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06 Agosto 2021

SCIENZA & PROGETTO – di Enrico Fattinnanzi

Riflettendo sulle molte esperienze professionali delle quali siamo venuti a conoscenza, si è radicata in noi la consapevolezza dell’esistenza di una significativa affinità tra i processi di indagine e conoscenza degli oggetti presenti di una realtà empirica – che preesistono cioè alle esperienze del soggetto – e quelli la cui esistenza è ipotetica, ma che aspirano ad essere costruiti e inseriti nel mondo fisicamente esperibile.

Sappiamo che in quelle scienze nelle quali maggiore è stato lo sviluppo (nella struttura della materia, la cosmologia, la biologia), il momento fondante è stata la formulazione di un’ipotesi teorica che poi, a volte dopo decenni, è stato possibile confermare attraverso rigorose verifiche, approfondimenti teorici e osservazioni empiriche. Operazioni tutte che, nei confronti dell’ipotesi iniziale, si sono poste sempre in un rapporto dialettico e a carattere circolare. 

Analogamente, all’inizio del processo nella ricerca progettuale si ha la proposta di un’ipotesi di struttura spaziale teorica (da F. Purini definita “idea generatrice”) che indica come, impiegando le risorse disponibili, si possano soddisfare quelle stesse esigenze che avevano generato l’attivazione dell’intervento da progettare. Così come accade nella ricerca scientifica, anche nella progettazione si parte inizialmente da una immagine confusa e disarticolata; poi, successivamente, sviluppando il processo, si definiscono via via gli aspetti ed i significati. Lo sviluppo di un progetto consiste allora in un processo attraverso il quale si perviene alla progressiva conoscenza di un oggetto o di un insieme di oggetti che la progettazione ci propone come possibili modifiche della realtà.  

Possiamo constatare che il fondamentale momento della formulazione di ipotesi teoriche, di fatto scaturisce dal mondo etico e ideale di un soggetto (non importa se individuale, collettivo, che assuma forme istituzionalizzate o informali) il cui universo culturale si colloca in una determinata società, storicamente e territorialmente definita. Accettando questa interpretazione, la legittimazione del suo processo formativo, di conseguenza, non può risiedere in una presunta oggettività, intesa come la negazione del ruolo determinante che in esso svolgono i giudizi di valore e gli aspetti intuitivi e soggettivi. Occorre invece accettare la loro inevitabilità, ricercando la loro esplicitazione e la oggettiva esposizione delle premesse e dei punti di vista soggettivi (lo smascheramento della soggettività). Solo successivamente – le fasi di sviluppo – potranno e dovranno essere valutati in termini di coerenza, conseguenzialità, rilevanza ed efficacia, in un confronto di condivisione interattivo, comune sia alle comunità scientifiche sia ai soggetti coinvolti nello sviluppo dei processi d’intervento sullo spazio fisico.

Naturalmente per il successo di un approccio progettuale di questo tipo, sarà indispensabile acquisire una capacità di regia che sia sorretta da adeguati apparati concettuali e metodologie operative. Quelle stesse che le esperienze del mondo scientifico ci mostrano come necessarie e che caratterizzano tutte le attività intellettuali per le quali il mondo contemporaneo esige la cooperazione sempre più estesa tra soggetti diversi e diversamente qualificati. Si ritiene quindi indispensabile che tutti questi soggetti operino adottando criteri condivisi, trasparenti, espliciti e controvertibili. Esercitando quindi le loro competenze specifiche, potranno contribuire alla individuazione, valutazione, selezione e scelta delle soluzioni alternative che determinano lo sviluppo di quel particolare processo decisionale che genera un qualsiasi tipo di progetto.

Nella fotografia di Giuseppe Felici: Palazzo dei Congressi, Roma, 1938-1954 | Adalberto Libera

Enrico Fattinnanzi

Architetto

Referente OAR, percorso formativo sulla Valutazione

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