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Articolo
18 Marzo 2022

Borromini, la tradizione dell’innovazione, “conoscere per immaginare il futuro” – di Luca Ribichini

Quello che mi ha sempre colpito, sia come architetto che come professore, è ricercare quel flebile e a volte invisibile filo di Arianna che lega un’architettura ad un’altra architettura. Mi spinge una profonda curiosità di conoscenza per provare ad individuare quali possono essere state le influenze, i condizionamenti che un edificio può aver contratto con un’ altro componimento architettonico.  A volte queste contaminazioni sono stimolate dalla visione di semplici disegni, a volte risulta dirompente la vista della reale costruzione. Ciò che rimane importante e che questo gioco di rimandi può coinvolgere edifici realizzati a distanza di diversi secoli e pur tuttavia mantenere quella capacità di “parlarsi” a dispetto del tempo.

Spesso i segni, le forme, i disegni sono, per certi versi, rivelatori di come alcune opere sono in diretta connessione con altre architetture precedentemente disegnate o realizzate.

Jorge Louis Borges parla spesso che i libri ci parlano di altri libri, cosi è anche nell’architettura: architetture che parlano di altre architetture, dove però a volte diventa complicato e difficile riuscire a individuare e discernere le diverse matrici, che tuttavia si mescolano e persistono avvolgendosi le une con le altre. Per usare una metafora è come se si fosse presenti in un gioco di specchi dove l’immagine iniziale si viene a modificare e si perde in nitidezza. Ma se si vuole cogliere questo aspetto di “passaggio” di segni è necessario un atteggiamento di ascolto e di osservazione proprio per poter individuare quelle affinità elettive che hanno contribuito, anche a distanza di tempo, a condizionare ed ispirare.

Correspondances

Queste “correspondances” appaiono di grande interesse, in quanto riferiscono il passaggio del testimone culturale tra generazione e generazione, e riprendendo a prestito nuovamente le parole Jorge Louis Borges, egli ci dice che  lo studio di queste contaminazioni  non sono semplici esercitazioni accademiche ma invece dice che: «Ricercare i precursori non significa compiere un miserabile lavoro di carattere giuridico o poliziesco; significa indagare i movimenti, i tentativi, le avventure, i barlumi e le premonizioni dello spirito umano»[1].

Per cui ricercare e trovare negli architetti del Novecento o in quelli contemporanei, le tracce delle generazioni passate può allargare la nostra capacità di comprensione e di conoscenza per provare a “capire meglio le cose” nella loro profonda complessità. 

Ed è esattamente quello che è tentato di fare in questo libro.

350 anni

L’occasione si è presentata in queste celebrazioni per i 350 anni dalla morte del Maestro ticinese, per ricordarlo degnamente sono state organizzate diverse manifestazioni: un convegno internazionale, un concorso fotografico, la presentazione di un libro, e un ciclo di conferenze con architetti contemporanei che hanno tentato di spiegare il complesso ed articolato legame che hanno avuto con Borromini.

Istituzioni

In questa ultima iniziativa, oltre al fatto di ricordare il cavaliere, si è visto un chiaro ed evidente segnale di come delle persone animate da uno spirito costruttivo e lavorando congiuntamente in armonia, possano creare cultura e fare degli eventi di interesse.

Il merito di questo clima va senz’altro ascritto alla Direttrice Margherita Guccione, che è riuscita ad unire il MAXXI, la presidenza della Facoltà di Architettura “Sapienza”, la Casa dell’Architettura e l’Ordine degli Architetti di Roma nella figura del presidente Flavio Mangione, avendo cura e attenzione di ciascuna istituzione, e riuscendo a ricreare quello spirito di coesione e di comunità, fondamentale per la riuscita di qualsiasi progetto;  e questo libro ne è la naturale prova e conclusione.

Ma grande merito spetta a Paolo Portoghesi, che ha sempre tenuto viva la memoria di Borromini, promuovendolo sempre, particolarmente in queste celebrazioni.  Ma va riconosciuto che il suo atteggiamento è sempre stato per recuperare la tradizione in un modo propositivo, ed attuale, probabilmente come lo intendeva Gustav Mahler, quando diceva che: «la tradizione non è adorare le ceneri, ma è la preservazione del fuoco».

Nella sua lezione, prima al Maxxi, e poi nella stesura del libro, Portoghesi ha cercato di individuare pazientemente tutta una serie di contaminazioni, richiami e riferimenti di architetti moderni e contemporanei che potrebbero aver contratto delle affinità nei confronti della tradizione del grande Borromini. E tutto ciò non per una semplice sterile tradizione ma per ribadire come un grande architetto possa parlare ancora a distanza di secoli e stimolare altre menti immaginifiche. 

Tradizione

Ma il concetto di passato di cui parliamo non riguarda la tradizione intesa come un mero insieme di usi e costumi sclerotizzati, ma come “trasmissione” di un vero e proprio patrimonio di immagini, disegni, simboli e metodologie che vengono consegnate alle nuove generazioni, e crediamo che solo attraverso una corretta lettura della tradizione che una comunità possa conservare la propria identità.

L’idea è sempre la stessa: studiare il passato per comprendere il senso e mutarlo nel presente e nel futuro. Questo è il modo di appartenere ed avere radici in una cultura in modo militante. Così ha fatto Borromini, credo, tenendo sempre un occhio al passato ma avendo una visione per il futuro. Scrive lui stesso che: «Chi segue altri non gli va mai innanzi. Ed io al certo non mi sarei posto a questa professione col fine d’esser solo copista».

In queste semplici parole possiamo trovare una chiave di lettura per spiegare il suo operato, conoscere il passato per capire come cambiarlo e migliorarlo, traccia di questo pensiero è infatti la presenza della sua grandissima biblioteca, che sta a testimoniare proprio questo, conoscere per immaginare il futuro. Ma come Picasso prima di trovare nuove vie di espressione e stravolgere i canoni prestabiliti (vedi il cubismo) era già un eccellente pittore che si esprimeva già con una pittura matura, cosi anche Borromini prima di stravolgere e modificare i canoni architettonici conosceva assai bene l’architettura passata, e soltanto un grande conoscitore del passato può permettersi il lusso di sorpassarlo e modificarlo.

[ Testo pubblicato nel libro“Attualità di Borromini. Una lezione di Paolo Portoghesi” / Architetti Roma edizioni e MAXXI, Roma 2021 ]

Luca Ribichini

Architetto, Professore Sapienza Università di Roma

Presidente Commissione Cultura Casa dell’Architettura di Roma


[1] Borges, J.L., Nove saggi danteschi, Milano, Adelphi, 2001, p. 64.

Cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, Roma

Nell’immagine di copertina: Ritratto di Francesco Borromini

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