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01 Maggio 2021

Architettura e Sicurezza al tempo del COVID-19 – di Roberta Bocca

L’agire dell’architetto ha una valenza estetica ed etico-sociale.

La qualità di un’architettura è data proprio dal livello di fusione che questi due aspetti, il bello e la valenza etico-sociale del manufatto, riescono a raggiungere. Il concetto di “Sicurezza” trova una sua connotazione nelle diverse sfumature che possono realizzarsi all’interno della riflessione sulla coerenza etico-sociale della forma.

Una di queste sfumature è rappresentata dal momento della costruzione dell’opera architettonica, correlata alla gestione in sicurezza del cantiere, un’altra è quella relativa alla fruizione in sicurezza dei manufatti realizzati e riguarda la prevenzione degli incendi e delle conseguenze di disastri naturali quali terremoti,  frane,  inondazioni e alluvioni etc.

Infine, una completa e sicura fruibilità degli spazi, dei luoghi, indipendentemente dall’età o dalle limitazioni funzionali di ciascuno, ha come principale strumento la diffusione della cultura dell’accessibilità.

La valenza etico-sociale, oltreché estetica, dell’azione dell’Architetto nell’ambito della Sicurezza, intesa come concetto globale, acquista ancor più spessore nel momento di grave crisi che stiamo vivendo. Le limitazioni e prescrizioni, necessariamente imposte dalla pandemia in corso, sono regole di sicurezza che impattano sul nostro sistema di vita e lo condizionano; questo si avverte in tutti gli ambiti e tanto più in quelli in cui il perseguimento del maggior livello di sicurezza possibile è un tema essenziale e pre-pandemia.

Il primo di questi ambiti è il cantiere, in cui il “Lavorare in Sicurezza” è irrinunciabile presupposto, imposto a termini di legge ma ancor più da principi di etica, sociale e individuale.

A parte l’emergenza iniziale, che ha portato alla chiusura di quasi tutti i cantieri, nel tempo è maturata la consapevolezza che le problematiche connesse alla pandemia, fra cui in primo luogo la necessità del distanziamento interpersonale, impongono di rivedere le precedenti modalità organizzative di tutte le nostre attività, anche e soprattutto di quelle produttive e dunque anche la necessità di nuove modalità di organizzazione e gestione del cantiere, fondamentale settore di attività per l’Architetto. E così è stato fatto, elaborando protocolli e procedure organizzative ex-novo, con l’apporto di tutti i soggetti coinvolti: istituzioni, mondo delle imprese e del lavoro, tecnici operanti in cantiere, fra cui in primo piano i coordinatori della Sicurezza.

Oggi sono ancora in corso valutazioni sulle ricadute del rischio da contagio da Sars-COV-2 sui cantieri: cosa si è verificato a livello epidemiologico, come ha in effetti influito sulle attività che vi si svolgono, quale è stata l’efficacia delle misure adottate per fronteggiarlo e, infine, quale è stato l’impatto su imprese, lavoratori e coordinatori della Sicurezza.

Su queste tematiche l’OAR ha programmato e realizzato dei webinar per approfondire l’argomento.

Ma il discorso dell’impatto della nuova realtà che abbiamo sotto gli occhi, tocca anche tutti gli altri ambiti citati all’inizio, fra cui anche la fruizione in sicurezza dei manufatti realizzati, oltre agli aspetti direttamente legati alla sicurezza strutturale/antisismica e impiantistica.

L’esempio più semplice e immediato è costituito dalla necessità, per gli edifici di uso pubblico, di prevedere percorsi di entrata e di uscita differenziati e il distanziamento interpersonale nei luoghi di attesa e di somministrazione dei servizi. E non è forse la capacità di organizzare gli spazi in maniera funzionale, armonica ed esteticamente qualificata, una delle principali prerogative dell’Architetto, sia nel progettare ex-novo che nel riportare a nuova vita il costruito?

In tali contesti poi, l’attenzione progettuale ed esecutiva per consentire l’accessibilità e il comfort a tutti i soggetti, anche a quelli che incontrano maggior disagio, appare ancora più indispensabile.

Ma la prospettiva si può e si deve ampliare dal singolo edificio all’organizzazione delle nostre città; si pensi, per esempio, alle problematiche derivanti dall’antinomia fra il trasporto pubblico, così come oggi è organizzato, e la necessità del distanziamento interpersonale, per arrivare all’assetto territoriale nel suo complesso. A questo proposito si evidenzia la problematica della fragilità idrogeologica del nostro territorio, con gli eventi disastrosi che comporta, sempre più frequentemente anche a causa dei cambiamenti climatici in corso. Sarebbe necessaria una vasta e diffusa opera di prevenzione e messa in Sicurezza, con il fondamentale apporto dei tecnici, fra cui gli esperti nel paesaggio.

In definitiva la pandemia in atto e gli scenari che lascia intravvedere – per quanto ancora non del tutto definiti – hanno reso ancora più evidente che il tema della Sicurezza è fondamentale e presente, nelle sue diverse sfumature, in tutti i settori della nostra vita e delle nostre attività. Lo era anche prima, ma è innegabile che le attuali, drammatiche circostanze abbiano avuto almeno il merito di risvegliare la consapevolezza di quanto sia importante perseguire la sicurezza in tutte le sue declinazioni.

All’Architetto tocca l’obbligo morale e sociale di essere pronto a svolgere al meglio il ruolo che in tale scenario, secondo i diversi ambiti cui si è accennato, gli compete.

Roberta Bocca

Architetto

Delegata Formazione Continua, Ordine Architetti P.P.C. di Roma e Provincia

Coordinatrice CTF, Comitato Tecnico Formazione OAR

Referente OAR, percorso formativo sulla Sicurezza e Accessibilità

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