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27 Aprile 2021

Paesaggio Bene Comune – di Flavio Trinca

In un periodo storico in cui il tema del Paesaggio – perlopiù nella sua accezione ecologica ed ambientale – ricorre sempre più spesso nel dibattito culturale (e non solo) e la cui presenza è sempre più pervasiva nella nostra quotidianità per la sua diffusione attraverso i media, è opportuno proporre alcuni spunti di riflessione sul significato del termine “Paesaggio” – del suo farsi tale – e sulle conseguenti implicazioni teoriche e fattuali per chi si occupa della progettazione e gestione dei territori.

Se è vero che il “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”[1], allora il riconoscersi in esso da parte delle popolazioni diventa uno degli elementi indispensabili per l’esistenza stessa del Paesaggio, che si configura quindi come fondamento dell’identità locale e delle decisioni condivise di piccole comunità, ma anche come consapevolezza di un destino comune a tutti gli abitanti della terra.

Il territorio europeo e, segnatamente, quello italiano, è caratterizzato dal susseguirsi, senza apparente soluzione di continuità, di paesaggi tra loro estremamente diversificati, frutto della millenaria interazione dell’uomo con l’ambiente che lo ospita.

In Italia la fortunata combinazione tra attività antropica – stratificatasi nel corso dei millenni – con le diverse peculiarità naturali ed ambientali della nostra penisola, ha dato luogo al concetto stesso di Paesaggio, almeno nella sua accezione più tradizionale.

Le comunità che si sono succedute nei nostri territori, con le loro specifiche culture ed esigenze, hanno contribuito alla costruzione dell’immaginario Paese Italia determinando, al contempo, i caratteri distintivi in cui le stesse comunità si sono identificate nel corso dei secoli ed in cui ancora oggi si riconoscono.

“ll senso condiviso del paesaggio è (…) da una parte fondamento dell’identità locale e delle decisioni comuni di piccole comunità, dall’altra fondamento della consapevolezza dei beni universali, dati dalla natura a tutti gli uomini della terra. Per rinforzare le pratiche democratiche le due dimensioni (locale e globale) devono essere integrate. Il paesaggio è terreno ideale di sperimentazione per potenziare sia l’efficienza della democrazia con l’abitudine alla decisione collettiva, sia la sua efficacia abituando a superare i contrasti tra comunità in vista della difesa di valori di tutti”.[2]

La gestione comune delle risorse, propria dei paesaggi storici, ci testimonia l’importanza e la centralità della componente progettuale: il moderno Progetto di Paesaggio deve farsi “strumento di rifondazione”, attraverso lo sviluppo di temi e l’acquisizione di tecniche di mediazione e facilitazione che portino al superamento di prassi operative e concettuali oggi non più idonee a rispondere alle esigenze della contemporaneità.

Per “curare” il nostro territorio occorre quindi in primo luogo riacquisire al Paesaggio quelle istanze di identità e coesione sociale che possono contribuire a ricostruirne la consapevolezza nelle comunità: dagli orti urbani alla gestione di uno spazio giochi nel giardino di quartiere, dal Giardino Planetario (Gilles Clement) alla “casa comune” dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, attraverso tutte quelle pratiche che guardano alla terra come ad un unico giardino, il cui giardiniere è l’intera umanità.

Flavio Trinca

Architetto

Componente CTF, Comitato Tecnico della Formazione Ordine Architetti P.P.C. di Roma e Provincia

Referente OAR, percorso formativo sul Paesaggio


[1]- Convenzione Europea del Paesaggio, Firenze 2000

[2]- P. Castelnovi, Landscape for Democracy, in Il Giornale delle Fondazioni, 2015

Nell’immagine di copertina tratta dal sito Artwort, il parco di Andrén Citroën a Parigi.

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