Social

Qt Svg DocumentGenerated with QtLayer 1
Qt Svg DocumentGenerated with QtLayer 1

ATTIVITà DELL'ORDINE

Architettura
15 Settembre 2020

Ascoltando le voci degli iscritti OAR/4. Il nodo dei rapporti con la Pa, le opportunità della digitalizzazione

di Redazione OAR

Il rapporto con la pubblica amministrazione continua a rappresentare una delle criticità più avvertite dai progettisti romani nello svolgimento della loro attività lavorativa quotidiana. Mancanza di certezze, tempi di risposta troppo lunghi, scarse opportunità di dialogo con gli uffici pubblici: sono alcuni degli ostacoli più denunciati. Una situazione che – secondo molti professionisti – si è aggravata durante l’emergenza Covid19, nonostante i tentativi di spingere sulla digitalizzazione di servizi e procedure.

Quali possono essere, dunque, le soluzioni per il futuro? Come dovrebbe cambiare l’approccio della Pa? Che impatto possono avere, nel concreto, le tecnologie digitali? Sono alcune delle domande poste agli studi romani intervistati per raccontare, nell’ambito del ciclo «Ascoltando le voci dei professionisti iscritti OAR» – qui i primi tre articoli: LINK1, LINK2, LINK3 – temi chiave per lo svolgimento dell’attività, guardando alla possibile ripresa post Covid19 e alle prospettive future per la professione, dando voce agli architetti iscritti all’OAR.

È aperto, inoltre, il questionario online – in forma anonima – diffuso tra gli iscritti attraverso la newsletter e i profili social dell’Ordine, con domande sui diversi aspetti della vita lavorativa: una iniziativa per raccontare la realtà professionale romana attraverso i riscontri degli iscritti.

Partecipa al questionario: LINK

A seguire i contributi dei tre studi romani intervistati sui temi rapporti con la Pa e digitalizzazione, accompagnati da immagini di opere progettate o realizzate dagli stessi studi nell’ultimo biennio.

nextarchitetti: Accelerare le pratiche digitali e ridurre gli adempimenti

Il lockdown – osservano Giulio Forte e Andrea Sciolari, titolari di nextarchitetti – «avrebbe dovuto essere l’occasione per capire quanto la digitalizzazione, anche nei rapporti con la pubblica amministrazione, sia fondamentale per una professione in cui ormai si passa più tempo a risolvere questioni di tipo burocratico/amministrativo che tecnico/progettuali. La fase di chiusura, infatti, ha imposto ulteriori restrizioni agli accessi agli atti e presso gli uffici tecnici: pertanto, i già non semplici rapporti con la Pa sono inevitabilmente peggiorati.

A Roma, continuano i progettisti – «la nostra professione punta molto sulla ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. Norme spesso non chiare, tra loro contrastanti o risalenti a quasi un secolo fa, tuttavia, rendono di fatto complicata la pratica quotidiana. In questo senso, la presentazione della Cila in via telematica tramite il Suet e l’accesso da remoto all’Archivio Progetti sono solo primi passi verso la semplificazione. Alla digitalizzazione delle domande per ottenere i permessi edilizi è corrisposto, infatti, un continuo aumento del numero di documenti e dichiarazioni da allegare che finiscono per aumentare tempi e costi. Soprattutto nel caso di interventi semplici come le ristrutturazioni interne di appartamenti, gli adempimenti andrebbero ridotti all’osso e aumentate le pene per chi non li osserva». Il problema, secondo i due architetti, è che «vengono richieste al committente, anche nel caso di piccoli lavori, procedure complesse che il 99% degli utenti non è in grado di fare autonomamente» e che – dunque – ricadono sul professionista, «con enorme perdita di tempo, cui non corrisponde quasi mai un relativo aumento di onorario». La tariffa professionale, in questo senso, «aveva l’intento di tutelare questo aspetto e se non si intende reintrodurla andrebbe trovato un altro strumento in grado di farlo, altrimenti la qualità dell’architettura nel nostro paese continuerà a ricevere dalle istituzioni una forte spinta verso il basso anziché uno stimolo a crescere di livello».

Durante il lockdown, nextarchitetti ha fatto ampio utilizzo delle piattaforme di videoconferenza, riuscendo a partecipare a un concorso di progettazione, per cui era stato selezionato, per un nuovo complesso parrocchiale a Simeri Mare (CZ).

SSKstudio: Accesso agli atti, coinvolgere i professionisti

A cogliere un trend positivo nel processo di semplificazione nei rapporti tra progettisti e Pa – anche grazie alla digitalizzazione – è Simona Kemenater, titolare di SSKstudio – Architettura probiotica. «La pubblica amministrazione romana – afferma – sta, a mio parere, compiendo passi importanti per  digitalizzare molte procedure. Cila e Cil online hanno ormai da qualche anno semplificato la compilazione e presentazione delle pratiche amministrative con evidenti vantaggi sia nell’iter procedurale, unificato per tutti i Municipi, che per la gestione della trasparenza. L’auspicio è che l’avvio della Scia online vada a completare questo processo. Spero che venga attivata anche la Conferenza di servizi, istituita con la legge 241/90 ma di fatto mai applicata, se non per brevi periodi e solo in alcuni Municipi della Capitale.

Per quanto riguarda le banche dati, prosegue la progettista, «c’è ancora molto da fare: potrebbe essere risolutivo coinvolgere direttamente i professionisti, rendendo obbligatoria la condivisione della documentazione oggetto di accesso agli atti che consentirebbe un’acquisizione rapida, economica e senza aggravio di spesa e di tempo sia per l’amministrazione che per il tecnico». 

L’emergenza Covid19, osserva Kemenater, «ha visto, da una parte, un rallentamento di tutte le attività amministrative che tuttora procedono parzialmente in modalità smart working, di contro ho notato una maggiore collaboratività da parte del personale addetto con comunicazioni anche telefoniche per la soluzione rapida di problematiche procedurali. Per il futuro guardiamo alle realtà europee in cui le procedure amministrative sono più semplici, anche grazie ad un apparato legislativo più snello.

La logistica del mio studio, collegato alla residenza, ha quasi annullato le difficoltà del lockdown e non mi ha impedito la prosecuzione dell’attività che, anzi, è stata alternata a tempi dedicati ad approfondimenti e studi, generalmente impossibili a causa dei ritmi frenetici. La concentrazione sull’essenza del progetto ha consentito una maggiore sintesi, anche nei rapporti con i clienti. Non vorrei essere fraintesa – conclude tuttavia l’architetto -: il contatto diretto con il cliente è e deve tornare ad essere essenziale per lo sviluppo del progetto, ma la ridefinizione dei confini dell’attività professionale è un nuovo obiettivo a cui ritengo che tutti noi progettisti dobbiamo puntare».

Tra i lavori realizzati dallo studio il progetto di riqualificazione tecnologica e funzionale, mediante l’uso di materiali ecocompatibili, di un lavatoio condominiale dismesso trasformato in sala Hi-Fi/Home Theatre

anomiastudio: Tagliare i tempi della burocrazia

Il cambiamento dei rapporti con la Pa nella fase di emergenza è stato un passaggio obbligato: gli uffici hanno chiuso e l’attività professionale si è drasticamente ridotta, «purtroppo, però – afferma Tiziano Testa, uno dei tre soci di anomiastudio, realtà attiva soprattutto nella progettazione residenziale, nuova costruzione, ristrutturazione di interni e pratiche in ambito paesaggistico (nella gallery alcuni esempi di interventi realizzati) – quando le attività lavorative sono riprese, la Pa ha continuato a chiudersi. E – anche se è stata data possibilità di fissare appuntamenti – è diventato tutto più complicato. Non solo per confrontarsi con Roma Capitale, ma anche con amministrazioni più piccole. Difficoltà di contatto e comunicazione con gli istruttori, un percorso a ostacoli per chiudere le pratiche. E anche quello che avrebbe dovuto essere fatto in digitale non sempre ha funzionato. Per ottenere una risposta via Pec, ad esempio, sono passati anche più di dodici giorni: e senza un numero di protocollo non si hanno certezze per procedere con il lavoro». La digitalizzazione al momento, può aiutare – ritiene l’architetto – «soprattutto a produrre meno documentazione cartacea. Ma quello che c’è davvero da semplificare, riguarda sopratutto la lunghezza dei tempi burocratici».

Il vero problema, prosegue Testa, «sono le procedure. Già il Dl semplificazione, ad esempio, è intervenuto sulla formazione del silenzio assenso in ambito edilizio: in realtà, però, è difficile far valere un titolo così formato, a partire dalla possibilità di sbloccare la concessione dei mutui da parte delle banche. Oppure, ancora, l’autorizzazione paesaggistica: su questo lo sportello unico edilizia sarebbe vantaggio, ma occorre fissare un tempo massimo».

Sul fronte dell’impatto interno allo studio di un maggiore ricorso – sulla spinta della fase emergenziale – agli strumenti digitali, «eravamo già in parte strutturati prima del lockdown. – dice l’architetto -: abbiamo tuttavia cercato di migliorare i servizi in chiave digitale, sia in sede che per lo smart working. Per quanto riguarda i rapporti con la clientela, tuttavia, riteniamo che il rapporto diretto con il committente resti fondamentale, dalla presentazione del progetto all’illustrazione dei compensi richiesti. Certamente, in ogni caso, abbiamo iniziato a contemplare la possibilità di svolgere una parte del lavoro anche da casa».

(FN)

di
PHOTOGALLERY

TAG

POLITICA

DELL'ORDINE

NEWS

DELL'ORDINE