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50 ANNI DI PROFESSIONE

Sebasti Rinaldo
Sebasti Rinaldo
Sebasti Rinaldo

Rinaldo Sebasti nasce a Roma nel 1934 e qui si laurea nel 1964 alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia. Si iscrive all’Albo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia l’anno successivo con la matricola n. 1738.

I suoi interessi culturali e le relative attività professionali sono rivolti essenzialmente, attraverso la programmazione territoriale, alla compatibilità tra gli insediamenti umani e la tutela dei beni culturali e ambientali.

Durante gli studi universitari collabora con diversi Studi professionali, con la Confcommercio per l’arredamento dei negozi secondo i criteri propri della vendita visiva. Questa esperienza pluriennale gli procura una particolare preparazione sull’uso dei materiali e sullo studio dei dettagli tecnici. Quando, ancora studente, nel 1962 collabora presso lo Studio di Ludovico Quaroni, occupandosi del restauro di Palazzo Orsini al Teatro di Marcello di Roma, adegua le proprie conoscenze tecniche alle esigenze del restauro monumentale. Nello Studio Quaroni, inoltre, collabora nel 1964, al progetto del PdZ 167 n. 23 Casilino, che sembra riprendere il disegno della struttura del Teatro di Marcello. Negli anni successivi progetta, sempre con L. Quaroni e altri e su incarico diretto del Comune, la Zona O Anagnina.

Come architetto libero professionista, dal 1965 al 1968, con altri architetti, progetta numerosi insediamenti turistici a Fregene (Roma), occupandosi poi della direzione dei lavori.

Nel 1968 presso il Ministero LLPP e ai sensi della legge 507/68, è incaricato quale esperto con Vittorini, Salzano, Marcialis, Nucci, Nigro e altri, nel Servizio Studi e Programmazione per l’elaborazione di varie disposizioni di legge, incarico rinnovato annualmente fino al 1989.
Con riferimento al DM 1444/68, approfondisce i rapporti tra spazi pubblici e metri cubi edificabili e loro effetti sul territorio, e pubblica con altri lo Studio sulle entità delle aree sottoposte a vincoli espropriativi attraverso i Piani Regolatori Generali, nel quale si analizzano altresì gli effetti anche ai fini delle indennità di espropriazione.
Sullo stesso tema, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 5/80, che ripristina il valore commerciale come riferimento dell’indennità di espropriazione, partecipa con il CENSIS nel 1983 al Gruppo di Ricerca sull’entità delle aree da sottoporre a vincolo espropriativo della Pianificazione Territoriale. Tenuto conto della notevole espansione dell’attività edilizia, tra gli anni ‘60 e ‘70, e del conseguente fenomeno dell’abusivismo, con l’approvazione della Legge 765/67 si estende l’obbligo della formazione dei Piani Regolatori per i Comuni, e di conseguenza nasce l’esigenza di fissare definizioni e criteri unificati ed estesi a tutto il territorio nazionale. Partecipa pertanto a diversi gruppi di lavoro per la predisposizione del Titolo IV della Legge 457/78 e relative circolari illustrative per le definizioni degli interventi e le norme di raccordo con la “Carta del restauro” per i centri storici e della Legge 47/85 “Recupero e sanatoria delle opere abusive”. Con quest’ultima si introducono misure ritenute efficaci per arrestare il fenomeno dell’abusivismo, tra cui il condizionare il trasferimento degli immobili alla dotazione dell’atto abilitativo a costruire, quella del sequestro delle lottizzazioni abusive, del rafforzamento del controllo della vicenda edilizia da parte della Magistratura e dell’obbligo della citazione dell’atto abilitativo con la registrazione degli atti immobiliari rispettivamente alla Conservatoria e al Catasto.

A seguito dell’attività di consulenza e collaborazione in ambito normativo e quindi dell’emanazione di nuove misure sul controllo dell’attività edilizia, pubblica nel 1979 Controllo edilizio e lotta agli abusi, Edizioni delle Autonomie, che diviene anche un manuale pratico per la redazione degli atti amministrativi e nel 1980, con il magistrato A. Albamonte, Il controllo dell’attività edilizia, Edizioni delle Autonomie, nel quale è ampliata l’illustrazione delle disposizioni legislative con l’aggiunta di quelle penali curate dal magistrato stesso. Nello stesso periodo collabora, tra gli altri, con il Corriere della Sera (1980-83) e il Messaggero (1984-85) sempre sulle problematiche dell’abusivismo.

Sulle tematiche della compatibilità tra urbanistica e ambiente naturale, in rappresentanza del Ministero LLPP, partecipa come consulente, nel 1969-74 alla Commissione Conservazione Natura del CNR e alla Commissione di Studi per il Parco della Calabria per il Ministero dell’Agricoltura e Foreste. Partecipa nel 1970 quale membro della Commissione italiana di esperti al Convegno di Strasburgo sulla conservazione della natura e pubblica nel 1971 con L. Contoli e S. Palladino per il “Programma di ricerca territoriale sulle aree naturali da proteggere”, la Carta dei biotopi d’Italia, la Carta dei biotopi del Lazio e la Carta dei biotopi dell’Abruzzo, a cura del Ministero LLPP e CNR, Ed. Poligrafico dello Stato. Tali cartografie rappresentano un primo censimento delle aree nazionali meritevoli di protezione.

Per la Regione Lazio partecipa, per incarico con delibera GR 998/85, alle Commissioni per le proposte delle Leggi Regionali 76/85 sull’abusivismo e 36/87 sullo snellimento delle procedure. Queste due leggi nascono dall’esigenza di adeguare la LR 28/80 sull’abusivismo edilizio alla Legge nazionale.
Al Comune di Roma dal 1978 al 1982, con i Sindaci Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, si occupa della complessa gestione della Ripartizione XV – Edilizia privata, sottoposta ad inchiesta dalla Magistratura, contraria alle interpretazioni delle NTA del PRG, assunte nel tempo dagli Uffici comunali, con la conseguente disapprovazione degli atti abilitativi, gli avvisi di garanzia per i funzionari e il sequestro dei cantieri. Per l’incarico di consulente tecnico della XV Ripartizione si richiede il curriculum al Ministero dei LLPP con il quale già collabora dal 1968.

Come libero professionista dal 1976 al 2009 si occupa principalmente della redazione di Piani urbanistici.
Di particolare interesse sono gli incarichi per la redazione dei PRG del Comune di Ladispoli (Roma) e di Ardea (Roma) e del PP del centro storico di Carpineto Romano (Roma). Ladispoli è un Comune nel quale la diffusione della pesante edificabilità è stata determinata dall’anno di moratoria di cui all’art. 17 della Legge 765/67. Col PRG si adotta la “compensazione” estesa, e, tenuto conto del basso valore dell’indennità di esproprio rapportato all’epoca al valore agricolo medio (VAM), si raddoppia la dotazione di verde pubblico quale soluzione di tamponamento all’intensa invadenza diffusa del costruito.
Anche Ardea è un Comune il cui territorio risulta invaso da perimetrazioni ai sensi dell’art. 17 della Legge 765/67, con conseguente indiscriminata diffusione dell’edificabilità senza alcun disegno urbanistico. Col PRG, anche in questo caso si adotta la “compensazione estesa” con il raddoppio della dotazione del verde.
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale 5/80, che rapporta l’indennità di esproprio al valore commerciale, le due soluzioni adottate diventano impraticabili per incapacità dei Comuni di sopportare tale onere finanziario. Quindi, nel 1991 per Ladispoli e nel 1994 per Ardea, propone l’introduzione della “compensazione indiscriminata”, ossia il riconoscimento del diritto a edificare pari all’indennità di esproprio con l’obbligo della cessione del 50% delle aree per la dotazione degli spazi pubblici afferenti l’intera zona territoriale. Questo sistema meramente quantitativo, diffuso nel territorio a livello di variante generale, dovrà assumere poi, a livello attuativo, un disegno di dislocazione dei servizi nell’ambito di ogni singola zona territoriale omogenea, mediante piani attuativi che accorpano più ambiti, e contemporaneamente, mediante l’applicazione del comparto edificatorio, consentire l’equa ripartizione degli oneri e dei vantaggi.

Particolarmente stimolante ed interessante è l’incarico avuto dal Comune di Carpineto Romano sui monti Lepini, di redigere il Piano Particolareggiato del centro storico, in quanto questo è caratterizzato da un nucleo incastellato, progressivamente aggregato a partire dal 1200, il cui disegno e le cui aggregazioni sono le stesse che risultano dal Catasto Gregoriano del 1819. Il centro storico costituisce un prezioso esempio riportato nei testi sulle letture delle tipologie storiche a partire dall’edilizia di base. L’evoluzione delle tipologie parte da quella elementare della “casa e bottega”, per arrivare nel tempo a quella plurifamiliare. Obiettivo del PP è la tutela e la conservazione delle tipologie e delle loro aggregazioni.

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