78, a Fregene, frazione di Fiumicino (Roma), e a Riano (Roma), località Colle Romano, nel 1978.

Con l’ing. Di Martino partecipa nel 1985 al concorso “Una piazza per Cagliari” e annesso complesso per uffici del C.I.S. (Credito Industriale Sardo), concorso poi vinto da Renzo Piano. Infine, tra il 1989 ed 1991 partecipa, ancora insieme a Milone, alla progettazione dell’ampliamento dell’Ospedale Cannizzaro di Catania, premiato con l’aggiudicazione dei lavori, mentre negli anni tra il 1996 ed il 1999 collabora con l’arch. G. Righini e l’ing. G. Raimondi alla ristrutturazione e ampliamento dell’ospedale S. Paolo di Civitavecchia (Roma).




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